Corriere della Sera, 17 agosto 2026
In Versilia con Daniela Santanchè (che vorrebbe Barbara Berlusconi sindaca di Milano)
Marina di Pietrasanta (Lucca) Le manca il potere da ministra? «Zero. Ho attuato tutto il programma sul turismo. E oggi sono contenta di quello che sto facendo qui». Sono passati cinque mesi da quando Daniela Santanchè, su pressione della premier Giorgia Meloni, ha dovuto lasciare il governo. Al Tala Beach, il bagno inaugurato con il compagno Dimitri Kunz dopo l’addio all’amato Twiga con Flavio Briatore, la «Santa» sembra fluttuare da un tavolo all’altro. È l’ora di cena. In tanti le reclamano un selfie: «Dani vieni qui!». Lei gongola, si vede. Mentre i clienti cantano a squarciagola Maracaibo. Sui tavoli: orate al sale, mega catalane di scampi e magnum di champagne. Abito floreale verde, bandana en pendant, l’ex ministra appare spavalda come sempre. Accetta di rispondere a tutte le domande del Corriere: dalla perdita del potere, alla sua nuova vita da «bagnina di lusso». La «Pitonessa», soprannome che le affibbiò Giuliano Ferrara, non batte ciglio nemmeno quando viene incalzata sulle complicate vicende giudiziarie che le sono costate la poltrona.
Senatrice, a che ora arriva in spiaggia?
«Io qui lavoro, e tanto. Arrivo alle 8.30 in bici, per la prima riunione organizzativa, e torno a casa alle 2.30. Abbiamo circa 80 dipendenti, tanti ragazzi molto volenterosi».
Le malelingue, qui in Versilia, dicono che non starebbe andando alla grande…
«Pura invidia. Abbiamo 44 tra tende e ombrelloni. In questi giorni di Ferragosto siamo sold out».
Una giornata sotto una tenda?
«Cinquecento euro».
Qui cosa fa esattamente?
«Di tutto. Dimitri è più bravo nell’organizzazione, nella cucina e nella gestione del personale. Ma ci becchettiamo di continuo».
E chi vince?
«Nessuno dei due. Ma le cose migliori nascono proprio dallo scontro tra me e Dimitri».
Il suo piatto preferito?
«Spaghetti con le arselle. E un bicchiere di vino. Bevo poco».
Ma adesso è diventata una balneare? In Senato quando va?
«Ci vado sempre, perché è il mio dovere».
Giorgia Meloni l’ha sentita?
«A fine luglio. Ci scriviamo su WhatsApp, abbastanza spesso. Le voglio bene».
Questo governo sta per diventare il più longevo della Repubblica. Le scoccia non esserci?
«Il 4 settembre noi di FdI saremo tutti a Bari per festeggiare con la premier».
Ci sono racconti epici sulle sue partite a burraco, qui in Versilia.
«Proprio Giorgia mi ha insegnato a giocare a burraco internazionale... Vinco e perdo».
Nel suo partito, per via delle inchieste, c’era chi l’avrebbe voluta fuori dal governo anche prima. Lei si ricandiderà alle elezioni?
«Non lo so, vedremo».
A Milano che candidato vi servirebbe per vincere?
«Un politico o un civico forte».
Nomi?
«Candidati ce ne sono tanti: Giovanni Terzi, il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada e altri. Se invece fosse un politico, Maurizio Lupi sarebbe il migliore».
E Matteo Salvini?
«Ottimo anche lui…».
Ma…
«La verità è che io vedrei benissimo anche un Berlusconi... Anzi una: Barbara è una donna molto in gamba».
Lei è a processo per falso in bilancio nel caso Visibilia. A breve potrebbe arrivare il rinvio a giudizio per la presunta truffa all’Inps sulla cassa Covid. E rischia un terzo processo sui crac di Ki Group, Bioera e Umbria, dove le accuse comprendono bancarotta, falso in bilancio e truffa allo Stato.
«Mi sento con la coscienza a posto. E non ho paura, perché conosco benissimo tutte le operazioni che ho fatto da imprenditrice. Per Visibilia ne risponderò io, perché è il gruppo da me fondato. Le altre società sono invece di Canio Mazzaro, padre di mio figlio, e presto verrà fuori la mia estraneità».
È un fardello pesante da reggere.
«Le ripeto: sono molto serena. Vedrete che alla fine uscirò a testa alta da tutto questo. Mi spiace che molti politici non siano garantisti, sopratutto quelli che dicono che abbiamo la Costituzione più bella del mondo. E mi lasci dire che senza l’affetto di Dimitri, di mio figlio, di mio fratello e mia sorella sarebbe stata molto più dura».
Sicura-sicura che il potere non le manca?
«Non c’è bisogno di essere ministra per averlo».
(Ai tavoli sono tutti in piedi: «Su-di-noi, nemmeno-una-nuvolaaaa!»).