Corriere della Sera, 17 agosto 2026
Tutte le domande dei pm sulla versione di Ranucci
Roma «Tu hai un livello di rischio potenziale con gli odiatori che è molto alto! Ti assicuro che non sto esagerando, anzi. Questo rischio è imprevedibile e non gestibile se non con una barriera fisica fatta da uomini... Ti scongiuro, muoviti». Così ammoniva Valter Lavitola il 29 novembre scorso, aprendo gli occhi, a suo dire, al conduttore di Report Sigfrido Ranucci, scortato all’epoca da due agenti. In seguito alla detonazione del 16 ottobre, si era aperta l’indagine dei carabinieri, coordinati dal pm antimafia Carlo Villani. La vittima era stata ascoltata in Procura perché aiutasse a far luce sulle cause di quel blitz. Mille moventi, all’apparenza collegati ai servizi della trasmissione di approfondimento giornalistico, venivano analizzati senza troppi risultati. E sempre i magistrati ricorrevano al know how di Ranucci per indirizzare i propri sforzi. Inutilmente.
I rapporti tra i due
L’obiettivo
La Procura vuole appurare perché abbia tenuto fin qui per sé alcune circostanze
Il sentimento di amicizia nei confronti di Lavitola si è rivelato quasi un ostacolo sulla strada della verità. Il conduttore Rai ha mantenuto riserbo sui molti suggerimenti e argomenti dell’amico faccendiere. Può anche darsi che Ranucci, introdotto nei meccanismi dell’informazione, avesse deciso di segregare, per così dire, quel rapporto con un noto pregiudicato della Seconda Repubblica. Di non «valorizzarlo» pubblicamente. Ma perché tacere con i pm? Non è ancora fissata la data, ma è verosimile che a settembre per Ranucci, parte offesa, ci sarà una nuova audizione in Procura. La rilettura in chiave critica delle informazioni finora fornite (o no) dal conduttore è già iniziata. E quei dubbi gli saranno sottoposti.
La scelta
Quando fu ascoltato non menzionò mai
il faccendiere né le piste suggerite
Tavares
A cominciare dall’audizione dei primi di luglio di fronte ai pm, ai carabinieri del Nucleo investigativo e al procuratore capo Franco Lo Voi, avvenuta quando l’arresto degli esecutori materiali dell’attentato aveva impresso una svolta all’inchiesta. Persone che, per latitudine geografica e ambiente professionale, erano vicine a quel Gomes Clesio Tavares che il conduttore di Report aveva imparato a conoscere (tanto che scherza: «Potresti prestarmi Gomes»), erano finite dentro con accuse dettagliate. Eppure non una parola sull’ambiguo factotum in quell’occasione. Si disse (e lui confermò) che i magistrati lo avevano invitato a rileggere la propria vita personale alla luce dei nuovi risultati investigativi. Gli fu suggerito di aprirsi su episodi di vita, conoscenze, anche relazioni sentimentali. Ranucci proseguì nelle sue convinzioni. La camorra, le puntate di Report sui cantieri Vittoria. Mai una parola sulle piste suggerite da Lavitola, da Israele agli odiatori.
L’insistenza sulla scorta
Anche solo come dato di cronaca da riferire vi erano le conversazioni sugli hater con Lavitola. «Sono uno strumento molto più utilizzato di quello che tu credi. Si cercano persone psicolabili sui social, con una predisposizione, e si plagiano. Il capo scorta è una persona intelligente, di esperienza, oltre a esserti sinceramente affezionato. Per piacere, parla con lui. Mi dispiace dirtelo, ma se non lo fai troverò io la soluzione per farlo», proponeva il faccendiere a fine dicembre 2025. Ma silenzio anche su questo negli uffici della Procura. D’accordo, un ruolo dell’amico Lavitola nel blitz appariva inconcepibile, ma perché non offrire quei frammenti come spunto per le indagini? Il suo collaboratore, Daniele Autieri, si è dimostrato più perspicace al riguardo parlando dei «possibili depistaggi» di Lavitola ai pm nei giorni scorsi. Ma, forse, semplicemente, il faccendiere non era suo amico.