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 2026  agosto 17 Lunedì calendario

Roma Alessandro D’Amato, giornalista di Open, lei racconta della sua personale conoscenza di Valter Lavitola e dei suoi progetti politici su Ranucci

Roma Alessandro D’Amato, giornalista di Open, lei racconta della sua personale conoscenza di Valter Lavitola e dei suoi progetti politici su Ranucci. Come l’ha conosciuto?
«Lavitola mi ha contattato nel settembre 2023, voleva scrivere un libro su di lui, un’autobiografia, mi ingaggiò perché gli preparassi un database con tutto il materiale emerso su di lui, biografia politica, vicende processuali. Mi disse che lo faceva soprattutto per suo figlio Giuseppe, che aveva cominciato a muovere i primi passi in politica con FI. Voleva riabilitarsi agli occhi del figlio, perché non pensasse che suo padre fosse un delinquente. L’ho incontrato una quindicina di volte. Alla fine gli ho consegnato il materiale e mi ha pagato»
Dopo quel periodo non l’hai più frequentato?
«Non in maniera assidua. Ogni tanto capitava che andassi nel suo locale. Sapevo che era amico di Ranucci».
Poi c’è stato l’attentato. È andato da Lavitola?
«Sì. E gli ho chiesto: ne sai qualcosa? Lui ha risposto: “Non ne so nulla”, però ha cominciato a parlarmi dei progetti che aveva per Ranucci».
Di che cosa si trattava?
«Mi chiese di lavorare a una lista di indirizzi, una sorta di mailing list, che avrebbe dovuto servire a costruire l’embrione di una struttura politica che facesse capo a Ranucci. Mi disse che gli indirizzi me li avrebbe forniti una collaboratrice di Ranucci, non ricordo il nome. Assistetti a una telefonata tra Lavitola e questa persona. Io non ci ho mai parlato, ne ho sentito la voce mentre lui le spiegava come avrebbe dovuto essere fatta la lista, che poi avrebbe consegnato a me».
Era sicuro che fosse una collaboratrice di Ranucci?
«No, non la conosco. Ho ascoltato la telefonata, Lavitola mi disse che era una collaboratrice di Ranucci. Io l’ho ritenuto del tutto plausibile».
Lavitola le fece intendere che Ranucci fosse d’accordo con questo progetto politico?
«Non penso che gli avesse dato un vero e proprio via libera. Lavitola mi parlava del progetto, ma quelle che mi raccontava mi sembravano idee bislacche perché è uno che ha sempre un progetto nuovo e una quantità enorme di cose nella testa. Un giorno vuole una cosa, il giorno dopo ne ha pensata un’altra. Ma non mi ha mai detto che Ranucci fosse d’accordo».
Quando poi è venuto fuori il collegamento dell’inchiesta con Lavitola, è tornato da lui?
«Sono andato da Lavitola prima che il suo nome fosse collegato alla vicenda. Gli chiesi ancora: “Valterino, sai qualcosa di questa storia dell’attentato?”. Lui rispose: no, figurati. Ma abbassò gli occhi e questa sua reazione mi sembrò strana».
Perché Ranucci continuava ad ascoltarlo?
«Credo che Lavitola gli abbia solleticato l’ego. Penso che Ranucci magari gli rispondesse: “Sì, vabbè, ma dai, non scherzare”. Però intanto lo ascoltava».