Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  agosto 17 Lunedì calendario

La vera storia di Ceuta

Qui si parla di boe – sì, quelle che galleggiano in mare – di guardie costiere che scompaiono, che strano, prima c’erano ora non ci sono più, di bambini, di re, di spie. Di strani dispacci mai arrivati dove dovevano, di bugie di Stato, bugie dei social, di foreste che bruciano e del Papa. Si parla di fuoco di mare di terra e di persone in pericolo: decine di migliaia ma in fondo tutti, perché tutti lo siamo.
Come facciano a stare insieme nella stessa storia la terra che brucia, i migranti, le politiche Maga di Trump, la miopia balbuziente di certi governi tra cui il nostro, la chiaroveggenza del Papa e, appunto, le boe è facile: stanno insieme nella realtà. Proprio nella cronaca dei giorni e se avete pazienza la ripercorriamo insieme, questa cronaca. Serve un po’ di attenzione ma ne vale la pena. Qualcosa in più si capisce, del caso Ceuta, stando ai fatti.

Ceuta, 16 agosto: la protesta dei migranti
Ceuta, 16 agosto: la protesta dei migranti (reuters)
Tutto inizia l’8 di luglio, quando una sentenza del Tribunale supremo spagnolo dà ragione a un cittadino algerino arrivato a nuoto a Ceuta, che insieme a Melilla è una exclave di Spagna in Marocco: due città geograficamente in Marocco ma politicamente spagnole. È una vicenda di colonialismo storico, di guerre e di trattati del Seicento, ne parliamo un’altra volta. Insomma questo cittadino algerino per due anni chiede che sia riconosciuto il suo diritto a restare e l’8 luglio vince.
La sentenza si fonda sulla differenza fra respingimento e rimpatrio. La legge spagnola dice infatti che è possibile respingere fisicamente alle frontiere le persone, ma non è possibile rimpatriare chi non ha violato un confine fisico. Cioè: per mandare indietro qualcuno bisogna che abbia superato un ostacolo ma in mare non ci sono ostacoli. Diverso sarebbe, dice la sentenza, se in mare ci fossero «elementi di contenzione». E quali elementi di contenzione ci possono essere, in mare?
Il giorno dopo, 9 luglio, un importante consesso di intelligenze al servizio delle istituzioni trova una risposta: le boe. Bisogna mettere un confine di boe. Subito però. Certo, subito: il 1 agosto. Nelle reti sociali parte un tam tam, lato Marocco, che avvisa: occhio, si può entrare in Spagna a nuoto ma bisogna fare presto, entro il 1 agosto.
Qualcuno ha diretto e orchestrato la diffusione di questa notizia? Per esempio il governo del Marocco alleato a quello di Trump e ostile a quello spagnolo? È altamente probabile, è oggetto di un’informativa dei servizi segreti spagnoli che, come vedrete, si perderà.
Dati. Nei primi quindici giorni di luglio entrano a Ceuta via mare 244 persone. Entro il 28 luglio sono 1.009, la metà circa minori. Il 30 luglio arrivano in ottantamila.
Intanto la Spagna brucia. Incendi devastano le aree interne, fra Madrid e Avila. Il 23 luglio il governo dichiara l’emergenza nazionale. Evacuazioni, confinamenti preventivi di paesi, chiusura di strade. Caos. Rivolte. Mobilitazione suprema delle forze di sicurezza e di polizia: il pericolo è il fuoco. Doloso? In parte certamente sì ma i 48 gradi all’ombra fanno la loro parte. Emergenza climatica e racket, un’alleanza insperata.
Il 24 luglio i servizi segreti redigono un documento in cui si parla di movimenti sospetti alla frontiera di Ceuta: una possibile grancassa, successiva alla sentenza di cui sopra, probabilmente favorita dal governo del Marocco. A chi arrivi, questa informativa, non è tuttora chiaro. Il ministro dell’Interno dirà di non averla mai avuta. Forse è rimasta sul tavolo della Difesa. Non si sa. Si perde. Il 27 luglio, lato Marocco, il lungomare di Castillejos brulica di adolescenti convocati in rete: «Le frontiere sono aperte», dicono i social. «Non è un fenomeno spontaneo», avvisava l’informativa dei servizi, quella che si è persa.
Il 30 luglio, in piena emergenza incendi, il ministro dell’Interno spagnolo è atteso a Madrid, all’ambasciata di Marocco dove si celebra il Giorno del Trono, festa nazionale. Per coincidenza, diciamo, è proprio questo il giorno in cui qualcuno dà il via a chi aspettava di buttarsi in acqua. Ottantamila persone entrano a Ceuta.
I video mostrano come non ci siano agenti marocchini sul lato, diciamo così, partenze. C’erano, fino a ieri, a presidiare il lungomare, ma sono scomparsi. A fine giornata il ministro di Difesa spagnolo invia rinforzi militari. È tardi. Sono tutti entrati, molti sono morti.
I minori sono a rischio. Stupri, rapimenti a scopo di prostituzione. La tv intervista una cittadina di Ceuta che ha preso in casa tre ragazzine. «Sono bambine – dice – sono sole. Hanno l’età delle mie figlie. Cosa dovevo fare? Lasciarle di notte per strada?».
Il Papa prepara il suo discorso della vigilia di Ferragosto: «Il grido dei minori sfollati sale oggi a Dio. Non possiamo restare indifferenti, né abituarci a tanta sofferenza. Ogni anno milioni di bambini e adolescenti sono costretti ad abbandonare la propria terra a causa di guerre, povertà, violenze, disastri ambientali e altre tragedie e purtroppo il loro numero continua ad aumentare. Le responsabilità economiche, politiche e militari di questo disastro sono immani». Il Papa, che ha appena pubblicato la sua enciclica sull’intelligenza artificiale, sulle insidie che si nascondono nelle reti. IA, Internet e migranti. Di questo parla il Papa. Magari qualcosa intravede.
Giorgia Meloni annuncia che chiuderà le frontiere con la Spagna, sospende gli accordi di Schengen. L’Italia non confina, evidentemente, con la Spagna. Il solo risultato della propaganda sono disagi enormi per i turisti, d’agosto: nei due sensi perché Pedro Sánchez restituisce la cortesia. Aerei e soldi persi, accampamenti negli scali.
Dati. L’agenzia europea Frontex indica come nel primo semestre di quest’anno gli ingressi di immigrati irregolari dall’Italia siano stati 14.340. 11.574 dalla Spagna. L’anno scorso, 2025, in Italia sono entrati 66.328 irregolari, in Spagna 36.683. La metà.
Sánchez è sotto assedio dentro e fuori dal paese. Le destre gongolano. Dal documento dei ventidue, in Europa, che hanno firmato per escludere la Spagna da Schengen si sono smarcati Irlanda, Lussemburgo, Portogallo e Francia. «È una manovra strumentale contro il governo spagnolo», ha denunciato Macron. Il Marocco fa il suo gioco. Ha la protezione di Trump, ha aderito agli accordi di Abramo con Israele. Nel mondo Maga c’è chi rivendica il ritorno di Ceuta e Melilla al Marocco, il re è naturalmente favorevole. Delle boe, a questo punto, nessuno parla più. Un tema minore.