il Fatto Quotidiano, 10 agosto 2026
Arriva Ferragosto e si comincia a parlare di tassare le banche per finanziare la manovra
Ormai è una sorta di tradizione per il governo Meloni: arriva Ferragosto e si comincia a parlare di tassare le banche per finanziare la manovra. Dettagli, per ora, non ce ne sono, ma a livello politico Giorgia Meloni ha già parlato dell’argomento mercoledì scorso nella sua casa del Torrino, a Roma, coi vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani: per l’ultimo Bilancio, quello che condurrà la destra alle Politiche 2027, servirà il contributo degli odiati banchieri. Non è un caso che venerdì sera, fuori da un locale di Cala Gavetta, a La Maddalena, la premier si vantasse della cosa anche chiacchierando con un ristoratore: “Abbiamo tassato le banche…”. L’argomento piace all’elettorato di Meloni e in un anno in cui si vota non è cosa che si possa sottovalutare.
Finora, comunque, Meloni non ha voluto esporsi pubblicamente e ha anzi chiesto ai suoi vice di non fare “sparate” sulla manovra, specie dal lato delle spese, Salvini invece – che cavalca la tassa sulle banche da settimane e ha già provato a proporla come copertura per gli sconti sulle accise dei carburanti – ieri ha buttato lì persino una proposta: “Se noi chiediamo, e come Lega lo chiederemo, un contributo triennale alle prime dieci banche italiane, su un utile di 30 miliardi, ti accontenti di un 5% l’anno”.
Era inevitabile che si tornasse a parlarne visti gli spazi risicati per la prossima legge di Bilancio e l’ennesima semestrale record appena comunicata al mercato dagli istituti di credito: i primi cinque gruppi italiani hanno registrato utili netti per oltre 15 miliardi in sei mesi, quasi 12 le sole Unicredit e Intesa, coi primi dieci si arriva in zona 20 miliardi, a non contare le assicurazioni (2,5 miliardi gli utili semestrali di Generali, 1,2 quelli di Poste Vita, un miliardo quelli di Unipol).
Per capirci sulle dimensioni della cosa: le banche italiane (tutte) hanno fatto utili netti per 40,6 miliardi di euro nel 2023, 46,5 miliardi nel 2024 e 47,5 miliardi nel 2025. Quest’anno andrà anche meglio: nel 2019 l’utile totale del settore era 15,1 miliardi. A fronte di questo fiume di soldi, i risultati ottenuti dal governo che ha “tassato le banche” sono stati modesti: il 2023 finì con l’imbarazzante tassa volontaria che non pagò nessuno, nel 2024 una specie di prestito biennale (più tasse che vengono poi recuperate negli anni successivi) e 700 milioni di incasso reale, l’anno scorso qualche soldo vero da banche e assicurazioni, circa 4 miliardi, più una cifra maggiore col solito anticipo delle tasse, che andrà restituito negli anni a venire. Proiettandola, a spanne, sui bilanci delle prime dieci banche italiane, l’idea di Salvini produrrebbe gettito per circa 2 miliardi l’anno per tre anni, non proprio un salasso.
Quindi si procede col “contributo”? Prima andrà risolto il problema di Forza Italia. Il segretario Antonio Tajani è da sempre contrario: fonti parlamentari azzurre spiegano che non accetterà un nuovo “balzello”, ma potrebbe alla fine acconsentire se venisse presentata, come nel 2025, come una sorta di contributo volontario. Anche perché Tajani punta a portare a casa almeno due delle proposte economiche che lancerà in una kermesse di partito a Milano dall’8 al 10 ottobre: detassazione delle tredicesime, abolizione del bollo auto e nuovo taglio dell’Irpef. Tutta roba che costa.
L’ostacolo vero, insomma, rischia di essere Marina Berlusconi, ormai vera guida dei berlusconiani, gruppi parlamentari compresi. Ad Arcore sono contrarissimi a nuove tasse sulle banche, tanto più che nelle prime dieci banche italiane c’è anche Mediolanum (700 milioni di utile netto nel primo semestre), di cui i Berlusconi possiedono il 30%: i dividendi di quella quota da qualche anno sono la maggior parte dei profitti incassati dalla holding di famiglia.
“Ho grandi perplessità sia sul metodo che sul merito”, disse tre anni fa la primogenita di B. Non è un caso che, come ha anticipato l’AdnKronos, a fine mese, dopo le vacanze estive, sia previsto che Tajani veda Marina a Milano o nella sua casa in Provenza. Si parlerà del futuro del partito e della legge di Bilancio. E chissà che Tajani non inizi a fare un tentativo di moral suasion anche sull’imposta sugli istituti bancari.