il Fatto Quotidiano, 10 agosto 2026
Bloy e le “carogne” che si cibano del dolore dei poveri
Léon Bloy fu il primo scrittore citato da Francesco, all’indomani della sua elezione a papa nel marzo del ’13. A proposito del demonio. Scandì l’argentino venuto dalla fine del mondo: “Chi non prega il Signore prega il diavolo”. Una frase radicale, senza terze vie che il Vangelo peraltro non ammette mai. Una frase tipica dell’estremismo dell’Assoluto di Bloy, che proprio per questo ai gesuiti, Francesco a parte, non è mai piaciuto.
Incasellato a destra in quanto controrivoluzionario, con forti influenze su giganti come Céline e Borges, la feroce teologia dolorista del francese Bloy (1846-1917) è sconveniente per tutti, anche per l’antigiudaismo, laddove gli ebrei sconteranno per sempre il deicidio. Per lui la ricerca dell’Assoluto è una violenza talvolta mistica che prende forma nelle sue opere e si scaglia contro il benessere borghese e la pretesa dei ricchi di essere comodamente cattolici. Violenza ribadita anche nell’invettiva a mo’ di pamphlet nel volumetto Il secolo delle carogne, pubblicato recentemente da Nino Aragno editore con uno scritto di Remy de Gourmont (1858-1915) e la postfazione di Alessandro Settimo, che ha curato il libro.
Bloy viveva da povero. Un pauperismo della sofferenza legato al Sangue e alla Croce di Cristo. Scrive: “Il ricco è un bruto inesorabile che siamo costretti a fermare con una falce o una raffica di mitraglia nella pancia”. Come è possibile che i ricchi comprendano tutto il dolore del Sangue di Cristo, che alla fine bagnò la Croce? Continua Bloy: “È intollerabile, per la ragione, che un uomo nasca imbottito di beni e un altro nasca nella più fetida fogna. Il Verbo di Dio è venuto in una stalla, in odio al Mondo, i fanciulli lo sanno, e tutti i sofismi demoniaci nulla cambieranno di quel mistero per cui la gioia del ricco ha come SOSTANZA il Dolore del povero. Quando non si comprende questo, si è stupidi da qui all’eternità. – Da qui all’eternità”.
Ed è nel passaggio successivo che ai arriva alla sintesi del titolo: “Ah, se i ricchi moderni fossero autentici pagani, idolatri dichiarati, nulla avremmo da ridere. (…). Ma vogliono ciononostante essere cattolici, e cattolici di tale fatta. Pretendono di celare i loro idoli persino nelle adorabili Piaghe. Non dovrei forse apostrofarli come carogne?”. La fede di Bloy è consapevole di essere minoranza ed è puntellata da un’aura misticheggiante che conduce alle apparizioni mariane di La Salette, sulle Alpi francesi, nel 1846, l’anno di nascita dello scrittore.
Nel suo cristianesimo spietato e anti-borghese, Bloy detestava i preti, “venditori di contromarche celesti”, e “il meretricio della pietà”. Annota Remy de Gourmont: “Il genio di Bloy non è né religioso, né filosofico, né umano, né mistico; il genio di Bloy è teologico e rabelesiano. (…) I suoi libri sono scolastici e giganteschi, eucaristici e scatologici, idillici e blasfemi. Nessun cristiano può accettarli, ma nessun ateo può compiacersene”. Una solitudine unica. Anzi Assoluta.