il Fatto Quotidiano, 7 agosto 2026
Il Board of Peace firma il primo progetto a Gaza: una base militare
I lBoard of Peace firma il suo primo contratto per Gaza. Una mossa che restituisce il senso di u n’istituzione che non è ferma, e un progetto, quello della seconda fase con il nuovo governo e la ricostruzione della Striscia, che avanza. C’è un problema, però. Il primo contratto è per una base militare, ha rivelato ieri il G uardian. Un avamposto da 150 posti, con altrettanti container in una zona a sud di Rafah controllata dall’Idf (che occupa attualmente quasi il 70% della Striscia). Il progetto, di cui il Fa t t o ha già dato conto, è quello della “zona sperimentale” che Israele ha concesso ai suoi interlocutori internazionale di realizzare dentro Gaza, senza accettare alcun ritiro delle sue truppe dalla zona finché Hamas non sarà disarmata. Su questo punto, nonostante gli annunci di Donald Trump, la situazione è ancora in stallo. Il progetto della base militare è affidato all’azienda americana Arkel International, basata in Louisiana, che ha già collaborato con il fallimentare progetto israeliano-americano della Gaza Humanitarian Foundation, nato per instaurare un sistema di distribuzione di aiuti umanitari per i gazawi alternativo all’Onu, e chiuso dopo un anno di tensioni e mille civili uccisi durante le distribuzioni. LA DIRIGENZAdel Consiglio di pace istituito dal piano di Trump, che tra i suoi membri ha Jared Kushner e Steve Witkoff e Tony Blair come consulente, ha risposto al G uardiancon una mail spiegando che il contratto non è stato ancora f o r m a l i z z at o, e che è solo uno dei tanti accordi “in fase di finalizzaz io ne”. La mossa è interessante perché conferma il piano, l’unico approvato da Israele, di far entrare un contingente limitato di truppe internazionali, integrate nella cosiddetta Forza di stabilizzazione (Isf). Dopo diverse false partenze, all’Isf al momento hanno concesso soldati solo ilMa r o cco, che ha previsto tra 20 e 50 uomini, e da ieri l’Uganda, il Parlamento dello Stato africano ha votato a favore dell’invio di truppe nella Striscia di Gaza “se necessar i o”. Trump aveva contattato il presidente Yoweri Museveni a luglio per chiedere un contributo alla forza internazionale.