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 2026  agosto 06 Giovedì calendario

Intervista a Carlo Pallavicino. Dice che il calcio italiano è fallito

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Carlo Pallavicino, fiorentino, ha trascorso 46 dei suoi 63 anni nel mondo del calcio, iniziando ai tempi del liceo e collaborando con diversi giornali, fino a costituire, nel 1987, in società con Giovanni Branchini, la prima agenzia internazionale di procuratori. Il grande colpo fu la gestione europea di Ronaldo il Fenomeno. Calciomercato.com, primo sito italiano specializzato del suo settore, è stata una sua creatura. Nel 2023, si è chiamato fuori e ora cerca di occuparsi di calcio con un’altra prospettiva: progetti di solidarietà.
Oggi, visto l’andazzo, come vi chiamerebbero?
«La categoria non è migliorata, perché nessuno ha interesse a farlo. Dalla legge Bosman del 1995 in poi, c’è stata una moltiplicazione di agenti. I presidenti continuano a fare affari con loro, anche per motivi d’interesse e, di conseguenza, le parcelle sono aumentate in modo pesante. È la legge del do ut des».
Siamo arrivati ai super agenti modello Jorge Mendes, partito dalla cartellonistica dello stadio portoghese di Viana di Castelo e oggi multimilionario che acquista quote dei club.
«Il volume di affari che si è creato dopo la sentenza Bosman è all’origine di tutto questo. Quando un procuratore entra a far parte di un sistema importante, si moltiplicano il suo potere e la sua ricchezza. Naturalmente ad alcuni agenti vanno riconosciuti fiuto, competenza e talento. Aggiungo: la Fifa non ha alcun interesse a mettere un freno».
La Fifa di Gianni Infantino ha superato in occasione dell’ultimo Mondiale la linea rossa: il rapporto di ferro e sudditanza col presidente Trump, la sospensione della squalifica di Balogun, le due interruzioni per idratare i giocatori e ingrossare i proventi pubblicitari, fino al tentativo di vendere quote per l’organizzazione della Coppa del mondo.
«Un tempo c’era il presidente federale Artemio Franchi, temutissimo: andare d’accordo con lui era fondamentale. Anche l’Adidas, quando entrarono sulla scena gli sponsor, fu influente. Oggi però Infantino e Trump hanno rubato la scena, nel segno di una tracotanza senza limiti. Non c’è vergogna a ostentare il potere. Il tentativo di Infantino è paragonabile allo strappo cercato con la Superlega. Ancora una volta, è stata decisiva la contrapposizione dell’Uefa. La federazione europea non è un ente benefico, ma almeno nel suo sistema di business riesce a non seppellire il calcio».
E in tutto questo, la tristezza del calciomercato deprimente in Italia.
«Non mi sorprendo: difficile, se non impossibile, competere con Premier League, Saudi League e, ultima arrivata, la Turchia. Inghilterra a parte, si tratta spesso di fenomeni estemporanei, destinati a sgonfiarsi, ma bisogna farci i conti».
Siamo messi male…
«Il calcio italiano esprime un campionato sostanzialmente fallito. Mi sorprende che gli americani continuino ad acquistare i nostri club».
Gli americani hanno un modo tutto loro di gestire i club: si affidano agli algoritmi, ma sbagliano quasi sempre la scelta del management.
«Il modello che funziona è quello dell’Inter, con i migliori uomini di calcio italiani nei ruoli chiave. Anche per questa ragione, l’Inter resta davanti a tutti».
La Roma stava rischiando di perdere Castro perché, chiusa la trattativa, serviva l’ok dei Friedkin, spariti dai radar per alcune ore.
«Ecco, dicevamo».
Il Como con sette arrivi importanti e la Fiorentina che ha preso in prestito il talento argentino Mastantuono dal Real Madrid sono le protagoniste di questo mercato.
“Il Como era nell’aria: le risorse illimitate della proprietà indonesiana, un progetto interessante, la partecipazione alla Champions. La Fiorentina mi ha sorpreso, ma Commisso jr, dopo la morte del padre, smentendo tutti ha voluto rilanciare. L’arrivo di Paratici rientra in quest’ottica: è una pedina fondamentale del progetto».
Tra le neopromosse, è attivo il Venezia, alla ricerca del salto di qualità.
«Anche in questo caso, c’è una proprietà americana e bisogna capire se l’attivismo sarà premiato dai risultati».
Il miglior club in assoluto per gestione complessiva?
«Il Bayern Monaco».
Il nuovo corso in Federcalcio?
«Malagò e Abete non rappresentano due novità, alla fine gli uomini sono sempre gli stessi. Non mi ha sorpreso l’atteggiamento di Maldini e sono invece sorpreso dall’assenza di un progetto per affrontare i reali problemi del nostro calcio. Servirebbe il contributo di persone profondamente competenti. Le indico un nome: Filippo Galli. Ha idee per riformare i vivai, ma nessuno lo ha cercato».