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 2026  agosto 14 Venerdì calendario

Trump denunciato per la vendita dei post

L’abbonamento da 100mila dollari per avere accesso in anteprima ai post su Truth di Donald Trump sbarca in tribunale. The Intercept e la Freedom of the Press Foundation hanno fatto causa al presidente e ad altri esponenti della sua amministrazione, accusandoli di monetizzare e trarre vantaggio personale dai messaggi che il leader Usa divulga urbi et orbi sulla piattaforma social da lui fondata nel 2022 dopo essere stato estromesso, in seguito all’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio del 2021, dall’allora Twitter.
Secondo The Intercept, offrendo un accesso privilegiato ai posti, il piano “Truth Api” (il servizio in abbonamento che prevede una quota di 100mila dollari al mese o 60mila con l’impegno di sottoscrizione per tre anni) viola il Primo Emendamento e il diritto dei giornalisti e dell’opinione pubblica a ottenere informazioni ufficiali tramite i medesimi canali. Inoltre, con questo metodo – ha spiegato Ben Muessig, direttore di The Intercept – «Trump si sta arricchendo con informazioni che non ha diritto di vendere». La causa è stata depositata lunedì sera al tribunale del Distretto Sud di Manhattan. «È un sistema corrotto e incostituzionale», si legge nell’atto.
Truth Api è stata costituita per portare ulteriore linfa alla società Trump Media & Technology Group nata dalla fusione di alcuni enti con Truth e quotata alla borsa di Wall Street nel 2024. In un comunicato stampa diffuso il 16 luglio, veniva sottolineato che Truth Api fornisce un «feed diretto, autorizzato e in tempo reale della piattaforma Truth in grado di influenzare il mercato e promuovendo al contempo la nostra strategia di monetizzazione degli asset proprietari attraverso un flusso di ricavi ricorrenti». In pratica gli abbonamenti. Secondo il ceo Kevin McGurn questo piano avrebbe portato ricavi costanti agli azionisti. E fra questi il principale è Donald Trump. Il presidente, infatti, ha il 52,1% delle azioni della compagnia, il cui valore nel gennaio 2025 – quando è iniziata la sua seconda amministrazione – era di 4 miliardi di dollari. Le azioni però negli ultimi mesi sono precipitate e ora il valore sarebbe di poco superiore a un miliardo.
Lunedì sono stati diffusi i dati del gruppo che nel secondo trimestre ha registrato perdite per 238 milioni di dollari. McGurn conta che il piano di abbonamenti possa invertire la rotta e ha annunciato che sono stati siglati dieci contratti con clienti, la maggior parte nel comparto trading. Alcune società di investimenti da tempo sono sintonizzate su Truth e hanno migliorato – grazie al ricorso all’Ai – le capacità di lettura e previsione dell’impatto che ogni post del presidente genera sui mercati.
Questa “monetizzazione” di Truth e delle informazioni è stata duramente criticata al Congresso. Il senatore democratico Mark Warner (West Virginia) ha detto che così si crea «un sistema a due livelli per avere accesso a informazioni governative e si minaccia la credibilità del mercato dei capitali Usa».
Che i post di Truth muovano gli andamenti dei listini è ormai evidente. In un post risalente alle 12:38 del 9 giugno, dopo l’abbattimento da parte dell’Iran di un elicottero Apache Usa, Trump scrisse: «Gli Usa devono, necessariamente, rispondere a questo attacco». Attimi dopo le azioni del comparto energetico schizzarono in alto, spingendo i prezzi del greggio. Ma quello cui si sta assistendo è il fatto che alcune aziende hanno la capacità di reagire in “nanosecondi” ai dati e molto più rapidamente dei competitori.