La Stampa, 15 agosto 2026
Le collezioni di Orietta Berti
Se Renzo Arbore è l’acclarato campione di collezionismo nello showbusiness italiano, un’altra figura sta premendo in classifica. È una regina del pop, coetanea di Mick Jagger e diversamente spericolata. Non ci si ricorda nemmeno, in verità, di quando Orietta Berti abbia aggiunto il profilo parlante a quello di cantante; ma è certo che da quel momento è come rifiorita all’attenzione collettiva, con i suoi racconti casalinghi di vita da star della Bassa Padana. Ha rivelato tra l’altro di dormire poco e di riempire perciò certe notti impastando verso le 3 le tagliatelle, che poi cucina e divora sul momento. Dietro la palingenesi strisciante c’è l’arte magica di Fabio Fazio che, invitandola da tempo al famoso “Tavolo” di Che Tempo Che Fa, l’ha sdoganata dall’immagine polverosa che si portava dietro e, in una audace mossa, l’ha restituita al pubblico come un fumetto. Quest’anno il “Tavolo” scanzonato di Fazio andrà in onda sempre sul Nove ma separato dalla parte nobile, il mercoledì dalle 21 a mezzanotte. «Ci sarò sempre», sottolinea Orietta.
Dunque la sua barca continua ad andare e, da anni, segna l’estate con un pop trendy e un po’ caciarone, che ha inglobato da Rovazzi ad Achille Lauro o Fedez, mentre questa volta si è buttata sulla Ai generativa e il rosso nel video QCPF, girato a Las Vegas, e sta girando l’Italia in concerto. «Queste sono le mie vacanze», dice felice.
Ma non è per questo che siamo qui con lei. In tv molti hanno appreso di una sua mania storica dilagata nella vostra casa di Montecchio Emilia: il collezionismo. S’intuisce che gli spazi necessari sono da Esselunga. Ha spiegato che Osvaldo è preoccupato e vuol mettere tutti i suoi oggetti in un capannone, mentre lei non è d’accordo.
«C’è sempre da litigare con lui. I Capricorno, quando diventano anziani, sono di un pignolo che non le dico. Lo conosco così bene che vado d’accordo anche con Rovazzi, uguale a mio marito anche se giovane. Tenga conto che l’anno prossimo festeggeremo con Osvaldo 60 anni di matrimonio e 60 di carriera. Lui mi ha sempre seguita nel mio lavoro ma adesso si è stufato. Sta a casa, si guarda intorno e vuol dettare legge. Ma sia chiaro che ci vogliamo molto bene. So che lui non mi ha mai tradita e io nemmeno ho tradito lui. Mi ha sempre rispettata, voluto bene, protetta. Sono una donna fortunata. Spiego a tutti che una coppia, quando litiga, deve chiarire subito, in privato e mai in pubblico. Questo è il segreto. Comunque adesso il capannone è in vendita, non ne abbiamo più parlato. Per ora è finita così».
Ma qual è il temibile impatto del suo collezionismo sulla vita casalinga?
«Ho molte collezioni, in effetti. Ma i collezionisti sono così: vogliono avere tutto vicino, tutte le loro scatole che poi non aprono mai; però ci sono e aumentano nel tempo. Prendiamo la più importante: la collezione di bambole Furga degli anni Settanta, vestite di abiti come le donne di Via col vento. Ne ho più di 90, ma la prima me l’ha regalata Osvaldo, vede? Altre si sono aggiunte. Anche gli ammiratori hanno cominciato a mandarmene per compleanno, onomastico, Natale. Adesso sono chiuse nelle loro scatole, in mansarda. Osvaldo ha paura che cada il soffitto, anche perché c’è dell’altro là sopra, oltre alle bambole».
E cioè?
«Una collezione di borsette bellissime mai usate. Perché l’amatore del genere fa così: raccoglie oggetti nuovi, li protegge. Ne avrò trecento, di borse. Di tutti i materiali, dal coccodrillo al pitone in là».
Si favoleggia anche di una copiosa e notevole mole di acquasantiere che abbelliscono la sua casa. C’è una fotografia che mostra questi oggetti appesi alle pareti della camera da letto. È vero oppure è un fotomontaggio?
«Adesso in quella camera non vado più, perché ce n’erano troppe. Sono acquasantiere da parete in cloisonné, una tecnica antica e raffinata di decorazione, con la quale gli artigiani orafi non applicano direttamente gli smalti sul marmo che fa da base, ma lavorano su metalli come il rame o l’ottone, facendo intagli con dentro gli smalti. Per lo più, fra i temi incisi, ci sono croci o la Madonna della Seggiola. Ne ho più di 98, alle quali vanno aggiunte quelle di ceramica o di porcellana che mi regalano i fan ogni volta che vado a cantare da qualche parte. Per le altre ci si rifornisce dagli antiquari, persone che conosciamo e che ci avvertono quando arrivano esemplari interessanti. Va Osvaldo a vedere. Bisogna solo stare attenti che non cadano. Un’acquasantiera è caduta in testa a Osvaldo, ma gli hanno dato solo quattro punti. Se ti cade in testa una croce non devi aver paura, non ti fa male. Un signore del mio paese portava una croce in processione e gli è caduto addosso il Cristo: pensi che non si è fatto niente. Comunque questi oggetti tengono una parete e mezza. Appoggiati agli spazi liberi ci sono gli armadi dove custodisco 110 abiti di paillettes e chiffon».
Lei ha una precisione fotografica nelle descrizioni, non dimentica nulla anche se sta tanto tempo lontano da casa.
«Infatti non vorrei dimenticare le scarpe. Chiarisco subito che sono introvabili, con tacco alto e da collezione, di tutte le marche del mondo. Sono fra le 300 e le 350. Quando i miei due figli erano bambini, ho cominciato anche una raccolta di Puffi, che ancora conservo. Per non parlare degli angioletti, quelli fatti con una figura di bambino con le guanciotte, di legno o di porcellana. Per ora ne ho 35, ma ho cominciato soltanto tre anni fa».
Come si inizia a collezionare?
«Vedi un esemplare di qualcosa, ti piace, e allora cerchi un’altra copia. Poi, poco alla volta, aggiungi».
S’immagina che lei abbia documentazione fotografica o video di tutto questo materiale.
«Una volta sono venuti a casa e hanno fatto un video. Ma bisogna tirar fuori dalle scatole tutto, è una faccenda molto lunga. Un vero collezionista ritira e non guarda più. Mi faccia dire anche degli esemplari di camicie da notte: ne ho circa 70, sembrano abiti da sera. Negli anni Ottanta andavano di moda con il pizzo, sono bellissime».
E così abbiamo fatto un giro di valzer e stiamo tornando agli abiti. Quella volta che ha discusso con suo marito in tv per il capannone, parlava di 4 mila esemplari.
«In tv non vogliono vederti due volte con lo stesso vestito. Nel tempo sono cresciuti e per questo Osvaldo ha pensato al capannone. Ma io non posso andare in capannone: devo vederli mentre li scelgo. Ho uno stendino fra sauna e idromassaggio dove li lascio per pensarci sopra. Veramente ne ho un po’ dappertutto, di vestiti. Quando parti per la tv devi portartene dietro tre; poi, fra regista e conduttore, scelgono cosa devi mettere. Pochi vogliono il verde. In Francia è addirittura proibito».
Dunque l’operazione capannone è fallita.
«C’è stata qualche litigata. Lui mi dà consigli su come risparmiare nelle scelte: “Qualcuno mettilo due o tre volte”, dice. Io dico di sì, poi faccio quel che voglio. Ma lui è stanco di muoversi per casa in mezzo a tutta quella roba». —