Corriere della Sera, 15 agosto 2026
Aldo Grasso stronca quei giornalisti tv che trasformano il notiziario in un salotto
Prima di prendermi qualche giorno di riposo, vorrei soffermarmi su un fenomeno crescente: quando il giornalista televisivo cede alle lusinghe dello spettacolo. I sintomi sono evidenti: eccesso di familiarità con gli ospiti, compagnia di giro, battute a ogni costo e quella disinvoltura con cui si passa dalla cronaca di un delitto al cazzeggio, come se tra un cadavere e una risata ci fosse soltanto un cambio di scaletta.
Alberto Matano è un caso esemplare di questa metamorfosi. Nato come promettente conduttore del Tg1, con «La vita in diretta» ha trasformato il giornalista nel padrone di casa, il notiziario in salotto e il salotto in una specie di autobiografia televisiva. Non è difficile immaginarlo, prima o poi, alla conduzione del Festival di Sanremo: è una boutade, naturalmente, ma non è detto che la prospettiva gli dispiacerebbe.
Ma c’è chi, nell’ansia di emanciparsi dal giornalismo, sembra spingersi oltre: Manuela Moreno. A non interessare è il suo look «mix and match» (dettaglio irrilevante), bensì il suo registro di conduzione. L’impressione è che debba svettare costantemente al centro della scena: interrompe, ribatte, chiosa, reagisce persino alle critiche in tempo reale. Ma occorre davvero dar retta ai troll?
Chi fa informazione dovrebbe concedersi il lusso di ignorare le malevolenze della rete. Anche Moreno sembra voler cambiare abito professionale: dismettere quello della giornalista per indossare quello dell’intrattenitrice, della «diva e donna». Dopo le non esaltanti conduzioni di «Tg2 Post» e «Filorosso» estivo, la direzione appare chiara: dalla scrivania allo studio, dal notiziario alla ribalta.
La tv ha ormai sgretolato il confine tra cronaca e varietà, elevando l’infotainment a zona franca in cui tutto sfuma: il dramma e la battuta, l’analisi di approfondimento e la chiacchierata da salotto, la notizia e il suo commento da bar. Per il conduttore è un trionfo: visibilità diffusa e dominio del palinsesto.
Il problema non è che il giornalista faccia spettacolo. È che, a un certo punto, lo spettacolo cominci a fare il giornalista. E allora la notizia diventa soltanto il pretesto per andare in onda, mentre il conduttore, finalmente, diventa la notizia.