Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  agosto 15 Sabato calendario

In morte di Francesco Flaccovio


Palermo dice addio a Francesco Flaccovio, pochi mesi dopo la morte del fratello Sergio. Con lui, scomparso ieri a 86 anni, aveva raccolto l’eredità del padre Salvatore Fausto che, nel 1938, aveva aperto una libreria in via Ruggero Settimo destinata a diventare, nell’arco di pochi anni, uno spazio di incontro e di formazione, facendo del nome Flaccovio uno dei simboli della vita culturale palermitana. Un cenacolo frequentato da scrittori e artisti come Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Enzo Sellerio, Leonardo Sciascia, Nino Buttitta, Bruno Caruso, Renato Guttuso. Sui social il figlio Giuseppe ha ricordato anche l’impegno decennale del padre come presidente nazionale dell’Ali (Associazione librai italiani), il lavoro di riorganizzazione della prenotazione dei libri scolastici e quello nella libreria giuridica frequentata per anni da magistrati e avvocati. «Molti di loro, ancora oggi, lo ricordano con un affetto che va ben oltre il rapporto professionale: per la sua preparazione, per la disponibilità, per la capacità di ascoltare e, soprattutto, per quella gentilezza che era parte autentica del suo modo di essere», ha scritto.
Quella di Flaccovio è la storia di un’impresa familiare, ma anche di una città. Dentro i suoi scaffali si possono seguire alcuni dei grandi passaggi culturali della Palermo novecentesca: la ricostruzione del dopoguerra, l’apertura alle arti figurative, il rapporto tra cultura regionale e cultura nazionale, il recupero della letteratura siciliana, il confronto con le grandi case editrici.
Il fondatore, Salvatore Fausto Flaccovio, fu i tra i primi lettori del manoscritto de Il Gattopardo e contribuì a far arrivare il romanzo a Elio Vittorini, allora responsabile della collana «I Gettoni» di Einaudi che, però, non l’avrebbe pubblicato.
Nel 2013 l’impresa si era arresa alla crisi economica e aveva chiuso i battenti ma non abdicato all’impegno sociale. Nel 2018 i Flaccovio hanno donato oltre 600 volumi provenienti dall’archivio privato al liceo classico Vittorio Emanuele che ha accolto il progetto, destinando due aule e coinvolgendo gli studenti nella catalogazione. Una scommessa sul futuro dei giovani e della città, come ha sottolineato la casa editrice Sellerio ricordando «l’antica collaborazione che risale agli esordi professionali di Enzo Sellerio».
La missione culturale dei Flaccovio si è affermata progressivamente attorno a un’idea precisa: valorizzare la Sicilia senza rinchiuderla in un provincialismo di maniera. Il catalogo comprende saggi, studi storici, opere d’arte, testi di cultura siciliana, narrativa e opere di interesse nazionale. A Flaccovio si deve il recupero di Luigi Natoli, scrittore popolarissimo ma a lungo considerato marginale: nel 1971 aveva pubblicato I Beati Paoli (ora riedito da Sellerio), in due volumi, con un saggio di Umberto Eco e note storiche di Rosario La Duca.