Corriere della Sera, 15 agosto 2026
Mangione ha confessato: «Ho sparato a Mr. Thompson… sapendo che quello che stavo facendo era illegale»
Ha confessato. «Ho sparato a Mr. Thompson… sapendo che quello che stavo facendo era illegale». E poi, davanti al giudice, ha spiegato di aver sofferto per anni di mal di schiena e di aver viaggiato fino a New York dove si riunivano gli azionisti della compagnia assicurativa United Healthcare «con l’intento di sparare a Brian Thompson», l’amministratore delegato, con una pistola ottenuta tramite stampante 3D. Luigi Mangione, 28 anni, ieri mattina nel tribunale federale di Lower Manhattan ha ritrattato l’iniziale dichiarazione di non colpevolezza per l’omicidio del 4 dicembre 2024.
La giudice Margaret Garnett ha accettato l’ammissione di colpevolezza su due capi d’imputazione: «Stalking da uno Stato all’altro con conseguente morte» e «stalking attraverso l’uso di strutture interstatali con conseguente morte». Formalmente non è un patteggiamento, è un ammissione di colpa. Ogni capo d’imputazione prevede l’ergastolo, ma fare previsioni è tecnicamente impossibile.
La prima domanda, ovvia, è: Perché «stalking» e non omicidio? Perché normalmente il caso di un uomo assassinato in strada finirebbe davanti a una corte statale. Però, fin dall’inizio, il ministro della Giustizia di Biden (ormai uscente) ha aperto il procedimento federale. E, rientrato Trump alla Casa Bianca il mese successivo, l’allora ministra Pam Bondi ha pensato bene di rincarare la dose: fece uno show politico, annunciando che Trump avrebbe usato la pena di morte.
Ma per entrare in una corte federale, i pm avevano bisogno di un gancio, cioé lo stalking, con ricarico di «omicidio con armi da fuoco» per ottenere la pena di morte. Peccato che la giudice Garnett a gennaio di quest’anno ha respinto l’accusa di omicidio, in modo molto molto pignolo ma tecnicamente inattaccabile, lasciando in piedi solo lo stalking (pena massima: ergastolo). Bondi, pessima architetta legale, aveva costruito il caso federale su una colonna portante friabile.
Gli avvocati di Mangione (chapeau) hanno così optato per il colpo di scena di ieri che potrebbe rivelarsi geniale. Perché? Perché il previsto processo statale adesso è a rischio di cancellazione per il principio della «double jeopardy», il «ne bis in idem» che in America (common law) proibisce di essere processati due volte per lo stesso reato. È tecnicamente aggirabile, a volte, in altri Stati americani ma a New York è applicato molto rigidamente (corsi e ricorsi: proprio l’ex capo della campagna trumpiana del 2016, Paul Manafort, si avvalse dello stesso principio dopo la condanna federale: per frode, certo, non stalking, ma è uguale). E adesso? La giudice federale Garnett teoricamente può scartare l’ergastolo e condannarlo, per dire, a 25 o anche solo 20 anni, con l’85% di riduzione più il tempo già scontato, e farlo uscire prima dei 50. Il giudice statale Gregory Carro che già aveva cestinato il capo d’imputazione di terrorismo incautamente presentatogli, deciderà (da solo, niente giuria) entro fine mese se procedere con il processo statale previsto per l’8 settembre. O se cancellarlo.