Corriere della Sera, 15 agosto 2026
In morte di Jason Arday
È stato trovato morto in un appartamento di Londra l’ex professore di Cambridge al centro di un clamoroso caso di plagio: il corpo esanime di Jason Arday, 41 anni, è stato scoperto ieri pomeriggio a un indirizzo a Battersea, quartiere a sudovest della capitale britannica. Secondo le prime informazioni, le circostanze del decesso non sarebbero sospette: l’ipotesi più probabile è dunque quella del suicidio, un prezzo terribile pagato per uno scandalo che nelle ultime settimane ha scosso il mondo culturale – e non solo – in Gran Bretagna.
Arday era stato salutato tre anni fa come il più giovane professore nero – per di più affetto da autismo – ad aver vinto una cattedra a Cambridge. Ma di recente era venuto alla luce che si trattava soltanto di un ciarlatano, un mitomane che aveva inventato incredibili imprese per abbellire il suo curriculum e aveva copiato di sana pianta intere parti dei suoi lavori.
Arday aveva sostenuto di aver imparato a leggere e scrivere solo a 18 anni, cosa che rendeva difficile l’ottenimento dei precedenti diplomi scolastici; di aver corso 600 miglia in 6 giorni, cosa che ne avrebbe fatto uno dei più grandi atleti di tutti i tempi; di aver partecipato a una trasmissione televisiva andata in onda prima della sua nascita; di aver pubblicato un libro inesistente. Ma soprattutto, ben 180 passaggi della sua tesi di dottorato sono risultati identici ad altri lavori di altri ricercatori.
Nessuno però, a Cambridge né altrove, aveva voluto mettere in questione le fandonie di Arday: lui era l’esempio riuscito delle politiche di «diversità e inclusione», il giovane di colore, per di più disabile, che diventa una star accademica.
Quando qualcuno aveva cominciato a sollevare dubbi, erano partite le accuse di razzismo: eppure nell’ambiente universitario i sospetti serpeggiavano, ma nessuno aveva il coraggio di parlare. Perfino la polizia aveva intimato a un giornalista di non indagare, perché si metteva rischio la salute mentale del docente.
Alla fine, sotto la pressione delle rivelazioni che si accumulavano, l’università di Cambridge aveva deciso di apire un’inchiesta sulla circostanze della nomina di Arday e lui si era immediatamente dimesso dal suo posto.
Il caso aveva suscitato un largo dibattito sui criteri di eccellenza accademica e su come questi vengano sempre più spesso piegati alle esigenze del «politicamente corretto»: ma c’era stato anche chi aveva fatto notare come l’accanimento contro Arday nascondesse connotati razziali. Questa settimana le riviste di riferimento a Londra, lo Spectator e il New Statesman, hanno dedicato la copertina al caso Arday: ma il suo tragico epilogo rende necessaria una ulteriore riflessione sui meccanismi della fama e della sua distruzione.