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 2026  agosto 15 Sabato calendario

A cena con Renzo Arbore, tra lumache in umido e biscotti

A cena con Renzo Arbore. «A 89 anni resto leggero. E razzolo nell’inconsueto». E confessa: «Avevo il terrore del palco. Debuttai bevendo cinque whisky».
N ella casa romana di Renzo Arbore, dalle parti della Camilluccia, la musica non c’è, e in fondo non ce n’è bisogno: un concerto di colori accesi suona ora l’acuto del fucsia, ora il basso del blu. Migliaia di pupazzi, finti orologi, borsette in plastica, dischi rari e una bizzarra collezione di scatolette alimentari da ogni parte del mondo, raccontano «il principe della leggerezza» molto più di una canzone.
«Lumache in umido», annuncia l’89enne padrone di casa, elegante e sottile mentre si dirige verso un bancone da cucina addobbato con frutta finta coloratissima. «Mangiamo qui, in fondo io sono quello che dal 1937 razzola nell’inconsueto». Da quando nacque a Foggia da papà medico, che nel 1943 radunò la famiglia e i parenti e fuggirono a Francavilla al Mare. «Giocavo nella piazzetta quando alla radio sentii la voce di Badoglio che annunciava l’armistizio», racconta. Poi la fuga a Lanciano, «dove requisimmo un famoso ristorante. Dormivamo nel refettorio, quando papà venne catturato dai tedeschi». Ma rilasciato quasi subito: Giulio Arbore era il direttore del tubercolosario di Foggia, temevano qualche contagio. Prima delle lumache, gamberetti con insalata. La «tata» Marides porta ottimi succhi di frutta. «Ricordo ancora i tedeschi che se ne andavano e gli americani che arrivavano».
Carosone
Già, l’America: in tanti giurano che Carosone scrisse Tu vuò fa’ l’americano per lei. «Non solo per me, ma per quella decina di musicisti che a metà degli Anni 50 a Napoli facevano, appunto, gli americani : indossavamo i jeans, tanto per dire, non era usuale allora». Il concorso alla Rai, l’amicizia con Gianni Boncompagni, quella con Laurito e De Crescenzo: la vita di Renzo scorre gustosa come il suo piatto preferito, che prepara da anni per gli amici. «Amavo il jazz, Pupi Avati presidiava Bologna, io e altri Foggia».
Razzolare
Ma la televisione arrivò impetuosa: razzolando nell’inconsueto e nell’avanguardia nacquero trasmissioni come Speciale per voi, nel 1969, in piena contestazione. «Claudio Villa venne pesantemente contestato, ma si era auto-invitato». E nelle foto in bianco e nero ecco un baffuto Lucio Battisti. Lei, Renzo, di artisti ne ha lanciati tanti. «Penso a Ilaria D’Amico. Nella mia breve parentesi a Rai International la notai e le proposi una trasmissione di calcio, La giostra dei gol. Lei replicò: “Ma di calcio non so nulla”. Poi studiò e divenne la splendida professionista che è oggi». Arriva l’insalata, i ricordi scorrono coloratissimi. Paolo Villaggio, per esempio, un caro amico. «Una volta in Sardegna mi venne a prendere in barca. Senza bussola. Finimmo vicino all’isola di Cavallo, vedemmo Vittorio Emanuele e non so come tornammo a casa». Risate, tante: «Indietro tutta! e Quelli della notte sono state divertimento puro. Oggi le barzellette sono fuori moda, ma una volta con Umberto Eco, dopo che l’università di Bologna mi conferì la laurea in Goliardia, ci lanciammo in una gara di barzellette». Anche insospettabili come Scalfari e Craxi erano dell’Unione Goliardica. «Il più raffinato era De Crescenzo. Gli snob non digerirono mai i suoi diciotto milioni di copie vendute».
Radio Day’s
E all’inizio furono freddi anche con lei, quando cominciò l’avventura dell’Orchestra Italiana (trent’anni di tournée con settanta concerti l’anno)... «Sì, ero timido. Debuttai a Umbria Jazz con cinque whisky. Ma la musica mi ha dato le maggiori soddisfazioni. Primo concerto a New York, Radio City Music Hall: accanto al mio nome c’era quello di Ray Charles, mio idolo, che una volta cantò O sole mio con noi. A Buenos Aires c’era così tanta gente che io smarrii la macchina con l’autista, presi un taxi e il tassista, non riconoscendomi, commentò: “C’è un cantante italiano famosissimo che raduna le folle”». Arrivano i biscottini, parliamo di solidarietà: «Tanti anni al fianco del Filo d’Oro mi hanno fatto crescere. Oggi il mio impegno è nel promuovere la canzone napoletana come patrimonio immateriale dell’Unesco e in generale la canzone italiana. Non so nulla della trap, ma ai giovani faccio scoprire cose belle. Con il canale renzoarborechannel.tv. Sono un uomo del ‘900, ma razzolo sempre nell’inconsueto».