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 2026  agosto 15 Sabato calendario

Juliuo Velasco ha regalto libri alle sue pallavoliste

«Gli sportivi sanno leggere, non sono muscoli. Quei libri alle atlete? Gratitudine, non una lezione». Parla Julio Velasco, allenatore delle azzurre del volley.
Ha regalato libri alle sue pallavoliste. Due per ognuna. La lista di Velasco. Una marea di testi: classici, narrativa contemporanea, racconti e autobiografie sportive. Ad Alessia Orro, ad esempio, è toccato Sándor Márai. A Paola Egonu, Le mille e una notte. A Ekaterina Antropova, Borges. La cosa ha fatto clamore. Non c’è stato sito o giornale che non ne abbia parlato.
Julio Velasco, come se lo spiega?
«Già, come? Intanto non è la prima volta che lo faccio. Era già successo con i maschi della nazionale. E allora come oggi ho regalato libri per un solo motivo: riconoscenza. Mi hanno dato tanto».
Perché proprio libri? Poteva regalare una maglietta.
«Guardi che non è una cosa strana. O lo è e non me ne sono accorto?».
Osservando la reazione dei media forse sì. È strano?
«Non amo i pregiudizi. E uno di questi è che gli sportivi non leggano. Non è così. Questo è un motivo di contrasto con alcuni miei amici intellettuali».
Cosa dicono i suoi amici intellettuali?
«Cosa dico io: guardate che vi sbagliate. A qualcuno passerebbe per la testa di chiedere a un pianista se legge? No. Per contro, uno sportivo è solo un “muscolo”».
Le ragazze hanno apprezzato? Qualcuna li ha già letti?
«Non lo so. Il mio scopo non era invogliarle alla lettura. Non ci sono dietro messaggi. Ho regalato libri che io ho letto e amato. Tutto qui».
Quando ha iniziato a leggere?
«Da piccolo. Mia madre, vedova con tre figli, ci mandava a fare la pennichella. Ma noi non dormivamo. Così io leggevo Salgari. Poi sono arrivati i libri per adulti: Il Tunnel di Ernesto Sabato, i Racconti brevi di Julio Cortázar, che ho regalato a Ilaria Spirito. Borges alle superiori».
Borges, lettura impegnativa. Lei ha regalato «Finzioni» alla Antropova. Avrà gradito?
«Borges non è difficile. Poi dipende da cosa s’intende per difficile. “L’immortale”, ad esempio, è molto profondo ma come contenuto è semplice. L’immortalità agognata può essere una terribile condanna».
Antropova ha gradito?
«Ama i libri, studia psicologia. Non so se l’ha letto».
Avrebbe regalato libri anche ai calciatori?
«Certo. Perché, fa differenza?».
Provengono in gran parte da ambienti popolari, da famiglie che...».
«La interrompo. Ecco il pregiudizio. Amo il calcio per il suo carattere popolare che non credo difetti di cultura. Solo viene espressa diversamente. Anche i calciatori leggono. Vero che si esprimono in pubblico con mezze parole, la palla è rotonda... Temono di dire cose diverse. In un mondo con forti interessi. Tengono un basso profilo a costo di apparire banali. Devono gestire diversi problemi: rapporti con il procuratore, con i club, con la pressione dei media. I figli di intellettuali della loro età, saprebbero risolvere come loro le cose della vita?».
Lei non teme che social e smartphone facciano apparire il libro come un fossile?
«Borges diceva che la cultura è tutto quello che resta da ciò che dimentica l’informazione. La cultura non è avere informazioni. Ma su Internet ci sono le stesse polemiche scoppiate ai tempi della tv. Si diceva che avrebbe provocato la scomparsa del cinema. Non e andata così. Con Internet è uguale. La cultura non sparisce. Si leggeva più un tempo? Non credo. La letteratura per l’infanzia: al salone del libro di Francoforte non c’era 50 anni fa. Ora va molto forte. Prima c’erano solo gli intellettuali che avevano fatto il classico...».
Ce l’ha proprio con gli intellettuali.
«Con alcuni. Per esempio quelli che si mettono sopra un cavallo bianco. O come certi intellettuali di sinistra che spiegano al popolo che cosa deve o non deve fare».
Le sue ragazze. Nessuna l’ha sorpresa?
«Una sì. Una di quelle che uno pensa: questa leggerà solo romanzi d’amore. E invece legge thriller truculenti. A volte si giudica male e si pensa per stereotipi. E io odio gli stereotipi. Che si tratti di libri, di cultura o di stranieri».
Il miglior libro?
«Quello che non ho ancora letto».
Non tutti libri si leggono.
«Borges diceva che se non ti prende subito meglio lasciarlo stare. Memorie di Adriano l’ho lasciato».
Va spesso in libreria?
«Ora di regola evito. Vorrei più tempo per leggere».
Forse quando andrà in pensione ne avrà.
«Non ci voglio pensare alla pensione. Non ho intenzione di vedere gli altri che vivono».
Tra i libri regalati alla ragazze ci sono molti classici.
«Ho 74 anni e molti sono della mia età. Come Jorge Amado, Márai. Adesso sto leggendo Leila Guerriero che ha scritto “La chiamata”. Parla di una donna argentina scomparsa durante la dittatura. Una storia che leggendola aiuta a combattere la banalità. E dio sa quanta ce n’è in giro oggi».