Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  agosto 15 Sabato calendario

In Francia l’alta Corte ferma la legge Macron: i ragazzi devono potersi esprimere anche sui social

Gli under 15 francesi devono potersi esprimere anche sui social, stabilisce la Corte costituzionale: la legge «faro» dell’ultima presidenza Macron per ora è bocciata e rischia lo stallo.
È un pronunciamento di ieri, che – nel caldo afoso di Parigi, la politica rallentata al minimo – ha costretto l’Eliseo in vacanza a una rapida reazione: «Andremo avanti». Perché è con grande enfasi che lo scorso 21 luglio il governo Lecornu aveva incassato l’approvazione a larghissima maggioranza in Parlamento della legge che pone agli adolescenti grosse restrizioni nell’uso della Rete; fortemente voluta dal capo di Stato. La norma sarebbe dovuta entrare in vigore in due tranche, il primo settembre e il primo gennaio, e già si riempivano i giornali delle difficoltà di metterla in atto – per la prima volta in Europa –, delle necessità tecniche sottovalutate, e soprattutto dell’ansia dei ragazzi che avrebbero dovuto limitare il tempo passato allo smartphone.
Sull’articolo primo del testo nel mentre, però, deputati socialisti e dell’estrema sinistra della France insoumise hanno interrogato la Corte costituzionale, che si è così espressa: la misura «arreca un danno non adeguato, necessario e proporzionato» alla libertà di espressione dei minori. Troppo strette le maglie, dicono i giudici. In base alla legge, tutti gli under 15 avrebbero dovuto rinunciare ai social (TikTok, Instagram, X, Snapchat, eccetera) ma anche alle applicazioni di messaggistica come WhatsApp e Messanger; nonché a siti di grande popolarità come YouTube e infine persino ad alcuni videogiochi; conservando l’accesso solo agli strumenti educativi: le enciclopedie online, per esempio.
Punto nel vivo di un provvedimento che ritiene rappresentativo del proprio mandato, Emmanuel Macron ha dettato all’ufficio stampa dell’Eliso una nota estremamente dura che promette il rilancio a breve della norma. «L’obiettivo perseguito dal 2017 dal capo di Stato della protezione dei minori online resta immutato: proteggere l’interesse superiore e la salute dei nostri figli dal momento in cui gli effetti nefasti delle reti sociali sono scientificamente provati». Per di più, rivendica l’Eliseo, proprio seguendo il modello di questa legge francese «oltre una trentina di Stati nel mondo» si stanno orientando verso lo stesso divieto, e la Commissione europea lavora a un’armonizzazione del disposizioni sul tema all’interno dell’Unione.
Pertanto è una pausa, non una sconfitta definitiva, trasmette Macron: «Il Presidente della Repubblica ha incaricato il primo ministro (Sébastien Lecornu, ndr) di lavorare, il prima possibile, alla redazione di un testo giuridicamente robusto che tenga conto della decisione del Consiglio costituzionale». Il seguito del comunicato suona anche un po’ indispettito nei confronti dei giudici: «Spetta a presidente, governo e parlamento determinare vie e mezzi che consentano di proteggere i nostri figli dai social».
È una questione sulla quale Macron, in vista della fine definitiva della sua presidenza l’anno prossimo, sarà disposto a battagliare: «La determinazione del presidente ad arrivare a questa riforma entro la primavera del 2027 resta totale». Intanto però la data di settembre salta e i ragazzi francesi possono continuare a navigare senza freni.