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 2026  agosto 14 Venerdì calendario

La mezzosoprano Marina Viotti canta con i Metallica

Trovate un’altra cantante lirica che canta metal scatenata, il microfono in mano, il diavolo beffardo con le corna sulla giacca, cuoio e lattice. E in stile donna pirata, Marina Viotti all’apertura dei Giochi Olimpici di Parigi del 2024 è apparsa sul battello e ha fatto sentire la sua voce di mezzosoprano fondendo classica e metal nel canto simbolo della Rivoluzione francese. Non è meno estremo il suo debutto operistico a Salisburgo. È nello spettacolo sulla bocca di tutti al festival, Un viaggio a Reims, che il regista «ultrà» Barrie Kosky ha trasformato in un amalgama di show queer che contiene (parole sue) circo, cabaret e tingle-tangle, ovvero spettacoli popolari di bassa lega, con musica di Rossini.
Marina, di tutto di più.
«In scena ci divertiamo molto, Barrie al primo incontro ci ha detto: “Non siamo qui per inseguire una storia che non c’è, ma per fare entertainment. Ci sono altre produzioni, come il San Francesco di Messiaen, per pensare. Qui facciamo pura commedia”».
Dunque?
«Voleva avvicinare noi cantanti alla figura dei clown. Kosky sa in modo preciso cosa vuole. È uno spettacolo adrenalinico».
Al suo fianco Cecilia Bartoli.
«Un modello per me, come cantante e come business woman, per come ha gestito la carriera. Anch’io vorrei un festival e un teatro. Non voglio solo cantare».
Melibea, il suo personaggio?
«Una polacca che simboleggia nell’amore il rapporto di amore e odio del suo paese con la Russia, ma è corteggiata da uno spagnolo».
Lei, svizzera, è percepita come italiana.
«Mio padre, Marcello Viotti, è stato un celebre direttore d’orchestra che amava l’Italia. È morto alla vigilia del suo impegno più importante, la Traviata a Salisburgo del 2005, quella che lanciò Anna Netrebko. Aveva 50 anni e io 18. Mi ha lasciato la gioia del lavoro e l’amore per la famiglia, la sua priorità. Una volta a uno dei nostri compleanni cancellò un concerto per stare con noi».
Sta parlando dei suoi fratelli.
«Lorenzo, direttore molto lanciato, e Alessandro e Milena, entrambi suonano il corno: lui con Utopia, l’orchestra di Currentzis, lei all’Opera di Monaco di Baviera. Tra poco lavorerò con mia sorella per il Barbiere e il Werther. Con Lorenzo ho cantato Il Pipistrello a Zurigo. Il mio sogno è di ritrovarci insieme un giorno tutti e quattro sul palco».
Lei ha due qualità: è una lottatrice e ha un approccio «rivoluzionario» alla musica.
«Ho aperto i concerti dei Metallica negli stadi, anche a Bologna, davanti a 90 mila persone. Faccio canto lirico in chiave metal. Un mondo completamente cambiato: un tempo era solo birra e fumo, ora c’è disciplina, una vita direi igienica. Mi piace condividere quell’energia cruda col pubblico. All’opera non si può fare».
Però ha introdotto qualche cambio di passo.
«Bisogna rompere le barriere. Ai recital spesso faccio sedere il pubblico per terra e racconto delle storie, sono progetti personali. Melankholia è stato il viaggio del lutto, il tempo che passa, quando ci si arrabbia. E il ritorno della speranza».
Un percorso interiore che ha vissuto sulla sua pelle. Aveva il tumore: l’ha sconfitto. Sul cd si fece ritrarre con la testa rasata.
«Mi spiace che un importante giornale francese abbia titolato la mia intervista: “Nonostante la malattia”. Come se avessi avuto ieri il cancro. Sono passati otto anni... Ci sono cose che vanno oltre la mia volontà e devo accettarle. Oggi sono in forma, vocalmente e mentalmente. Ho ricevuto centinaia di messaggi straordinari di persone con cui ho condiviso la malattia».
La malattia come l’ha cambiata?
«Vado all’essenziale, è importante provare gioia in ogni cosa che faccio, ho sempre amato vivere: ora, di più. Ogni giorno è un regalo».
Gli studi di Filosofia hanno influenzato il suo approccio all’arte?
«Sì, mi piace cantare mettendo dentro un significato, anche per riflettere sul mondo d’oggi. Sono i teatri che mi chiedono non solo repertorio classico. Il pubblico ha sempre bisogno di qualcosa di nuovo».