Corriere della Sera, 14 agosto 2026
Carlo Freccero parla mdel caso Fauci
Caro direttore, c’è un unico posto dove l’ideologia del passato sopravvive e si naviga in una bolla spazio-temporale tale da far negare l’evidenza dei fatti agli intellettuali «impegnati». Questo posto è l’Europa, un continente che, anche se in tutto il mondo lo scenario è cambiato e ci si combatte per il petrolio, si ostina a portare avanti l’agenda verde, la deindustrializzazione e i richiami vaccinali. Va bene soprattutto in Italia, siamo una colonia. Ma in America tutto sta cambiando. E allora? Non dovremmo obbedire? No perché il resto del mondo è impazzito e Trump ne è l’esempio. Di fronte alla follia degli altri mi viene in mente un famoso aforisma attribuito a Nietzsche: «E coloro che furono visti danzare vennero giudicati pazzi da quelli che non potevano sentire la musica». Non è possibile che l’impazzimento degli altri sia l’effetto della nostra sordità e cecità? Ma, sento obiettare da tutti, noi difendiamo la scienza, il resto del mondo la sta rinnegando. Di fronte a un’affermazione come questa, prima di difendere a priori l’operato delle case farmaceutiche e la loro visione del mondo, penso che dovremmo stabilire, una volta per tutte, cosa sia la scienza. Questo compito è stato affrontato nel ‘900 dalla filosofia e la disciplina delegata alla definizione della scienza è l’epistemologia, non l’ufficio stampa delle Big Pharma e il parere dei virologi che, candidamente, si dichiaravano a libro paga delle multinazionali del farmaco. La soluzione più celebre ed ancora oggi condivisa riguardo a ciò che può essere definito scienza, risulta quella di Popper. Una teoria scientifica è vera quando viene verificata e risulta tale sino a che non viene falsificata. La falsificazione apre la strada a nuove teorie. Ora, Fauci non è il Galileo che abiura, nonostante l’evidenza sperimentale dei fatti. È un’autorità la cui ipotesi scientifica è stata ampiamente falsificata. Da chi? Dalla ricerca successiva ma, soprattutto da lui stesso nei Diari. I Diari annotano in segreto il contrario di quanto Fauci sosteneva in pubblico. E sgomberiamo l’idea romantica che si tratti di una sorta di Diario di Anna Frank, di confessione romantica di un adolescente sensibile. Della presunta sensibilità interiore di Fauci abbiamo avuto prove durante la pandemia quando, senza nessuna utilità apparente, dava in pasto agli insetti cuccioli di beagle, dopo aver loro reciso le corde vocali per tacitarli. Sebbene definiti un diario personale i documenti, in formato dattiloscritto, erano stati inseriti e archiviati nel tempo all’interno di undici server e database dell’Amministrazione pubblica. Se comunque e nonostante tutto, questi diari rappresentano una bella pagina di letteratura e l’espressione del dubbio interiore di un’anima nobile perché non pubblicarne almeno alcuni stralci a maggior gloria dello scienziato perseguitato e ad onor della vera scienza? Una censura totale e tombale grava oggi in Italia, sulla stampa e sulla televisione, rispetto all’audizione al senato di Fauci e sulla pubblicazione dei suoi diari. Ci viene detto che il motivo è l’assoluta mancanza di prove e di riscontri sulle ipotesi che Fauci avrebbe portato avanti a Wuhan sul guadagno di funzione del virus vietato in America. L’Istituto nazionale per le malattie infettive a cui Fauci era a capo, finanziava Wuhan ben prima della pandemia. Esiste un numero di protocollo della pratica ed i documenti sono consultabili sul portale pubblico sui finanziamenti della sanità americana. Una censura ancora più pesante riguarda questa documentazione. Non viene infatti neanche nominata.