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 2026  agosto 14 Venerdì calendario

Crans Montana, l’ultima paziente lascia il Niguarda

Alle 16.36 di ieri pomeriggio Francesca è in auto, seduta accanto al papà Stefano al volante. Un piccolo momento di quotidianità che temeva di non poter rivivere. «L’ultima volta che sono salita su questa macchina – racconta in vivavoce al telefono – era la notte di Capodanno e stavamo andando dal Le Constellation di Crans-Montana all’ospedale di Sion». Il corpo bruciato dalle fiamme che avevano raggiunto il 70% della sua pelle, il fumo acre nei polmoni. I genitori l’hanno trovata sotto choc nel bar di fronte al locale, coi vestiti a brandelli, mentre ripeteva: «Sono morta?».
Finalmente, ieri, il traguardo. Dopo 224 giorni di ricovero, la maggior parte dei quali trascorsi al Niguarda, la 17enne è rientrata a casa. La studentessa del liceo Virgilio è l’ultima dei feriti del rogo a lasciare l’ospedale milanese.
Francesca, come stai?
«È una sensazione bellissima. Non credevo che sarei tornata su questa macchina. Quella notte papà ha infranto tutti i limiti di velocità per portarmi in ospedale. Oggi è una seconda data di nascita, un altro compleanno».
Dovrai chiedere doppi regali d’ora in poi.
«Ma non ne voglio, mi basta tornare a casa».
Dopo l’incendio a Crans, con 115 feriti e 41 vittime, sei stata intubata e sedata a Sion. Poi il volo in elicottero fino al Niguarda, dove sei rimasta per oltre sette mesi fino a oggi.
«Prima di andarmene ho voluto salutare tutti: i medici della terapia intensiva, del centro ustioni e dell’ultimo reparto in cui sono stata, quello di chirurgia plastica. Ho salutato soprattutto gli infermieri e gli operatori socio sanitari».
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ieri ha voluto ringraziare tramite l’assessore regionale Guido Bertolaso tutto il personale sanitario.
(risponde papà Stefano) «Ormai sono come fratelli maggiori, siamo diventati una grande famiglia, chiamano Francy “Fragola”».
Sei l’ultima dei 12 ustionati del Niguarda ad essere dimessa. Ti sono pesati questi giorni senza i tuoi amici?
Sushi con la nonna
La prima cosa sarà una cena a base di sushi, ci sarà anche nonna. Devo recuperare 14 chili
«Sono riuscita a fare gruppo con altri pazienti, ero la mascotte del reparto».
La prima cosa che farai una volta varcato il portone del tuo palazzo?
«Entrare in casa mia, rivedere la camera, il mio letto, tutte le cose che mi sono mancate in questi mesi. E poi ho voglia della cena di stasera, finalmente posso mangiare il sushi che finora ho dovuto evitare per via dei possibili rischi del pesce crudo».
Cenerai a casa o fuori?
«A casa, stasera verrà anche la mia nonna paterna. Ordineremo un bel Glovo come facevo in ospedale. Da maggio riesco a mangiare normalmente e tutte le sere chiedevo la tagliata: i medici hanno detto che le proteine sono la cosa migliore per me. Devo recuperare i 14 chili che ho perso durante il ricovero».
Il momento più difficile in questi sette mesi?
(ancora il papà) «La preoccupazione subito dopo il rogo, quando è stata intubata e messa in coma farmacologico. Un altro momento molto difficile l’abbiamo vissuto dopo un intervento (Francesca ne ha subiti oltre 50, ndr). Aveva dolori lancinanti e mi implorava di portarla a casa. Aveva paura di raggiungere la sua amica Chiara, una delle vittime».
Nel frattempo i Moretti, proprietari del locale dove è scoppiato il rogo e indagati nell’inchiesta sulla strage, sarebbero pronti a riaprire altre due attività.
(sempre il papà) «Gli svizzeri sono stati bravi a curare i nostri ragazzi e spero che lo siano anche ad applicare la legge. Attendiamo pene esemplari per queste persone che hanno rovinato la vita a 150 famiglie. Se fossi in loro, avrei paura a riaprire i locali e a farmi vedere in giro. Ma in questo periodo ho pensato più alla salute di mia figlia che all’inchiesta».
Francesca, ora cosa ti aspetta?
«Verranno gli infermieri a casa per le medicazioni e dovrò fare fisioterapia e sottopormi a interventi laser. Mi devo proteggere dal sole con un ombrello anti-Uv, creme, cappello, occhiali scuri. La strada è ancora lunga, ma questo è il primo passo. E voglio dedicare questa uscita ai ragazzi che non ci sono più: Chiara, Achille, Giovanni, Riccardo, Sofia ed Emanuele».