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 2026  agosto 14 Venerdì calendario

Putin «fa un salto» alle Curili

Al richiamo dei tonni giganti non si può resistere. Il governatore della regione di Sakhalin, Valery Limarenko, che accompagnava Vladimir Putin durante il suo tour in vista del voto alle elezioni parlamentari di settembre, gli aveva parlato dell’imminente arrivo di questi pesci eccezionali al largo delle coste di Sakhalin e delle Curili. Così, già che si trovava in zona, il presidente russo ha visitato l’isola di Iturup, rivendicata dal Giappone, situata all’estremità della catena delle Grandi Curili, non lontano dall’isola giapponese di Hokkaido. E pazienza se la tappa improvvisata – ma nulla di quello che fa il Cremlino avviene mai per caso – ha scatenato una mezza crisi diplomatica.
Perché il Giappone considera le isole meridionali dell’arcipelago (Iturup, Kunashir, Shikotan e le isole Habomai), come parte del proprio territorio e le include nella prefettura di Hokkaido in base al trattato russo-giapponese sul commercio e sui confini del 1855. Mosca sostiene invece che le isole siano entrate a far parte dell’Unione Sovietica al termine della Seconda guerra mondiale e che la sovranità della Russia su di esse sia indiscutibile. L’Urss ha annesso l’intero territorio di Sakhalin e delle Isole Curili dopo la capitolazione del Giappone nel 1945. Mosca e Tokyo non sono mai riuscite a concludere un trattato di pace a causa delle divergenze sull’appartenenza delle isole Curili meridionali. La popolazione giapponese delle isole, dopo che l’Urss le aveva annesse, fu deportata. Attualmente ci abitano circa 20 mila persone, una base militare russa e pochi insediamenti di frontiera. È la prima visita di Putin alle Isole Curili. Nel 2010, a Iturup ci era andato Dmitrij Medvedev, che all’epoca ricopriva la carica di presidente della Russia. Ci era tornato nel 2012, nel 2015 e nel 2019 in qualità di primo ministro.
Il Giappone non l’ha presa bene, come previsto. Le isole delle Curili meridionali, che Tokyo definisce «Territori del Nord», costituiscono «il luogo originario del nostro Paese», ha subito affermato la premier Sanae Takaichi, «sia dal punto di vista storico che secondo il diritto internazionale». E il viaggio del presidente russo «offende i sentimenti del popolo giapponese» ed è «assolutamente inaccettabile». Takaichi ha anche sottolineato di aver ripetutamente chiesto alla parte russa di astenersi dalle visite nei Territori del Nord e che, dopo il viaggio di Putin, il ripristino delle relazioni tra i due paesi nel medio e lungo termine diventerà più difficile.
Ma intanto, il bersaglio è stato raggiunto. Alla provocazione segue sempre una inevitabile reazione della parte colpita, che permette alla Russia di mostrare a uso interno i propri muscoli imperialisti. «I giapponesi sono in preda al panico», esulta il quotidiano Moskovskij Komsomolets. Figurarsi l’ultrà Medvedev sui suoi social. «Le isole Curili sono state, sono e rimarranno territorio russo», afferma l’ex presidente ora vicepresidente del Consiglio di Sicurezza. «Il primo ministro giapponese Takaichi può blaterare quanto vuole sul fatto che le isole Curili siano “di originaria appartenenza giapponese”. Queste chiacchiere non cambieranno nulla».
Alla Russia importa ben poco delle Isole Curili. Che si tratti di un monito ben meditato al Giappone, lo ha spiegato l’ambasciatore a Tokyo Nikolai Nozdrev intervistato da Ria Novosti: «Tokyo sta compiendo azioni che minacciano la sicurezza nazionale della Russia, partecipando agli sforzi dell’Occidente per fornire assistenza all’Ucraina», ha affermato il diplomatico. «Consideriamo tutto ciò come mosse inequivocabilmente ostili da parte dell’amministrazione di Sanae Takaichi, volte a prolungare il conflitto e a minare la sicurezza nazionale della Federazione Russa».
Ma il viaggio di Putin rivela anche una debolezza della Russia, perché rappresenta una specie di inchino alla Cina. A modo suo, con una salutare discrezione, lo lascia capire il direttore di Nezavisimaya Gazeta, Kostantin Remchukov, visto che anche la Cina ha una aperta diatriba territoriale con Tokyo: «Anche i rapporti tra il Giappone e la Cina sono compromessi a causa della disputa territoriale sulle isole Senkaku. In questo contesto, i preparativi militari del Giappone vengono percepiti come tentativi di rivedere gli esiti della Seconda guerra mondiale e di tornare alle tradizioni militariste che hanno portato a una delle tragedie più gravi della storia dell’umanità». Altro che tonni giganti.