Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  agosto 14 Venerdì calendario

Meloni: «Avanti con le espulsioni»

Il gioco di squadra è tempismo. E ieri lo si è visto bene. Mentre Matteo Piantedosi prende posto per essere ascoltato dal Comitato parlamentare Schengen, Giorgia Meloni posta sui social il video di alcuni immigrati accompagnati su un aereo dalla polizia: «Continuano le operazioni di espulsione. Difesa dei confini, sicurezza, rispetto delle regole: proseguiremo dritti su questa strada» promette la premier.
Reagisce Elly Schlein: «Mentre Meloni gioca a copiare Trump e a rincorrere Vannacci, degli italiani chi se ne occupa?». La premier «ha visto i prezzi dei carburanti? Gli stipendi restano tra i più bassi e le bollette tra le più care d’Europa. Con la propaganda contro i migranti nessuno ci paga l’affitto».
La circolazione
Il ministro dell’Interno: l’accordo torna in vigore solo quando non ci saranno più rischi
La stessa fermezza prometterà, poco più tardi, il ministro dell’Interno. Che annuncia alcune novità, per esempio, sui «dublinanti»: gli immigrati che sulla base del trattato di Dublino, ma anche del nuovissimo Patto per la migrazione e l’asilo, dovranno essere ricondotti nel Paese d’ingresso in Ue. La Germania ha annunciato che rimanderà in Italia i suoi «dublinanti» ma Piantedosi non perde l’aplomb: con la Spagna siamo «amici, anzi fratelli» ma la sospensione di Schengen «non sarà rivista prima del 15 agosto e comunque dopo che saranno completamente esclusi rischi di sicurezza» (i controlli alle frontiere hanno portato a tre arresti e a 21 respingimenti); mentre alla Germania sarà applicata una «compensazione con le migliaia di migranti che ci vengono portati da Ong di bandiera tedesca: da inizio anno sono 2.200, dal 12 giugno più di 500». Il 12 giugno è data chiave, da quel giorno è in vigore il Patto per la migrazione e «il pregresso è azzerato»: i «dublinanti» arrivati prima devono restare dove sono.
I numeri
Per il governo gli sbarchi in Italia sono diminuiti del 55% rispetto al 2025
Giusto nelle ultime ore, il governo ha scritto al governo tedesco per dire che i primi tre dublinanti che Berlino voleva inviare in Italia il 19 agosto, sono arrivati in Germania prima del 12 giugno. E dunque l’Italia non intende riaccoglierli. Tra loro, il caso più noto è quello della 22enne somala A. W. che ha raggiunto la famiglia in Assia lo scorso 31 marzo dopo essere arrivata nell’Unione da Lampedusa.
Punto due, la «condizionalità». Piantedosi la spiega così: «L’Europa dovrebbe legare in modo più stringente gli aiuti e la cooperazione» con i Paesi extra Ue «alla concreta collaborazione nel contrasto ai trafficanti di esseri umani. È doveroso pretendere dai Paesi terzi un impegno effettivo». E l’Ue «deve essere più rigorosa nei confronti dei membri che, per scelte politiche o ideologiche, adottano decisioni suscettibili di produrre effetti su tutto il territorio dell’Unione».
L’uomo del Viminale passa ai dati: «Dall’inizio anno, -55% sbarchi in Italia sul 2025, dall’inizio legislatura -82%». Secondo il ministro «crescono anche i rimpatri, che nel 2026 sono già arrivati a circa 5.300, quasi il doppio dello stesso periodo del 2024 e del 2025». Curioso che la Lega, con una nota, dopo la conferenza stampa di un ministro che è nelle sue quote, proclami «nessun passo indietro sulla sospensione di Schengen finché sarà necessario per difendere i confini italiani», annunci che «non farà sconti» e chieda «coraggio e coerenza alla maggioranza».
Ma intanto, Matteo Piantedosi sta rispondendo a Toni Ricciardi che dal Pd lo incalza serrato. E proprio sui rimpatri, il ministro gli strizza l’occhio sorridendo: «A lei piacerebbe riceverli tutti...». Un’inattesa confidenza forse nata dalle comuni origini irpine.
Respinto qualsiasi paragone tra la regolarizzazione dei 500 mila immigrati decisa dalla Spagna all’inizio dell’anno con il decreto flussi italiano: «È come paragonare pere e mele. I flussi concordati con le associazioni datoriali – conclude Piantedosi – portano peraltro a meno della metà dei permessi di soggiorno possibili. Perché poi nelle domande di ingresso noi ci andiamo a guardare...».