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 2026  agosto 14 Venerdì calendario

Ranucci aveva capito

Al termine dell’interrogatorio confessione di Valter Lavitola, la Procura è intenzionata ad ascoltare Sigfrido Ranucci, l’altro protagonista di questa storia dai tratti «inverosimili», riprendendo un aggettivo usato più volte dal gip per bocciare la richiesta di arresti domiciliari avanzata dall’ex direttore dell’ Avanti! È una necessità investigativa sorta per riempiere le zone d’ombra di un’inchiesta che ha riservato fino a ora diverse svolte inattese e colpi di teatro. Ultimo dei quali proprio l’ammissione di Lavitola di essere il mandante dell’attentato al suo amico Sigfrido.
Ranucci verrà ascoltato come persona informata sui fatti, quando terminerà l’esame dei dispositivi – cellulari, pc, pen drive – sequestrati a Lavitola. A quel punto la Procura avrà gli elementi per capire il clima in cui ha agito Lavitola. Che in questa fase si muove in modo difficile da interpretare. A partire da quel «no comment» del suo legale, l’avvocato Sergio Cola, alla domanda se sia stato chiesto a Lavitola, nell’interrogatorio di garanzia, se Ranucci fosse consapevole del piano del faccendiere riguardo l’attentato. La domanda è stata posta, confermano gli inquirenti. Non è però emerso il contenuto della risposta. Soltanto si è precisato che Ranucci è parte offesa.
Ora un altro spiffero di quanto successo in quelle cinque ore, contribuisce ai retroscena. Il gip avrebbe fatto sentire un’intercettazione a Lavitola. Che, dopo averla ascoltata, avrebbe detto: «Non escludo che Sigfrido dopo avesse capito». A riferire questo passaggio è sempre l’avvocato Cola, storico difensore di Lavitola in altre delicate indagini penali con risvolti decisivi nella politica, a partire dalla «compravendita dei senatori» nel 2008 che fece cadere il governo Prodi e la storia della casa di Montecarlo nel 2011 che azzoppò la carriera di Gianfranco Fini. La Procura però smentisce in modo categorico che sia stata pronunciata quella frase nel corso dell’interrogatorio. Ma allora ne segue un’altra di domanda: perché l’avvocato l’ha riferita? Forse ha fatto riferimento a quanto confidato dal suo assistito nel colloquio precedente all’interrogatorio? Dalla frase riportata dall’avvocato, sembra comunque chiaro che quell’intuizione – sempre che ci sia stata – Ranucci l’abbia potuta avere solo dopo l’attentato.
Lavitola, nel corso dell’interrogatorio, avrebbe ricordato anche di aver parlato con Ranucci di Report, dando dei suggerimenti.
Sul clima vissuto nelle settimane seguite al 16 ottobre del 2025, giorno dell’attentato, il gip scrive: «Dall’esame dei messaggi scambiati tra Lavitola e la persona offesa, si evince come gli sfoghi di Ranucci in merito alle sue difficoltà lavorative cessino dopo l’esecuzione dell’azione delittuosa nei suoi confronti. E lo stesso Ranucci condivide con soddisfazione con l’amico sondaggi e commenti che dimostrano il momento di rilevante popolarità che sta vivendo».
Ranucci è stato sentito in Procura subito dopo l’attentato. Durante la deposizione ha indicato varie piste. Mai ha parlato della sua amicizia con Lavitola, uomo con un passato di chiari e scuri. Neanche dopo l’arresto dei quattro esecutori ha parlato del suo legame con il faccendiere. Aspetti da approfondire sono la telefonata notturna del 5 luglio scorso, subito dopo la perquisizione, tra Ranucci e l’«amico». Quando quest’ultimo chiama Ranucci, utilizza l’app Signal che impedisce a terzi, inclusi le forze dell’ordine, di ascoltare la telefonata. Ma Lavitola mette la chiamata in viva voce, circostanza che ha permesso agli investigatori di registrare il dialogo con intercettazione ambientale. La chiamata è durata due ore, solo una parte è stata registrata, perché a un tratto Lavitola scende dall’auto.