Corriere della Sera, 13 agosto 2026
L’Italia fa shopping in Germania
Italia-Germania, una classica del calcio ma anche una partita economica europea sempre aperta. E se la storia si è invertita nel pallone, con la nazionale italiana che dopo numerosi e storici successi non vince contro quella tedesca da ben 14 anni, anche sul piano finanziario lo scenario si è ribaltato nell’ultima decade. Le imprese del nostro Paese sono sempre più compratrici in Germania e non si limitano ai settori storicamente forti – dall’agroalimentare al pharma, dal lusso alla siderurgia —, ma abbracciano anche la finanza, i trasporti e i media.
Da inizio 2023 a luglio 2026 le operazioni italiane in Germania, tra M&A e accordi commerciali, hanno raggiunto quota 100 e un valore complessivo di 17,8 miliardi di euro, secondo un’analisi di Kpmg. Oltre l’80% di questa cifra è rappresentata dalla scalata di UniCredit in Commerzbank, 14,9 miliardi per il 47,6% dell’istituto di Francoforte, ma il numero dei deal conferma una tendenza quasi impensabile fino a dieci anni fa: dal 2015 al 2022 le operazioni italiane in Germania avevano raggiunto un valore di 9,5 miliardi, quelle tedesche nel nostro Paese un totale di 7,7 miliardi. Un trend, dunque, che non è partito dal recente rallentamento dell’economia tedesca, bensì da quegli anni in cui l’Italia mostrava una cronica difficoltà e la Germania rappresentava la locomotiva d’Europa.
La mappa
Ci sono settori dell’economia tedesca che sembravano intoccabili per le aziende italiane. A partire dalla finanza, in cui l’operazione UniCredit-Commerzbank è arrivata come un fulmine a ciel sereno per la Germania. In un’epoca in cui la Bce spinge per il consolidamento del settore bancario europeo, pochi si aspettavano un’acquisizione di un istituto tedesco da parte di uno italiano. Cominciata nel 2024, l’operazione Commerz ha portato UniCredit a versare, fino a oggi, 14,9 miliardi di euro: dopo l’iniziale opposizione della banca e della politica tedesca, i dialoghi verso un’integrazione pacifica sembrano ben avviati. L’istituto guidato da Andrea Orcel si è reso protagonista anche dell’acquisizione dell’intero capitale sociale di UniCredit Allianz Vita: l’operazione ha permesso alla banca italiana di internalizzare il proprio business assicurativo vita in Italia tramite lo scioglimento della joint venture con il colosso tedesco.
Anche il mondo dei trasporti e delle infrastrutture si sta avviando verso una rivoluzione. Italo ha sfidato il monopolio di Deutsche Bahn con un accordo da 3,6 miliardi siglato con Siemens per la costruzione di 26 treni alta velocità (più l’opzione per altri 14) che collegheranno le principali città tedesche dal 2028. Un’intesa suggellata dopo il via libera di luglio della Bundesnetzagentur, l’agenzia federale delle reti tedesche, che ha concesso a Italo di accedere alla capacità della rete ferroviaria in Germania.
Di portata continentale è l’operazione che ha portato MFE a diventare l’azionista di maggioranza di ProSiebenSat.1 Media. Cominciata nel 2019, la scalata di Pier Silvio Berlusconi ha vissuto un’accelerazione dal 2023, con l’acquisizione di un ulteriore 45,8% per circa 900 milioni di euro, che ha portato MFE a detenere il 75,61% del gruppo radio televisivo tedesco, per un totale dell’operazione di 1,5 miliardi. Un tassello cruciale del piano di MFE per la creazione di un gruppo paneuropeo dell’audiovisivo presente in mercati chiave come Spagna e Germania.
L’industria
Quella tra Italia e Germania, le due principali manifatture d’Europa, è una partita che si è giocata molte volte anche sul campo degli elettrodomestici. Un match che ha visto spesso prevalere i colossi tedeschi, ma in cui anche i gruppi italiani storicamente si sono saputi difendere. A inizio 2023, per esempio, Ariston ha portato a termine l’acquisizione del 100% di Centrotec Climate Systems per un valore di un miliardo di euro.
Le mani italiane sono arrivate anche al porto di Amburgo, il terzo per dimensioni in Europa: nel 2024 la Msc della famiglia Aponte ha rilevato il 49,9% della Hamburger Hafen und Logistik Aktiengesellschaft, che gestisce il terminal container di Amburgo
Gli intrecci industriali italo-tedeschi sono stati piuttosto articolati per quanto riguarda Mermec. Due anni fa, l’azienda di Monopoli ha comprato per 250 milioni da Hitachi Rail le attività di segnalamento ferroviario in Francia, Germania e Regno Unito. Poi la capogruppo Angelo Holding, fondata da Vito Pertosa, ha venduto parte del business di Mermec a Siemens, ma si è tenuta AngelStar, Compagnie Des Signaux e Mermec Deutschland, che insieme hanno formato Angel Signaling, società del segnalamento ferroviario, arrivo anche in Germania.
Infine, sono 300 i milioni spesi da EssilorLuxottica nel 2024 per rilevare l’80% di Heidelberg Engineering, tra i leader globali nella progettazione e produzione di strumenti diagnostici avanzati nel settore medicale oftalmico.
Le acquisizioni sono proseguite anche a giugno. E riguardano sia grandi aziende, sia Pmi. Segnali della vivacità delle imprese italiane che non hanno timore di confrontarsi con il maggiore mercato Ue.