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 2026  agosto 13 Giovedì calendario

In morte diX Silvia Monti

Silvia Monti, la seconda moglie di Carlo De Benedetti, è scomparsa l’altro ieri a Lugano a 80 anni a causa di una grave malattia. Si è spenta nel pomeriggio con accanto i due figli, Una e Leonardo Donà dalle Rose, avuti dal primo marito, e dai tre nipoti, che l’ hanno accudita fino alla fine. Purtroppo la malattia, scoperta a dicembre dell’anno scorso, ha avuto un decorso più rapido del normale. «Nell’ultimo mese e mezzo non parlava, ma esprimeva quello che ci voleva dire con gli occhi. Carlo De Benedetti soffriva moltissimo a vederla così», racconta al Corriere la figlia Una Donà dalle Rose.
De Benedetti è il secondo marito. Si erano sposati il 10 luglio 1997 a Torino e con lui si era trasferita a Lugano, in Svizzera. «Nei miei primi sessant’anni ho avuto un padrone: il lavoro. Poi l’ho incontrata e da trent’anni il mio padrone è l’amore», aveva detto di lei De Benedetti nell’intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo sul Corriere nell’ottobre 2024 in vista dei suoi 90 anni. «La prima volta non ci siamo neanche stati simpatici. Invece è successa una cosa che credevo impossibile: mi sono innamorato», ricordava l’Ingegnere, definendo quella accanto alla moglie come una «seconda vita, con percorsi, desideri, emozioni che non avrei mai pensato di vivere».
Prima di sposare in seconde nozze l’Ingegnere era stata attrice, poi moglie e madre. Era nata il 23 gennaio 1946 a Bassano del Grappa in provincia di Vicenza con il cognome Cornacchia. Con il nome d’arte Silvia Monti era diventata un volto noto del cinema italiano tra la fine degli anni Sessanta e la prima metà degli anni Settanta. «Lasciare casa a 18 anni non fu facile per mia madre – ricorda la figlia – era la provincia italiana degli Anni 60. Mio nonno le disse:”Se varchi quella porta non sarà più aperta”. Ma mia madre è sempre stata una donna determinata. Amava viaggiare, voleva scoprire il mondo». Divenne attrice e recitò in film importanti, come «Metti, una sera a cena» del 1969 diretto da Giuseppe Patroni Griffi e «Finché c’è guerra c’è speranza» del 1974 diretto e interpretato da Alberto Sordi. Poi, nel pieno dell’attività artistica, il ritiro dalle scene. «Conobbe mio padre (il conte veneziano Luigi Donà dalle Rose, ndr) in Sardegna allo Sporting – ricorda ancora la figlia – e in quindici giorni aveva deciso. Chiamò i nonni e disse: “Ho trovato l’uomo della mia vita”. Era una donna con un grandissimo senso della famiglia e decise subito che cosa scegliere».
Così sposò il fondatore di Porto Rotondo, borgo al quale Silvia Monti, molto amante del mare, è rimasta legata. Mise su famiglia e condusse una vita riservata. La figlia la ricorda ancora così: «Meno si esce meglio è», diceva mia madre, «lo show off non era proprio nel suo vocabolario». Troppo azzardato un parallelismo con Grace Kelly? «Diciamo che anche mia madre aveva molta classe ed eleganza ed era riservata come Grace».
I film, la famiglia, la seconda vita con De Benedetti a cui è rimasta accanto trent’anni. Poi la demenza frontotemporale. Il nipote Edoardo Donà dalle Rose ha aperto una raccolta fondi su «Gofundme» per sostenere il Centro Dino Ferrari Università degli Studi di Milano – Ospedale Policlinico. «Il 1° novembre – scrive sul post – farò la Maratona di New York. Anche se sarò io a correre i 42 chilometri, ogni mio passo sarà spinto dalla forza e dallo spirito della mia adorata nonna, Silvia Monti Cornacchia D.B.». «Mia madre era un raggio di sole. Era molto riservata, ma le rare volte che usciva creava attorno a sé un’aura di luce che non passava mai inosservata».