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 2026  agosto 14 Venerdì calendario

Leavitt lascia la Casa Bianca per dedicarsi alla famiglia (o per i soldi)

«La nostra meravigliosa portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, lascerà il suo incarico alla fine del mese per dedicare più tempo alla sua famiglia e ai suoi due splendidi figli piccoli». Lo ha annunciato Trump su Truth ieri, aggiungendo che diventerà una delle sue principali consulenti esterne.

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A livello previdenziale, il mestiere di capo ufficio stampa della Casa Bianca dovrebbe essere inquadrato come mestiere logorante. Specialmente quando il presidente è Trump.

Lascia anche Karoline Leavitt, fedelissima, arrivata nello staff trumpiano nel 2019 come semplice stagista dell’ufficio posta dove smistava la corrispondenza, tanto brava e di carattere da scalare le posizioni nell’ufficio fino a diventare la scelta naturale per il ruolo più importante quando Trump è tornato alla Casa Bianca. L’ha annunciato il suo (ex, ormai) capo: «Karoline diventerà ora uno dei miei migliori consiglieri esterni, e una voce influente all’interno del partito repubblicano mentre lavoriamo per sfidare la Storia e vincere le elezioni di metà mandato», ha scritto Trump su Truth Social.

Leavitt, oltre alla grinta (a volte anche in eccesso, non sempre celava l’ostilità per l’interlocutore) e alla oggettiva bravura sotto i riflettori della sala stampa, garantiva la cosa più importante di tutte per Trump: fedeltà. Dopo la sconfitta alle presidenziali del 2020, Leavitt è rimasta a Washington, spostandosi al Congresso dove ha lavorato per la deputata repubblicana Elise Stefanik di New York. Era poi scesa in campo personalmente: nel 2022 si era candidata per il seggio congressuale di casa sua, in New Hampshire, vincendo in scioltezza la primarie repubblicane ma perdendo poi nettamente contro il democratico Chris Pappas.

Quando Trump si è ricandidato, l’ha chiamata come portavoce della campagna 2024 e dopo la vittoria era ovvio nominarla capo ufficio stampa: a soli 28 anni ha scritto la storia come più giovane capo della comunicazione presidenziale di sempre.

Trump non ama le riunioni affollate — al contrario per esempio di Bill Clinton fan del «brainstorming» allargato — ma Leavitt era chiamata quasi sempre a partecipare agli incontri più ristretti, segno della fiducia nelle sue valutazioni. Leavitt di recente aveva preso un periodo di congedo parentale, e ha salutato i colleghi dello staff spiegando che lavorare alla Casa Bianca è stato «l’onore e l’avventura di una vita» e ha ringraziato, tra gli altri, il presidente, la first lady, la famiglia Trump e il capo dello staff della Casa Bianca Susie Wiles.

Record

A 28 anni è stata il più giovane capo della comunicazione presidenziale

«Ho sentito nel mio cuore che non posso essere la migliore mamma che i miei due figli piccoli meritano dedicando costantemente il tempo, l’energia e l’attenzione richiesti al capo ufficio stampa della Casa Bianca, ed è per questo che alla fine ho preso la decisione, agrodolce, di lasciare la Casa Bianca e intraprendere un nuovo capitolo della mia vita», ha scritto su X.

Non succede più, da anni, che un capo ufficio stampa resista per un intero mandato: il Trump I vide avvicendarsi lo sfortunato Sean Spicer che resistette sei mesi esatti, poi Sarah Huckabee Sanders (2017-2019), Stephanie Grisham (2019-2020) e Kayleigh McEnany (2020 –2021). Joe Biden in quattro anni ha utilizzato due capi ufficio stampa, Jen Psaki (2021–2022) e Karine Jean-Pierre (2022–2025).

Il segreto di Pulcinella è che si tratta sì di un mestiere logorante (specie con l’imparabile Trump che comunica sostanzialmente da solo via social) ma anche drammaticamente sottopagato per gli standard del settore privato. Il capo ufficio stampa della Casa Bianca guadagna 195 mila dollari lordi l’anno (a seconda della residenza a Dc o in Virginia e della presenza di agevolazioni, il netto diventa intorno ai 120 mila) che per un manager americano di alto livello sono una cifra ridicola. Vedi il caso di Psaki che, lasciato Joe Biden, è diventata commentatrice televisiva (Msnbc non diffonde le cifre, ma un contratto come quello di Psaki si può valutare tra i 2 e i 4 milioni lordi), e le altre ex capo ufficio stampa presidenziale sono finite tutte o nei media o in ruoli di consulenza ottimamente retribuiti. E l’incentivo, al di là del logorio e dei motivi di famiglia, è ovviamente quello di sganciarsi nel momento in cui il settore privato presenti delle opportunità alle quali è difficile dire no