Corriere della Sera, 13 agosto 2026
Ancora sul caso Ranucci
Dai silenzi dell’8 luglio scorso, pomeriggio in cui Valter Lavitola fu ascoltato per la prima volta dai pm, alle ammissioni di ieri. La strategia difensiva del faccendiere ormai più famoso di Italia che, fatalità, voleva potenziare l’appeal dell’amico Sigfrido Ranucci, è cambiata. La notte nel carcere di Rebibbia, i ricordi di un periodo buio e poi (forse) la speranza di mitigare in arresti domiciliari la misura cautelare, tutto questo ha pesato senz’altro sulle sue verità. «Ho pianificato l’attentato a Sigfrido ma l’ho fatto per lui, era a rischio e l’ho messo al riparo. Dopo quel blitz gli hanno aumentato la scorta da 2 a 8 agenti», ha detto.
Ma, poi, Lavitola resta Lavitola. L’uomo che, come ha ricordato la gip Iole Moricca, ha trattato la compravendita dei senatori allo scopo di rovesciare il governo di Romano Prodi (2008), scatenato un battage mediatico sulla casa di Montecarlo per azzoppare Gianfranco Fini (ostile a Silvio Berlusconi), ha fatto tesoro della propria esperienza. Dunque è possibile che i consigli dell’accorto difensore, l’avvocato Sergio Cola, viaggino di pari passo con la sua inclinazione verso l’inquinamento dei pozzi. Come non è escluso che il faccendiere, nei prossimi giorni, colmi a suo modo le lacune nella narrazione dell’episodio dinamitardo. Viene anzi da pensare, conoscendone il metodo, che quelle di ieri siano solo una «caparra» della sua versione e che altro possa svelare riguardo alla sua amicizia con Ranucci.
La giornata di ieri si dimostra utile almeno per un aspetto: il pm Edoardo De Santis (e indirettamente il collega Carlo Villani oggi procuratore capo a Velletri ma iniziale titolare dell’inchiesta) portano a casa un primo importante risultato sotto il profilo dell’accertamento dei fatti. Confermato il ruolo di mandante di Lavitola. Confermato il reclutamento degli esecutori, i quattro «manovali» avellinesi Antonio Passariello, Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis. Ma confermata, con ogni probabilità, anche la parte in commedia giocata dal fido Gomes Clesio Tavares, ad oggi semplicemente irreperibile, un domani ufficialmente latitante. Fu lui, secondo la ricostruzione investigativa, ad assoldare i quattro e a commissionare il blitz. A fronte di questo restano lacune importanti nella vicenda. Prima di tutto il vero movente: aumentare la scorta o la visibilità politica del giornalista?
Gli inquirenti
La conferma del reclutamento degli esecutori. E Tavares resta irreperibile
Nel penitenziario romano a Lavitola non sarebbe stata posta domanda diretta circa il coinvolgimento di Ranucci nel progetto che prevedeva la realizzazione di un attentato per favorirne la carriera politica, anche perché secondo i magistrati il conduttore di Report ne era all’oscuro. Eppure, all’uscita, l’avvocato Cola di fronte ai cronisti replica con quel «no comment» a chi gli chiedeva dettagli circa la consapevolezza del conduttore di Report riguardo all’attentato dell’«amico».
Mentre la Procura pensa già a una nuova delega ai carabinieri affinché accertino la verità su possibili minacce o rischi ai quali era sottoposto il conduttore di Report, Lavitola tenta di incassare qualche primo risultato dalle sue ammissioni. «Riteniamo infondato il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove» è, infatti, la premessa dell’avvocato Cola che anticipa di aver già depositato una richiesta di arresti domiciliari per il suo cliente. Al riguardo vi è un passo dell’ordinanza che offrirebbe conferme di una serie di avvertimenti lanciati da Lavitola a Ranucci a proposito della sua sicurezza. «Lavitola – si legge – insiste con Ranucci in ordine alla necessità di ottenere un potenziamento della scorta fino al punto da rappresentargli di aver consultato non meglio precisati programmi specializzati che operano con l’intelligenza artificiale per individuare il livello di rischio del soggetto da tutelare: “Tu hai un livello di rischio potenziale con gli odiatori che è molto alto! Ti assicuro che non sto esagerando, anzi. Questo rischio è imprevedibile e non gestibile in alcun modo se non con una barriera fisica fatta da uomini… Ti prego fidati”».