Corriere della Sera, 12 agosto 2026
Ad Aragona, in Spagna, l’eclissi è durata 58 secondi. La prossima sarà nel 2081
Il Sole nero è durato qui 58 secondi. Scomparsi i colori, scomparse le ombre, zittiti di colpo gli uccellini, le persone e gli alberi sono sagome senza spessore. Un buio diverso da quello della notte. Non per i pochi gradi scesi di botto o per il vento dell’eclissi che ha cominciato a soffiare, ma per il sospetto che si insinua dentro. E se le regole saltassero? Se il tempo si fermasse? Le paure e le superstizioni si capiscono meglio dopo un’eclissi.
Questa è una collina sopra la Costa Dorata, nel telefonino c’è l’ora esatta di inizio e fine, tutto è razionale, predigerito, eppure quando il sole si riduce a una fettina abbiamo fatto rumore come gli antichi. Anche noi per spaventare il drago, il lupo, il dio cattivo che si sta mangiando il Sole.
Ore 19.35 sulle alture all’interno di Catalogna. C’è una folla che per una volta ignora il mare e guarda verso la terra bruciata dal troppo caldo. Il sole è già basso sull’orizzonte. «Comincia, comincia». «Adesso lo vedo». Un pezzetto di Sole se ne va, poi la curva della luna entra nella nostra stella e l’eclisse inizia per tutti.
Mezzo milione di turisti
Mezzo milione di stranieri sono arrivati in Spagna, un milione e mezzo di spagnoli hanno preso l’auto per vedere al meglio uno spettacolo che neanche l’Imax 70 millimetri di Christopher Nolan. Dall’Atlantico al Mediterraneo in una fascia di 200 chilometri era annunciata l’eclissi totale. Circa il 40 per cento della Spagna, soprattutto quella vuota di abitanti, un dramma per l’economia, ma un’occasione fantastica per osservare l’eclissi senza inquinamento luminoso. Ieri poi, annunciati due show gratuiti in sequenza: prima l’eclissi, poi la pioggia di meteore, le stelle cadenti di San Lorenzo.
Ore 20.00. La Luna si è mangiata già quasi la metà del Sole. Era dai tempi dell’affondamento del Titanic che la Spagna non vedeva un’eclissi così. L’Italia ebbe la sua nel 1961. Sull’Atlantico i pellegrini arrivati in fondo al Cammino di Santiago si godono lo show con la Cattedrale di fondo. Sull’altopiano di Burgos, la Nasa ha affittato un intero villaggetto per piazzare telescopi e lanciare sonde. Ventiquattromila guardias civiles e novemila agenti hanno dirottato il traffico, aiutato, consigliato. La preoccupazione è che tanta gente in un altopiano riarso dalla siccità accenda nuovi incendi. È tradizione che le eclissi diventino affari di Stato. In Cina l’imperatore stipendiava astronomi per prevederle, ma quando fallivano il licenziamento passava dal patibolo.
Ore 20.25. Manca un’ora al tramonto, ma è più buio che in piena notte. Francesi, inglesi, giapponesi, italiani sono seduti sul pendio con gli occhialini di cartone ben piantati sul naso. Gli schermi dei telefonini brillano già più della poca luce che rimane. C’è chi è venuto apposta per lo spettacolo della star. Hanno prenotato aerei e hotel con mesi di anticipo. Altri si sono fatti cogliere di sorpresa. I media martellano sul rischio per la retina. Non si guarda il Sole e le lastre delle radiografie non sono la soluzione.
Tra tanti ben attrezzati ci sono anche gli improvvisatori creativi. Due amici sono venuti con occhiali da sole e maschera da sci, uno sopra l’altro. Gli sguardi di disapprovazione non li convincono a girare la testa. Un altro ha portato il colapasta. Lo tiene a un paio di spanne da terra fino a che dai buchini non filtra l’ombra dell’eclissi. Nitida e grande abbastanza per seguire il cammino della luna davanti al sole.
Le luci ricurve
Ore 20.29. «Ecco, ecco». Sale un urletto. Qualcuno applaude. Il sole sta davvero scomparendo. I telescopi vedono fenomeni altrimenti impossibili. Nel 1868, il francese Jules Janssen notò una banda gialla attorno all’astro che non corrispondeva ad alcun elemento conosciuto. Aveva scoperto l’elio. Cinquantuno anni dopo, nel 1919, due squadre britanniche osservano la stessa eclissi dall’Africa e dal Brasile. Fotografano le stelle attorno al disco oscurato per vedere se, come sosteneva uno scapigliato professore tedesco, sono fuori posto, deviate dalla gravità del Sole che incurva lo spazio. Lo sono. L’annuncio fa di Albert Einstein l’uomo più famoso del mondo. Il New York Times dà la notizia delle luci ricurve, ma chiosa che comunque «nessuno si deve preoccupare».
Ore 20.30. Da dietro un occhialino l’eclissi totale è solo un cerchio nero su un cielo improvvisamente grigio. Quando mai? I leoni ruggiscono, le zebre si imbizzarriscono, gli umani fanno rumore. In effetti è difficile stare in silenzio. È come accompagnare Gimbo Tamberi al salto, incoraggiare il Sole a liberarsi dall’incantesimo che gli ha fatto la Luna. I secondi passano, l’applauso si spegne e la luce non torna.
Il silenzio
Con gli occhialini non si vede proprio nulla. Hanno detto che si possono togliere fin quando resta l’eclissi totale. Ecco. Pare l’aria sospesa prima dell’alba quando l’orizzonte si fa più chiaro. Ora quella luce di riflesso viene proprio dal disco nero. Altra bizzarria tra le tante. Ci si guarda attorno e non si vede. Piuttosto si sente il silenzio e l’aria muoversi. Su questi secondi di inquietudine Cristoforo Colombo ci ha costruito una truffa clamorosa. Era approdato in Giamaica e convinse gli indigeni arawak a nutrirlo per mesi grazie ad un almanacco astronomico che lo aiutò a prevedere l’eclissi. Il mio Dio vuole che mi aiutiate, se no, si mangia il vostro sole. Dicono che l’eclissi abbia fermato guerre, lanciato profeti e religioni.
Virginia Woolf, la scrittrice, viaggiò in treno due giorni per vederne una nello Yorkshire. Nel suo diario, quella sera, scrisse: «Eravamo caduti. Si era spento. Non c’era colore. La terra era morta... Poi la luce tornò. Come una guarigione».
Ore 21.00. Il Sole è tornato per metà, la luce però si riconosce, è già quella calda del tramonto. La folla sciama dalla collina rassicurata. Lo spettacolo è finito prima di finire. L’emozione per il fenomeno più inquietante del Pianeta Terra è durata il tempo di un film. Mandano foto, mettono like. Danno già le spalle alla star del giorno.