Corriere della Sera, 12 agosto 2026
In morte di John Crowley
Le sue opere fantasy e di fantascienza hanno ampliato i confini della letteratura di genere, intrecciando la storia, la filosofia, la religione, e la riflessione sul senso del tempo. È scomparso lo scorso 8 agosto – ma la notizia è stata data in ritardo – lo scrittore e sceneggiatore di documentari John Crowley, considerato tra gli autori più originali e complessi nel suo ambito. Aveva 83 anni.
Il grande critico letterario Harold Bloom (1930-2019) ha annoverato le opere principali di Crowley tra quelle del suo Canone occidentale della letteratura (1994). Con Bloom, l’autore di sci-fi ha avuto una lunga corrispondenza epistolare in vita, a testimonianza di una stima reciproca e della comune passione per la letteratura creativa.
«L’opera di Crowley – ha scritto la casa editrice americana Deep Vellum, tra quelle che lo hanno pubblicato – ha infuso nel genere una serietà morale, filosofica ed estetica raramente riscontrabile dai tempi di Tolkien. I suoi progetti più significativi, tra cui Little, Big e il ciclo Ægypt, si sono affermati tra le maggiori conquiste letterarie del XX secolo».
Nato a Presque Isle, nel Maine, il 1° dicembre 1942, si trasferisce diverse volte poiché il padre era un ufficiale medico dell’Aeronautica militare. Frequenta l’università dell’Indiana, laureandosi in Letteratura inglese nel 1964. In seguito si sposta a New York e lavora come fotografo freelance e poi come sceneggiatore di documentari televisivi e cinematografici (nel 1989, con la moglie Laurie Block, fonda la Straight Ahead Pictures, società che produce film, video e programmi sulla cultura e la storia americana).
Negli stessi anni, inizia la carriera come scrittore. Il suo primo romanzo, The Deep, esce nel 1975 (…E la bestia sorse dall’abisso…, Meb, 1977), seguito da altri due titoli, tutti di fantascienza: Faccia di bestia (Mondadori, 1996) e La città dell’estate (Mondadori, 1997).
Il suo libro più celebre, Little, Big (in Italia lo pubblica Mondadori nel 2023), esce nel 1981 ed è premiato con il World Fantasy Award. Considerato un classico del fantasy americano (secondo Bloom nientemeno che un «capolavoro trascurato»), il romanzo racconta l’incontro tra il nostro mondo e quello delle fate; qui si mescolano Shakespeare, Lewis Carroll e il folklore persiano. Tra le sue opere più ambiziose c’è la tetralogia non tradotta in italiano Ægypt, iniziata nel 1987 con il romanzo che dà il titolo al ciclo, proseguita con Love & Sleep (1994) e Dæmonomania (2000), e conclusa da Endless Things (2007).
Molto apprezzate anche le sue opere di narrativa breve, tra cui Great Work of Time, pubblicato originariamente sul periodico «Novelty» e premiato con il World Fantasy Award (in Italia è uscito come Ingranaggi del tempo nell’antologia Stelle di neutroni, Mondadori, 1992).
Nel 1992 riceve il Premio della Letteratura assegnatogli dall’American Academy and Institute of Arts and Letters. Nel 1993 inizia a insegnare Scrittura creativa all’università di Yale, dove si è occupato anche di narrativa utopistica e sceneggiatura. Il suo rapporto con l’università nasce anche grazie all’amico Bloom, che ha contribuito a farlo conoscere in ambito accademico, anche se Crowley in vita non è mai stato un autore veramente «commerciale».
Nel 2003 Crowley ha ricevuto in Italia il premio Flaiano per il suo romanzo La traduttrice (Ponte alle Grazie; poi Tea, 2006). Sempre per Ponte alle Grazie è uscito nel 2006 La terra della sera, romanzo storico-letterario dedicato alla figura di Lord Byron e alla costruzione di un’opera perduta attribuita al poeta inglese. Tra i vari riconoscimenti, anche il World Fantasy Life Achievement Award (2006) per il complesso della sua attività letteraria. Il suo ultimo romanzo, nel 2017, segna un ritorno al fantasy con Ka: Dar Oakley in the Ruin of Ymr.