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 2026  agosto 12 Mercoledì calendario

Assad è stato condannato a morte

Gerusalemme Si consuma la vista – raccontano – a rileggere i libri di oftalmologia studiati all’università, per passare qualche ora dopo alle sessioni ben più lunghe con gli occhi davanti allo schermo del computer o del telefonino: giochi online. Bashar Assad aveva scelto la specializzazione in chirurgia oculistica «perché è molto precisa, non è quasi mai un’emergenza e si sparge poco sangue».
In 13 anni di repressione della rivolta contro di lui – diventata guerra civile – gli sgherri ai suoi ordini di sangue ne hanno sparso molto. Adesso i giudici a Damasco, da cui è fuggito nel dicembre del 2024, lo hanno condannato a morte per crimini di guerra e contro l’umanità. In contumacia: perché il dittatore sta trascorrendo l’esilio nel lusso di Mosca e sotto la protezione del Cremlino, tra l’attico sfarzoso nel centro della capitale e una villa nei sobborghi lussuosi. Mentre i servizi segreti e l’esercito affamavano le città e i villaggi ribelli, la moglie Asma aveva continuato ad acquistare mobili di design via Internet: la famiglia non è riuscita a portarseli dietro, ma nei conti bancari russi hanno trovato ad aspettare i miliardi accumulati durante il periodo al potere, Bashar era succeduto al padre Hafez nel 2000.
Con lui è stato condannato alla pena capitale, sempre in contumacia, il fratello Maher: accusato dalla Francia per l’uso di armi chimiche, comandava la Quarta Divisione Corazzata, la forza d’élite composta soprattutto da uomini della minoranza alawita – come gli Assad – dispiegati per massacrare i rivoltosi sunniti. Quando è stata letta la sentenza, Atif Najib era invece in tribunale: da capo della polizia politica a Deraa, aveva fatto arrestare e torturare un gruppo di ragazzini che aveva inseguito la speranza di libertà in movimento nei Paesi arabi di quel 2011. «Tocca a te Dottore» avevano dipinto sui muri della scuola. Tocca a te Bashar: dopo Abidine Ben Ali in Tunisia o Hosni Mubarak in Egitto. Come a dire: basta con il regime, basta con il terrore. Najib con quello aveva risposto: gli adolescenti, il più giovane aveva 11 anni, vengono picchiati, a qualcuno strappate le unghie. E quando i genitori, gli insegnanti, i cittadini ne chiedono la liberazione, comanda di sparare sulla folla. La rivolta si estende dal sud a tutto il Paese.
La sentenza – che colpisce altri cinque membri del regime, anche loro fuggiti – è la prima emessa dal nuovo governo contro i vertici della dinastia degli Assad installata dal capostipite Hafez nel 1971. Il presidente Ahmed al Sharaa, ex comandante di un gruppo ribelle islamista, deve ora riuscire a convincere la Russia (cui ha appena concesso la permanenza di due basi militari in Siria, pur ridimensionate) a consegnargli Bashar.