Corriere della Sera, 12 agosto 2026
Si confida con il faccendiere Valter Lavitola, Sigfrido Ranucci. Si direbbe senza remore, e certamente su tanti argomenti, anche delicati
Si confida con il faccendiere Valter Lavitola, Sigfrido Ranucci. Si direbbe senza remore, e certamente su tanti argomenti, anche delicati. Stati d’animo – «sono stanco» – commenti sulla Rai – «sono falsi, li odio» – e così inevitabilmente, confidenza dopo confidenza, anche le vicende personali del conduttore di Report finiscono per entrare nel rapporto tra i due. Tanto che una donna vicinissima a Ranucci, spazientita per la mancanza di risposte, lo cerca sul telefono di Lavitola mentre quei due sono comodamente attovagliati al ristorante.
Il legame
«Sono stanco Valter» è lo sfogo (via WhatsApp) di Sigfrido Ranucci una sera. Di colpo ecco il salto di qualità affettivo, la conoscenza che si trasforma in legame amicale, in desiderio di comprensione. Ma di qua, dall’altro lato dello steccato emotivo, ci sono calcolo e ambizione. La risposta di Valter Lavitola arriva così, all’apparenza premurosa: «Per piacere tieni sotto controllo la tua salute. Non ti ho mai sentito dire che sei stanco. In ogni caso credo ti sia chiaro che ogni attacco che ti fanno serve a farti crescere ulteriormente. Cerca di cogliere, altrimenti rischi la salute». Lavitola, del resto, da tempo invia messaggi quasi adulatori a Ranucci, anche per convincerlo a candidarsi: «Berlusconi ti avrebbe fatto copresidente – gli scrive nel 2024 – allora ti avrebbe ceduto il posto».
Accade addirittura che i suoi (altri) affetti lo richiamino alla realtà, di quando in quando. Così L.C., a lui molto vicina, lo rimprovera di «non rispondere mai» quando è impegnato con Lavitola. Arriva a chiamare lo stesso faccendiere pur di farsi passare al telefono Ranucci. La scena è descritta nell’ordinanza. È il 17 aprile 2025. Lavitola al primo squillo risponde: «Lauretta!». Lei: «C’è Sig..». Non c’è neanche bisogno di terminare il nome. E infatti il faccendiere glielo passa. La donna si lamenta con Ranucci: «Eh... ti sto chiamando, ma naturalmente tu non mi rispondi mai». Questa conversazione dimostra chiaramente, per il gip, «come vi fosse un rapporto di estrema confidenza e amicizia tra i tre». La scena si ripete il 26 dicembre, lei che chiama e stavolta Ranucci risponde: «Eh sto da Valter... sto seduto ad aspetta’ che c’aveva da fare con uno... mo ritorna...».
Intanto il faccendiere tampina, candidandosi a supporto, amico solidale, suggeritore tanto accorto quanto, all’apparenza, disinteressato: «Quando tu arrivi in un luogo devi avere una struttura di protezione fisica... nel momento in cui scendi dalla macchina devi avere una staffetta lì fatta da almeno quattro uomini più due nella macchina di scorta che, dopo aver fatto il sopralluogo ti fanno un cerchio di protezione fino all’ingresso». Poi, via via sempre più enfatico, vagamente mistico: «Ti ripeto, in nome di Dio, dammi retta! Il vero pericolo che hai tu sono gli odiatori».
Infine, quasi profetizzando attentati, aggiunge: «Si cercano persone psicolabili sui social con una predisposizione e si plagiano. Il grado di protezione che tu hai prevede la staffetta... parla con il capo scorta. Mi dispiace dirtelo ma se non lo fai troverò io la soluzione per farlo». Va immaginato il binomio tra il giornalista e il faccendiere perfettamente tonico che ricava energie dai suoi stessi progetti. Così il rapporto tra i due si trasforma in routine quasi quotidiana. Tanto che Ranucci consegna nelle mani dell’amico (non troppo fidato) stati d’animo e questioni delicate.
In seguito a una circolare della direzione Rai sfavorevole a Report, Ranucci scrive a Lavitola: «Li odio. Sono falsi». In un’altra occasione, istintivo e fiducioso nell’altro, Ranucci gira al faccendiere la mail del direttore degli approfondimenti Rai, Paolo Corsini: «Caro Sigfrido, mi dispiace dover nuovamente tornare su questo tema ma la scaletta della prossima puntata di Report presenta i medesimi nodi irrisolti che ho già più volte avuto modo di portare alla tua attenzione nel corso di queste ultime stagioni televisive... non è un caso che, purtroppo, con sempre maggiore frequenza alcuni passaggi delle inchieste di Report vengano strumentalizzati da alcuni partiti e sempre gli stessi. O trovino costante rilancio soltanto su alcune testate dalla precisa linea editoriale».
Del resto, già nel luglio del 2024, Lavitola sulla Rai scrive a Ranucci: «Sarebbe il momento di andartene». E Ranucci: «Sì, stanno facendo di tutto per mandarmi via». E il faccendiere: «Faresti Bingo, e tra due anni fai il presidente».
Ranucci riceve anche messaggi (di persone non identificate) sul rischio di perdere la conduzione della trasmissione e su colleghi giornalisti: «Mercoledì Ruffo (il conduttore di Mi manda Raitre, ndr) ha incontrato il braccio destro della Meloni su Report». E ancora, messaggio con insulti: «Ormai quello (...) sta culo e camicia con loro». E un altro conoscente lo dà per prossimo alla sostituzione: «Ho sentito uno di quei comunicatori lobbisti e mi ha detto che il tentativo sarà quello di mettere quel signore lì e dargli un mandato in discontinuità con te». E con chi condividere simili messaggi? Con Lavitola, chiaro: glieli inoltra subito. E così mentre il faccendiere pianifica il proprio futuro da eminenza grigia accanto a un Ranucci presidente del Consiglio, il conduttore (parlando di sé in terza persona) gli scrive: «Gasparri (il senatore Maurizio Gasparri, ndr) e company hanno chiesto il controllo di Ranucci, e Rossi (l’ad Rai, ndr) ha eseguito...».