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 2026  agosto 10 Lunedì calendario

La morte di Desirée, la ragazza di 16 anni drograta, stuprata e lasciata morire, vale 75 mila euro

Si aggiunge un nuovo capitolo alla drammatica vicenda di Désirée Mariottini, la ragazza di 16 anni trovata morta il 19 ottobre del 2018 in uno stabile abbandonato a Roma, in via dei Lucani, nel quartiere San Lorenzo. Desirée fu drogata con un mix di stupefacenti, abusata sessualmente mentre era incosciente e lasciata agonizzante senza ricevere soccorsi.
Ma chi la uccise non è in grado di pagare alcun risarcimento, perché non ha nulla. Per la famiglia della ragazza, dunque, si è aperto un altro doloroso capitolo.
A processo per omicidio, violenza sessuale, cessione di droga e morte come conseguenza di altro reato, erano finiti quattro uomini di origini africane: quelli che, a vario titolo, le avevano venduto la droga, l’avevano stuprata e, infine, non sapendo come rianimarla, l’avevano lasciata morire sul letto di quella casa abbandonata. La Cassazione ha confermato tutte le condanne: 22 anni per Mamadou Gara, 26 per Alinno Chima, 18 per Brian Minthe, ergastolo per Yousef Salia.
Rimanevano però da definire i risarcimenti in sede civile. Nei giorni scorsi, il giudice Claudio Patruno, della seconda sezione civile del Tribunale di Roma, ha rigettato le richieste dei legali della famiglia della vittima, che avevano chiesto allo Stato italiano circa 900 mila euro di risarcimento. Questo perché l’assassino di Desirée, Yousef Salia, risulta «incapiente», cioè nullatenente; la madre e la sorella della vittima si erano dunque rivolte, tramite i propri legali, allo Stato, chiedendo l’adempimento delle direttive Ue in materia di risarcimento per crimini violenti. Alla famiglia, però, spetta solo l’indennizzo del Ministero degli Interni. Il Tribunale capitolino ha sottolineato infatti in sentenza la differenza tra indennizzo e risarcimento, illustrando nelle motivazioni che lo Stato italiano si è adeguato alle direttive europee, per quel che riguarda il risarcimento per crimini violenti quando chi dovrebbe risarcire le vittime e i familiari non è in grado di farlo, e lo ha fatto tramite un Fondo del Viminale, che nel caso di specie ha riconosciuto 25 mila euro per la violenza sessuale e 50 mila euro per l’omicidio.
Il nodo risarcimento
Poiché l’assassino
è nullatenente, c’è solo l’indennizzo del ministero dell’Interno
Si legge infatti in sentenza: «Indiscutibile l’adeguamento normativo italiano, essendo l’attuazione della direttiva Ue in Italia, in base alle disposizioni con le quali lo Stato italiano ha corretto il tiro indennizzatorio, tesa proprio ad assicurare un indennizzo alle vittime di reati violenti». In altre parole il risarcimento ha la finalità di ripristinare la situazione preesistente al danno, l’indennizzo ha una mera funzione riparatoria, che non è necessariamente commisurata a ciò che è successo. Alla madre e alla sorella della povera Desirée al momento spettano dunque solo gli indennizzi del Fondo del Viminale, da dividere con il padre della vittima.
Gli indennizzi, infatti, non sono previsti per ciascun avente diritto, ma sono cumulativi: va diviso pro quota nel caso di più familiari o più vittime. L’interpretazione del Tribunale romano della direttiva europea, dunque, è che «essa introduca un semplice indennizzo/rimborso a carico dello Stato e non un risarcimento del danno».
I legali della famiglia hanno già annunciato che faranno appello: a loro dire infatti «non sono state affatto rispettate le direttive Ue in materia, le norme italiane non sono ancora del tutto conformi ai principi europei». La parola passa, dunque, alla corte d’Appello di Roma.