Corriere della Sera, 10 agosto 2026
Il caso Report e l’audit in Rai
L’arresto di Valter Lavitola quale mandante dell’attentato al conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, incrocia in un punto nevralgico l’indagine interna del Comitato etico della Rai sul giornalista. A ieri si era al punto in cui si stava cominciando a tirare le fila della relazione che deve essere sottoposta all’amministratore delegato Giampaolo Rossi, perché possa prendere una decisione sulle sorti di Ranucci. Fonti non confermate davano per imminente la fase conclusiva, appena prima della pausa di Ferragosto. Ora però le motivazioni dell’arresto introducono novità importanti che riguardano l’inchiesta giudiziaria ma non possono essere trascurate in quella interna alla Rai. Perché, se da una parte il movente attribuito al faccendiere, cioè aumentare la popolarità del giornalista per poterlo affiancare da consigliere in un futuro politico, lascia qualche dubbio sulle reali ambizioni di Ranucci (che comunque era a conoscenza del sondaggio che Lavitola voleva condurre per misurarne l’appeal), dall’altra esclude categoricamente un suo ruolo nell’ideazione dell’attentato.
A viale Mazzini spiegano che l’arresto di Valter Lavitola non condiziona il lavoro della Commissione che sta svolgendo in piena autonomia le attività istruttorie di competenza. Ma è evidente che le motivazioni esposte riportano mediaticamente Ranucci nel ruolo della vittima di una macchinazione ai suoi danni, limitando definitivamente gli addebiti all’opportunità delle sue frequentazioni per il grande pubblico e, per il Comitato etico, al ruolo delle fonti nelle inchieste di Report.
La differenza pare impercettibile, ma per chi dentro e fuori dalla Rai si aspettava un verdetto del Comitato etico netto, sorretto dai dubbi dell’opinione pubblica provocati dagli articoli di stampa delle ultime settimane, conta eccome. Al punto che ieri in Rai serpeggiava il sospetto che l’arresto del faccendiere, fatto cadere proprio all’inizio della settimana che pareva decisiva per l’indagine interna, non sia stato un caso, ma una mossa per arrestarne la corsa verso un precipitoso giudizio finale sfavorevole a Ranucci. Certo è che le voci che davano per imminente la chiusura della verifica interna si sono attenuate e si comincia a parlare di tempi più lunghi. Tanto più che la Procura avrebbe risposto positivamente alla richiesta di aprire un Audit in Rai, avanzata dall’ad, sostenendo che la propria autorizzazione non era neppure necessaria.
Il lavoro della redazione di Report, del resto, è già avviato: i pezzi sarebbero stati già tutti assegnati, la partenza del nuovo ciclo è prevista l’8 novembre. C’è tempo, quindi, per decidere anche su un’eventuale successione a Ranucci, ipotesi sulla quale resta massima la prudenza per evitare di sollevare polveroni politici. A martellare però c’è sempre la maggioranza che ogni giorno non manca di chiedere alla Rai chiarezza e polso.
Ranucci da parte sua non commenta gli ultimi sviluppi. Al Corriere fa sapere di essere molto amareggiato: «Vedere che dopo una bomba e 30 anni di sacrifici c’è chi infanga il padre, per i miei figli non è bello. E vedere il loro dolore mi fa impazzire». In compenso mostra quante visualizzazioni ha ricevuto il suo ultimo post con la foto che lo raffigura con la madre: «Sono 1,2 milioni. Ho tanta gente che mi vuole bene». Qualche ora prima dell’arresto di Lavitola, sui social dava così appuntamento al suo pubblico il 29 agosto ad Agrigento con lo spettacolo Diario di un Trapezista: «Ci tengo a ringraziare tutti voi che in questi giorni mi state scrivendo messaggi di solidarietà e affetto. Non riesco a rispondere a tutti, ma ci tengo a dirvi che in questo momento siete la mia forza».