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 2026  agosto 10 Lunedì calendario

In morte di Massimiliano Cencelli

roma «Io un’idea ce l’avrei». Adolfo Sarti, più volte ministro, ne ha di pensieri in quel momento: insieme a Cossiga e Taviani ha appena preso il 12 per cento al congresso della Dc a Milano, anno 1967, creando la corrente dei Pontieri, che si infila tra gli andreottiani e i dorotei. Ma come farla fruttare? Massimiliano Cencelli non usa giri di parole: «Come fanno le società quotate? Si spartiscono il potere in base alle azioni. Noi abbiamo le tessere, facciamo lo stesso». Sarti solleva gli occhi, e per un attimo sta in silenzio davanti al suo segretario che lo segue da quando era un ragazzino, poi gli dice: «Lavoraci su».
Accidenti se funziona. Dopo i congressi si rifacevano i governi, seguendo la mappa aggiornata delle correnti. I Pontieri si portano a casa Taviani all’Interno, Gaspari sottosegretario alle Poste, Cossiga alla Difesa, Sarti al Turismo e Spettacolo. Un trionfo. Proprio Sarti coniò allora la frase che riproponeva ai giornalisti che volevano notizie sulle nomine: «Chiedete a Cencelli». Incarichi che si contano e si pesano, divisi in «Grossissimi», «Grossi», «Piccoli» e «Senza portafoglio». Un ministero importante può arrivare a valere quattro sottosegretari. Ma il manuale è buono anche per gli incarichi di partito, per i posti nelle società partecipate, per le direzioni della Rai.
Per lunghi anni quel manuale non fu pubblicato. In origine era composto da otto paginette dattiloscritte, rigorosamente anonime, e riprodotto con la carta carbone in non più di sette o otto copie. Il primo algoritmo della storia politica italiana. Vituperato, deriso, dileggiato come la bibbia della spartizione. Ma resistente per decenni a tutte le intemperie. Disse una volta Giulio Andreotti: «È uno di quei libri da dimenticare, a condizione però che lo dimentichino tutti». E, più di recente, Ugo Sposetti, a lungo tesoriere del Pci: «Noi comunisti avevamo il centralismo democratico, ma un po’, sotto sotto, quel sistema lo invidiavamo».
Il metodo
«Le società quotate spartiscono il potere in base alle azioni. Noi abbiamo le tessere»
Massimiliano Cencelli, nato a Roma nel 1936 e a Roma morto l’altro ieri, all’età di 90 anni. Iscritto alla Dc nel 1954, a 18 anni. Ma, con uno strappo alla regola, anche prima, a 15 anni. Ha raccontato anni fa: «Mio zio era segretario della sezione Borgo, a un passo dal Vaticano. E ottenne che Alcide De Gasperi firmasse la mia prima tessera, con il mio nome e cognome scritto di suo pugno». Cara alla Santa Sede, la sua famiglia. Il padre era stato l’autista di Pio XII. Ha ricordato una volta, Cencelli, gli anni bui delle leggi razziali e della persecuzione degli ebrei: «Bussò alla porta un vecchio amico di mio padre, disse che i tedeschi stavano rastrellando il ghetto. Poi indicò il bambino: “Questo è mio figlio”. Mio padre rispose: “Entra”». Massimiliano trovò un fratello in Leone Terracina. Anni dopo Israele insignì i genitori di Cencelli, Armando e Luisa, con il titolo di Giusti fra le Nazioni.
Il manuale monopolizzò tutta la sua vita. Se ne stava giorno e notte seduto alla sua scrivania, da un lato una calcolatrice, dall’altro enormi faldoni con i quali aggiornava le fibrillazioni continue della Dc: nuove correnti, passaggi da una corrente all’altra, pacchetti di tessere che cambiavano mano. E poi telefonate, liti, scatti di collera, urla e decine di migliaia di sigarette, fumate una via l’altra. «Una vitaccia», dirà, che gli costò anche un infarto a 55 anni. Poi anni prima, nel 1981, il suo nome era comparso anche nella lista della P2 di Licio Gelli.
Manuale Cencelli, nato nel 1967 ma che nell’immaginario collettivo pare assai più vecchio. Un giorno Massimiliano era al San Raffaele, si occupava di relazioni pubbliche. Gli presentarono Silvio Berlusconi, che era accompagnato da Gianni Letta. E il Cavaliere gli disse: «Lei è il figlio dell’uomo che ha scritto il Codice Cencelli?». Letta lo corresse prontamente: «Manuale, non codice». E Cencelli: «Sono io che l’ho scritto». Non se ne vantava, che fin troppi erano i giudizi pesantemente negativi su quel meccanismo spartitorio, finito pure sulla Treccani sotto la voce «cencellismo». Anche se di recente ha rivendicato: «Adesso succede di peggio, pochi leader decidono tutto loro». E poi una volta ha confidato: «Sa, una volta ho conosciuto un presidente americano, e mi ha detto che quel manuale lo usavano anche loro, a Washington».