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 2026  agosto 07 Venerdì calendario

Quei poveri parlamentari!

Poveri parlamentari, bisogna pur capirli! È facile condannarli per l’ultima «gazzarra» o per l’ennesima «bagarre», termini che ormai si applicano solo alle sceneggiate tra la rissa e l’avanspettacolo nelle un tempo austere aule parlamentari. Facciamo presto noi giornalisti, con moralistico snobismo, a indignarci per cappi sventolati e bende sugli occhi, cartelli issati ed ex capi di Stato profanati. Ma che altro possono fare, oggi in Italia, i rappresentanti del popolo sovrano?
Le leggi non spettano più a loro, e sì che sarebbero il «potere legislativo». Ormai le leggi le fa il governo, abitualmente, con i decreti legge. Emendarle nemmeno possono, quelli dell’opposizione perché devono dire no e basta sennò è «inciucio», quelli della maggioranza possono solo su ordine del segretario del partito, se ha raggiunto un accordo col segretario dell’altro partito in un vertice svoltosi altrove. La legge di Bilancio si fa ad anni alterni in una sola Camera, l’altra ratifica e basta, in nome del monocameralismo di fatto che è stato introdotto senza dirlo nel nostro sistema costituzionale. Le interrogazioni parlamentari non fregano più a nessuno, con quelle non si va sui giornali. Al parlamentare non resta che far casino.
È la nuova funzione politica dei «figli della lista bloccata». E bisogna darsi da fare soprattutto quando si avvicinano le elezioni, perché ognuno sa che non saranno gli elettori a decidere se rieleggerlo oppure no, ma il capo del suo partito mettendolo in lista oppure no. Ed ecco spiegato lo spettacolo di questi giorni. Tra l’altro poco creativo, fatto di goliardia e imitazioni di basso livello. Per esempio, il parlamentare vannacciano che ha tirato su in Aula un cappio, come ai tempi di Tangentopoli fece un deputato leghista, contro chi lo sventolava? Chi intendeva impiccare, seppure metaforicamente, visto che si parlava del fondo Safe per la difesa? Quella corda era dunque una pura citazione situazionista (se l’onorevole Edoardo Ziello non si offende perché l’ho chiamato «situazionista»)?
Capigruppo e vicecapigruppo devono ormai essere esperti in coreografia, immagino che facciano delle riunioni del gruppo prima dello show per coordinare tempi e battute. Quando l’oratrice di Alleanza Verdi e Sinistra, Elisabetta Piccolotti, dice rivolta verso la maggioranza che difende Delmastro: «Non si può bendare l’Italia», tutti i colleghi all’unisono tirano fuori il fazzoletto e si bendano. Quando l’avvocato Conte, ex premier, non uno qualunque, dice: «Tirate fuori le chat, tirate fuori i cellulari», tutti quelli del suo gruppo tirano fuori i telefonini a favore di telecamere. Non è facile, ci vuole tempo, ritmo, regia. È la civiltà dell’immagine, del gesto che prende il posto della parola (radice etimologica di «Parlamento»). Il parlamentare oggi è comparsa.
Per fare il deputato, poi, è importante non conoscere la storia; o meglio, conoscerne solo la versione letta sul Bignami. Bignami infatti, il capogruppo di Fratelli d’Italia, ha tuonato in Aula contro il defunto Oscar Luigi Scalfaro (che c’entrava? boh) accusandolo di aver liberato 300 mafiosi, poi rimandati in galera dal Guardasigilli Conso. Solo che non furono mai «liberati», e la sospensione del regime del 41 bis non fu decisa da Scalfaro, ma anzi dal ministro che li avrebbe poi «riportati in galera». Vabbè, dettagli. L’importante era scatenare la «bagarre» con l’opposizione, indignata come d’ordinanza.
E Paolo Borsellino, ne vogliamo parlare? Perché quest’uomo, che ha dato tutto ciò che poteva alla Repubblica, fino all’estremo sacrificio, deve essere così frequentemente oggetto di una tale volgare strumentalizzazione? Il presidente del Senato Ignazio La Russa dice che se fosse vivo oggi sarebbe ministro di Fratelli d’Italia, e Elly Schlein lo chiama in causa per il caso della Bisteccheria d’Italia, là dove le traiettorie di Andrea Delmastro e dell’oste mafioso si incrociarono. Che tristezza!
È vero, dipende anche dalla qualità del nostro personale politico, come spesso si dice. In Parlamento oggi non troverete molte personalità che possano meritare un giorno un decimo dell’ammirazione che campioni dello sport come Franco Baresi o della cultura popolare come Francesco Guccini stanno ricevendo in questi giorni. Ma il problema è sempre lì: come vengono selezionati. Oggi il merito è pesato in obbedienza e disponibilità a rendersi ridicolo, trasformando le Camere in bivacchi di manipoli della gag, di energumeni dell’oratoria, di majorette del loro capo. Solo così si viene rieletti.
È un lavoro sporco, lo so, ma qualcuno deve farlo.  Poveri parlamentari!