Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  luglio 01 Mercoledì calendario

Biografia di Alfonso Bonafede

Alfonso Bonafede, nato a Mazara del Vallo (Trapani) il 2 luglio 1976 (50 anni). Politico • Dal 24 maggio 2023 componente del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, è stato deputato alla Camera dal 15 marzo 2013 al 12 ottobre 2022 per il Movimento 5 Stelle, ricoprendo vari incarichi parlamentari, e ministro della Giustizia dal 1º giugno 2018 al 13 febbraio 2021 nei governi Conte I e II, realizzando leggi come la Spazzacorrotti e il codice Rosso.
Titoli di testa «Gli innocenti non finiscono in carcere» [In tv a Ottoemezzo nel gennaio 2020].
Vita Nato a Mazara, figlio di Riccardo (scomparso nel 2022 a 77 anni). A Mazara è cresciuto e ha studiato fino alle superiori. Si trasferisce nel 1995 a Firenze, dove vive tutt’oggi e svolge la professione di avvocato civilista, per frequentare la facoltà di giurisprudenza dell’Università degli Studi; si laurea con 105/110. Bonafede in quel periodo è anche assistente a titolo gratuito di Giuseppe Conte che allora aveva la cattedra di ordinario di Diritto privato. Nel 2006 consegue il dottorato di ricerca presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università di Pisa. Dal 2006 è avvocato presso il tribunale di Firenze • Nello stesso anno entra a far parte del gruppo degli “Amici di Beppe Grillo” del meet-up di Firenze • Alle elezioni amministrative del 2009 si è candidato come sindaco di Firenze per la lista “Lista Civica 5 Stelle”, ma ha ottenuto solo l’1,8 per cento dei voti. Pochi mesi dopo aderisce al Movimento 5 Stelle (M5s) di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio • In vista delle elezioni politiche del 2013, viene candidato alle cosiddette elezioni “Parlamentarie” del M5S (consultazione online per le candidature al Parlamento), risultando il più votato con 227 voti su un totale di 1.300 in tutta la Toscana • Candidato per le politiche del 2013 alla Camera dei deputati, tra le liste del Movimento 5 Stelle come capolista nella circoscrizione Toscana, viene eletto deputato alla Camera per il M5s: «Nel 2009 mi sono presentato alle elezioni amministrative senza soldi, quasi senza campagna elettorale, e ho sfiorato il 2 per cento: 4 mila voti. Ora la percentuale potrebbe fermarsi attorno al 18 per cento, con più di 35 mila voti solo tra i fiorentini» [a Cerruti, Sta, 21-02-2013] • «Il Cittadino Bonafede con irrefrenabile eloquio ha travolto a Otto e mezzo Lilly Gruber che, pur con la sua elegante sapienza, non è riuscita a stanarlo dall’ovvio. Si capisce adesso perché il leader del movimento proibisce ai suoi ragazzi di farsi avvicinare dalla casta patibolare dei giornalisti pagati non tanto per sputtanare il movimento quanto per fare i giornalisti» [Natalia Aspesi, Rep 08-03-13] • Altri No Tav convinti sono […] e il battagliero avvocato toscano Alfonso Bonafede, noto per la guerra contro il passante fioren­tino della Tav [Giornale 22-03-13] • Per tutta la XVII legislatura della Repubblica ricopre il ruolo di vicepresidente della 2ª Commissione Giustizia della Camera, oltre quello di uno dei 5 giudici membri effettivi del Collegio d’Appello interno alla Camera (Autodichia) • Appena eletto, scrive e deposita una proposta di legge che estende la possibilità di adire a un’azione collettiva e che viene approvata dalla Camera il 3 giugno 2015. Nel 2013, è primo firmatario della proposta di legge sul divorzio breve, poi confluita nella legge approvata dal Parlamento nel 2015 • Nel 2016, Luigi Di Maio, responsabile degli enti locali del M5s, crea il gruppo di coordinamento e supporto dei comuni governati dal partito, composto (oltre allo stesso Di Maio) da Bonafede, Riccardo Fraccaro e Giancarlo Cancelleri • Da dicembre 2016, Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro si occupano di dare supporto al Comune di Roma: «Ci sono due modi per definire la presenza fissa in Campidoglio di Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, i due tutor messi ai fianchi di Virginia Raggi da Grillo e Casaleggio. Il primo lo spiega ai colleghi deputati M5S lo stesso Bonafede, 36 enne avvocato: “In questa fase il nostro supporto è soprattutto psicologico...” L’altro modo è tecnico politico» [Arzilli, Cds 08-01-17] • Alle politiche del 2018 è candidato alla Camera nel collegio uninominale Toscana 1 venendo superato dal candidato di centrosinistra e da quello di centrodestra. Viene eletto nel collegio plurinominale Toscana 3 • È lui che presenta Giuseppe Conte ai vertici del Movimento 5 Stelle come possibile ministro della Pubblica amministrazione, dopo averlo conosciuto durante il periodo dell’Università a Firenze. È Bonafede, inoltre, a curare la parte relativa alla Giustizia del programma di governo del M5s • Con la formazione del governo Conte I è nominato ministro della Giustizia, incarico che ricopre anche nel governo Conte II: «In ogni caso nelle ore che precedono il voto di fiducia, da destra è stato contestato – nell’ordine – al professor Conte di aver scoperto solo ora che l’Italia non è un Paese dove tutti sono corrotti; al ministro di Giustizia Alfonso Bonafede di volere al proprio fianco Piercamillo Davigo, Nino Di Matteo e altri magistrati antiberlusconiani; a Salvini di aver esagerato in annunci sui migranti (da Roberto Maroni); al presidente della Camera Roberto Fico di aver salutato la folla a pugno chiuso comportandosi in tal modo da cosacco (Vittorio Feltri); a Di Maio l’intenzione, attribuitagli, di nominare al vertice della Cassa depositi e prestiti Flavio Valeri, capo di Deutsche Bank italiana e, in quanto tale, emissario di Berlino. Da sinistra è stato rimproverato al governo di essere “il più a destra della storia d’Italia nel secondo dopoguerra” (con la conseguente almeno parziale riabilitazione del gabinetto guidato nel 1960 da Fernando Tambroni)» [Mieli, Cds, 04-06-18] • Durante il mandato ministeriale, come primo provvedimento si occupa di scrivere la legge di riforma per il contrasto alla corruzione, la cosiddetta legge Spazzacorrotti. Il provvedimento, che reca modifiche in tema di inasprimento delle pene, di potenziamento dei mezzi d’indagine (intercettazioni, captatori informatici e agente sotto copertura), di misure interdittive per i condannati (c.d. Daspo, ovvero l’incapacità a vita di contrattare con la pubblica amministrazione) e di incentivi alla collaborazione con l’autorità giudiziaria, viene approvato in via definitiva dal Parlamento il 18 dicembre 2018 • La legge introduce anche la modifica della disciplina della prescrizione, sicuramente il provvedimento più controverso, visto che prevede la sospensione dopo la sentenza di primo grado. Tale norma entrerà definitivamente in vigore il primo gennaio 2020, ma verrà poi in gran parte abolita • Sempre nei primi mesi dall’insediamento si dedica, inoltre, alla stesura, insieme al ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, del disegno di legge Codice Rosso per il contrasto alla violenza sulle donne e sui minori. Il testo, a prima firma Bonafede, viene approvato dalla Camera, il 3 aprile 2019, con 380 voti a favore, nessun contrario e 92 astensioni e poi dal Senato il 17 luglio 2019 con 197 voti a favore, 47 astensioni e nessun voto contrario • Lavora, infine, alla scrittura dei testi di riforma dei riti processuali penale e civile. Il Consiglio dei ministri, nella riunione del 5 dicembre 2019, approva un disegno di legge di delega al Governo per l’efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie presentato appunto da Bonafede • In materia di giustizia, durante il suo mandato ministeriale vengono, inoltre, approvate la legge che estende la possibilità di intraprendere la class action e quella che prevede l’inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell’ergastolo • In tema di contrasto alla criminalità organizzata, è stata approvata dal Parlamento la legge numero 43 del 21 maggio 2019, che interviene sul delitto di voto di scambio politico-mafioso, primo firmatario il senatore Mario Giarrusso • In questo periodo di frenetico attivismo giudiziario (o giustizialista) Bonafede è stato spesso al centro delle polemiche. Uno dei casi più eclatanti scoppia nel gennaio 2019, con la traduzione in Italia dell’ex terrorista Cesare Battisti: «Matteo Salvini e Alfonso Bonafede, titolari dell’Interno e della Giustizia, hanno atteso la preda all’aeroporto per mostrargli il ghigno dei cacciatori di taglie: vigliacco, delinquente, la pacchia è finita, marcire in galera (buttare la chiave, ha aggiunto Giorgia Meloni) in una declinazione infantile e gradassa del potere statale, noncurante del più elementare principio della pietà che il vincitore concede al vinto: macché, un giro del villaggio con pece e piume a maggior gloria dei nuovi padroni» [Mattia Feltri, Sta 15-01-19] • La Camera penale di Roma presenta un esposto alla Procura di Roma, al Garante dei detenuti e a quello della Privacy, riguardo al video pubblicato sui social network da Bonafede, in qualità di ministro della Giustizia, in occasione dell’arresto dell’ex terrorista Cesare Battisti. Per il sindacato dei penalisti romani, l’iniziativa violerebbe l’articolo 114 del codice di procedura che vieta la «pubblicazione dell’immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all’uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica» e l’art 42 bis dell’ordinamento penitenziario che prevede che «nelle traduzioni sono adottate le opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità» • Per questa vicenda nel febbraio 2019 Buonafede viene indagato per abuso d’ufficio, insieme al ministro dell’Interno Matteo Salvini. La procura di Roma tuttavia chiede l’archiviazione del procedimento per la mancanza dei requisiti del dolo e del vantaggio patrimoniale • Un’altra tegola arriva dal caso Palamara. Dall’inchiesta giudiziaria relativa alle nomine nell’ordine giudiziario che investe il Csm e Palamara, sono emersi frequenti contatti tra quest’ultimo e Fulvio Baldi, capo di gabinetto del ministro Bonafede. Il 14 maggio 2020 Baldi si è dimesso dal suo ruolo • Il 2020 è per certi versi l’annus horribilis di Bonafede, che a gennaio incappa in un clamoroso incidente comunicativo: «Certo, gli americani hanno Bill Barr come attorney general (controverso responsabile della giustizia con Bush sr e poi Trump, ndr), eppure noi possiamo rispondere con Alfonso Bonafede, meglio noto nelle discoteche della Sicilia occidentale come Fofò Dj, al ministero della Giustizia. Le asinerie del satiro danzante di Mazara del Vallo sono ormai leggendarie. Ieri sera, a Ottoemezzo, abbiamo assistito a una scena incredibile, grazie alla bravissima Annalisa Cuzzocrea di Repubblica. La Kuzzo ha chiesto al Guardasigilli che si atteggia a Robespierre se “ogni tanto pensa agli innocenti che finiscono in carcere”. La risposta di Bonafede è stata sconcertante: “Gli innocenti non finiscono in carcere”, corollario della massima di Piercamillo Davigo secondo cui “non esistono innocenti, ma solo colpevoli che non sono stati ancora scoperti”. Con la pazienza dei giusti, Cuzzocrea ha fatto notare al ministro della Giustizia che “dal 1992 al 2018, ventisettemila persone sono state risarcite dallo Stato per essere finite in carcere da innocenti”, per l’attonito Guardasigilli l’equivalente di uno “sdeng” sui social» [Rocca, Linkiesta 24-01-20] • Ma c’è anche altro: il ministro deve fare i conti col caso Basentini-Di Matteo. Un passo indietro: su impulso di Bonafede il 27 giugno 2018 era stato nominato, dal Consiglio dei Ministri il magistrato Francesco Basentini a capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Basentini si dimette dal suo ruolo il 30 aprile 2020 in seguito alle “scarcerazioni facili” per il Covid-19. In seguito alle dimissioni di Basentini emerge che nella nomina del capo del Dap, Basentini era stato preferito al magistrato antimafia Nino Di Matteo • Secondo fonti giornalistiche, sulla nomina di Basentini al Dap avrebbe influito la conoscenza con Leonardo Pucci, vice-capo del gabinetto del ministro della Giustizia, e amico dai tempi dell’università di Bonafede. Pucci e Basentini si erano conosciuti alla Procura di Potenza nel 2014, dove lavoravano entrambi. Inoltre, Fulvio Baldi, capo di gabinetto del ministero, Leonardo Pucci e Francesco Basentini sono tutti appartenenti o riconducibili alla corrente moderata, che allora era di maggioranza nel Csm, Unità per la Costituzione. Ad Unicost apparteneva anche Luca Palamara. Bonafede ha dichiarato di aver scelto Basentini per il Dap in base al suo curriculum, e di aver proposto a Di Matteo la direzione degli Affari penali in quanto aveva in mente una riorganizzazione del Ministero, che avrebbe permesso a Di Matteo di lavorare in un ruolo molto importante. Di Matteo rifiutò la nomina agli Affari penali in quanto nel Dap avrebbe potuto continuare con maggiore efficacia la sua lotta contro la mafia. Bonafede ha espresso, sia privatamente che pubblicamente, il proprio rammarico per il rifiuto di Di Matteo • Parallelamente alle vicende legate al suo ruolo di Guardasigilli, Bonafede ha continuato a seguire la vita del partito. Dopo le dimissioni di Luigi Di Maio come capo politico e capo delegazione del Movimento 5 stelle, il 28 gennaio 2020 viene eletto, per acclamazione dai ministri, viceministri e sottosegretari M5S, come nuovo capodelegazione del Movimento 5 Stelle al governo, rappresentandolo quando partecipa ai vertici insieme al presidente del Consiglio e ai rappresentanti delle altre forze politiche che compongono la maggioranza • Il 13 febbraio del 2020 il consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge delega sulla riforma del processo penale presentato da Bonafede per eliminare i tempi morti nel processo e dare una risposta più veloce alla domanda di giustizia dei cittadini. Nel testo trova posto anche il c.d. lodo Conte bis che modifica la riforma, introdotta con la legge anticorruzione, della prescrizione, che sostanzialmente reca una disciplina differente tra assolti e condannati • Il 27 febbraio 2020, la Camera, con 246 sì e 169 contrari, approva in via definitiva il dl in materia di intercettazioni. Buonafede, che come Guardasigilli ha voluto la riforma afferma che essa «potenzia le intercettazioni come strumento di indagine ma nel contempo garantisce una difesa solida della privacy» • Nel decreto fiscale 2020 viene approvato l’inasprimento del carcere per i grandi evasori: misure per rendere più severe le pene per i reati di omessa e fraudolenta dichiarazione, l’abbassamento della soglia evasa che fa scattare la punibilità e la confisca dei beni, come avviene per i reati di matrice mafiosa • Nel febbraio del 2020 è stato, inoltre, approvato dal consiglio dei ministri il disegno di legge, proposto da Bonafede, e dal ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Teresa Bellanova, che riforma i reati in materia agroalimentare, largamente ispirato al testo elaborato dall’Osservatorio Agromafie guidato dall’ex magistrato Gian Carlo Caselli • Il 20 maggio 2020, in Senato, vengono bocciate due mozioni di sfiducia nei suoi confronti: una presentata da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia e una firmata dalla senatrice Emma Bonino • Alle elezioni politiche anticipate del 2022 non è stato ricandidato al Parlamento, per via del vincolo dei due mandati che vige nel partito e la cosa lo ha a dir poco deluso: «“Alfie”, così lo chiama chi ha più confidenza, in un lungo post su Facebook l’ha però presa larga: “Non ho mai chiesto a Beppe o Giuseppe alcuna deroga”. In verità, da tempo, Alfie aveva fiutato che “Beppe” faceva sul serio. E non a caso, nei mesi scorsi aveva investito molte risorse (umane ed economiche) nel potenziamento del suo omonimo studio legale, aprendo una sede anche nel cuore di Milano, con la moglie Valeria Pegazzano e con le parcelle che da ex Guardasigilli non sono certo più le stesse dello storico mini studio fiorentino. Eppure sembra ieri quando un giovane Bonafede da Mazara del Vallo, con un passato in discoteca come “Dj Fofò” e da poco diventato avvocato dopo la laurea in Legge a Firenze, arringava sul palco i No Tav in lotta contro il passante dell’Alta velocità» [Bozza, Cds 01-08-22] • «L’elezione da parte del Parlamento dei componenti laici degli organi di garanzia delle supreme magistrature (amministrativa, contabile e tributaria) si sta trasformando in un assalto alla diligenza. Gli ex parlamentari non rieletti cercano la ricollocazione istituzionale. E la maggioranza prova il colpo di mano occupando 9 caselle su 12. Il Movimento 5 Stelle è disposto ad accettare la ripartizione 9-3, purché tra i 3 membri lasciati all’opposizione ci sia Alfonso Bonafede, ex deputato per due legislature, ex ministro della Giustizia nei due governi Conte, di cui è braccio destro» [Salvagiullo, Dagospia 27-04-23] • Il 28 aprile 2023 viene designato come componente laico del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, grazie a un accordo con i partiti di centrodestra • Con il declino di Grillo e l’ascesa di Conte tra i pentastellati per Bonafede e altri ex si apre una nuova possibilità di rilancio: «Inocularono nel Paese il terribile virus dell’uno vale uno. Solo che adesso un tipo come Alfonso Bonafede è proprio su questo che punta: sul curriculum. Bonafede più di tutti. Ex leggendario dj alla discoteca Extasy di Mazara del Vallo, è stato alla guida della Giustizia per due governi di seguito, nel Conte I e nel Conte II. Però confonde il 41-bis (carcere duro) con il 416-bis (associazione a delinquere di stampo mafioso). E la colpa con il dolo: seduto da Bruno Vespa, cercava di spiegare la cosiddetta “abolizione della prescrizione”. Un gigante. Anche perché è lui che porta Giuseppi, come dice Trump, dentro al Movimento. Era il 2013, i 5 Stelle reclutavano giuristi. “Io ne conosco uno. È stato il mio prof di Diritto privato a Firenze...”. Non sono storie stupende? Se la votazione va come deve andare, se davvero riescono a far fuori Beppone, e Conte vince, questi tornano. Ce li meritiamo?» [Roncone, Cds 02-12-24] • Tornato ai vertici del Movimento Bonafede sta sostenendo le posizioni pacifiste: a giugno 2025 i 5 Stelle hanno organizzato una grande manifestazione contro la guerra e contro il riarmo ai Fori Imperiali. Il corteo era composito: cori per i no alle armi, cori contro la Meloni, cori contro Carlo Calenda, slogan per la Palestina libera. Giuseppe Conte era attorniato da tutta la dirigenza del partito, da Alfonso Bonafede a Chiara Appendino, da Paola Taverna a Rocco Casalino.
Amori Il 3 settembre 2021 presso la villa medicea di Monte Senario si è sposato con Valeria Pegazzano Ferrando con la quale ha aperto uno studio da avvocati a Milano oltre ad avere quello a Firenze • «Le nozze dell’ex ministro della Giustizia si terranno a Firenze nel pomeriggio. Prima ci sarà la cerimonia in una chiesa di campagna, poi il ricevimento nella tenuta Corsini a Mezzomonte, all’Impruneta. Tra gli invitati – che sono circa 150 – moltissimi politici ed esponenti di governo. Si va dal presidente del Movimento Giuseppe Conte alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. Diversi i big del Movimento presenti alle nozze: la senatrice Paola Taverna, l’ex sottosegretario alla presidenza Riccardo Fraccaro, l’ex sottosegretario alla Giustizia, con Bonafede ministro, Vittorio Ferraresi. Incerta la presenza del presidente della Camera Roberto Fico, assente giustificato Luigi Di Maio (che sarà alla riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Unione in Slovenia). Non ci sarà nemmeno il garante M5s Beppe Grillo» [Cds 21-10-21] • Non si conoscono i suoi hobby, ma ha qualche passione ideologico-letteraria: «Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede si è in passato dichiarato un lettore dei Principi di Giorgio La Pira e speriamo ne faccia tesoro…» [Caruso, Giornale 14-05-19].
Titoli di coda Dopo l’esclusione dal Parlamento per il vincolo del terzo mandato: «Non ho mai chiesto alcuna deroga», per poi aggiungere «senza alcuna ipocrisia, dico che se mi fosse stato chiesto di ricandidarmi, avrei preso in considerazione la possibilità».