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 2026  luglio 03 Venerdì calendario

Biografia di Federico Tomasoni

Federico Tomasoni , nato a Clusone (Bergamo) il 4 luglio 1997 (29 anni). Sciatore, specializzato nello ski cross. Medaglia d’argento alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, alle spalle dell’amico Simone Deromedis e precedendo al fotofinish lo svizzero Alex Fiva. Bronzo nello skycross a squadre ai Mondiali di Bakuriani 2023, in coppia con Jole Galli • È stato fidanzato con la sciatrice Matilde Lorenzi (2004-2024) morta il 28 ottobre 2024 in seguito a una caduta in allenamento in Val Senales • «È figlio di Battista Tomasoni, prima atleta e poi istruttore nazionale. Ha iniziato con lo sci alpino, poi ha scelto lo ski cross. Pratica anche mountain bike, alpinismo, surf» (Alessandro Stella) • «Suo padre Battista sciava in Nazionale con Tomba. Lei come ha iniziato? “Ho sciato tanto con mia madre, perché era più libera. Papà faceva l’allenatore e non aveva molto tempo. Oltre alle gare mi piaceva andare per i boschetti a fare i salti”» (a Daniele Sparisci) • «Federico Tomasoni da Castione il 21 febbraio 2025 ha fatto un capolavoro alle Olimpiadi. La sua medaglia d’argento nello ski cross è arrivata dopo mesi difficilissimi, tanto da pensare di mollare tutto. L’idea di non riuscire a gestire le montagne russe dell’anima faceva a pugni con l’obiettivo di Cortina, il sogno olimpico. La sua storia di vittoria, che premia anche un homme de ski straordinario come suo papà «Batti», si accompagna a quella di Federica Brignone, un destino impastato di dolore e fatica, scoramenti e speranze che si sciolgono nella ricompensa sportiva più bella. Come se la vita decidesse di ridarti, sotto altre forme, quello che ti ha tolto» (Daonatella Tiraboschi) • «I cowboys azzurri della neve, quelli che cavalcano lo ski cross: discese, gobbe, salti, spallate e derapate, insegnano non solo come si vince, ma come si può farlo insieme. Don Milani e la sua scuola di Barbiana sarebbero contenti. Nevicano medaglie. Capita che Simone Deromedis, 25 anni, trentino della Val di Non, ex sciatore, un oro mondiale a Bakuriani 2023, sette successi in Coppa del Mondo, 19 podi totali, si lanci al galoppo e arrivi nettamente primo, mai sfiorato da chi cavalca dietro. (…) Domina la finale di ski cross a quattro dall’uscita al cancelletto di partenza fino al traguardo. (…) Capita anche che un suo compagno, Federico Tomasoni, quasi 29 anni, di Castione della Presolana (Bergamo, debuttante ai Giochi, molto meno titolato, 60 gare in Coppe del Mondo, mai un podio), lotti fino alla fine e vinca l’argento al fotofinish per mezzo dito. Il suo casco nero ha un sole giallo. Capita che Federico s’inginocchi davanti a Simone e rotolino insieme felici sulla neve. I due hanno polpacci da Hulk e hanno sempre gareggiato nelle stesse batterie. L’ultima doppietta azzurra oro-argento ai Giochi risaliva a 24 anni fa, alle fondiste Paruzzi-Belmondo (Salt Lake City). Capita che sul podio Federico, che abita a pochi chilometri da Livigno, baci e alzi l’argento al cielo e che Simone esulti per sé, per la squadra, per il suo compagno che china il capo sulla sua spalla. “Quello che ha passato lui non è facile, ci sono stati periodi bui, non ha mollato e questa medaglia se la merita tutta. Il destino ti fa fare alti e bassi, il suo podio non è una casualità, è il karma che gira e sono felice per lui”. (…) Tomasoni era fidanzato con Matilde Lorenzi, la giovane sciatrice morta tre settimane prima di compiere 20 anni a fine 2024 dopo un incidente in allenamento in Val Senales (vedi sotto, ndr). Il sole giallo è il logo della fondazione che porta il suo nome. Federico le ha dedicato l’argento. “Le favole esistono, io ci credo”. Lui piangeva, gli altri applaudivano. Lassù qualcuno ancora lo ama, ma anche quaggiù c’è chi gli è stato vicino. Per anni si è scritto di un’Italia maschile che non sapeva esaltarsi insieme, incapace di fare squadra e di darsi una mano. Demerodis: “Di solito, quando siamo insieme qualche errore lo facciamo, questa volta ci siamo protetti le spalle a vicenda fino alla fine”. Tomasoni: “Ci siamo anche parlati, ci dicevamo: attento, sto arrivando”» (Emanuela Audisio) • «Federico, ha impiegato un po’ ad assorbire le emozioni. Dove la tiene la medaglia d’argento? “Sul comodino. L’ho tenuta a lungo in tasca perché nel mio paese volevano vederla tutti. Sono stato il primo atleta olimpico a partecipare e il primo a vincere, avevano trasmesso la gara al cinema, a guardarla c’erano gli studenti, incredibile a ripensarci ora”. (…) A mente fredda che effetto le fa aver realizzato un sogno? “All’inizio una confusione totale: feste, trasferte, un’infinità di messaggi da leggere sul telefono. C’è voluto tempo per capire che era successo qualcosa di grande: dietro a questa medaglia c’era una storia d’amore, è stato un film capace di emozionare tutti. Dieci giorni dopo il podio andavo al bar e incontravo persone in lacrime per me, sanno quello che ho passato”» (da Daniele Sparisci) • Dopo le Olimpiadi di Milano-Cortina, il 22 marzo 2026 a Craigleith, in Canada, ha ottenuto il primo podio e la prima vittoria in Coppa del Mondo • «A Craigleith, in Canada, accede alla big final per la prima volta – il suo miglior risultato in World Cup era il quinto posto, ottenuto vincendo la small final il giorno prima e nel 2023 ad Arosa (Svizzera) – ed è buona la prima per lui: taglia il traguardo davanti a tutti. La sfida finale viene letteralmente dominata dall’azzurro, che esce per primo dalla sessione di partenza e scappa via, nessuno dei suoi avversari riesce a tenere la sua scia. Può quindi esultare anche in Coppa del mondo, aggiungendo al suo palmarès il primo trionfo, lasciandosi alle spalle i due canadesi Kaleb Barnum e Kristofor Mahler, con lo svedese David Mobärg in quarta posizione. Tomasoni diventa così il quarto italiano di sempre a vincere nel massimo circuito internazionale, dopo Karl Heinz Molling (1 primo posto), Deromedis (7) e Galli (3)» (Benedetta Acri) • Sulla sua relazione con Matilde Lorenzi (2004-2024): «“L’ho baciata fino all’ultimo battito del cuore”. Federico Tomasoni (…) si stringe nella sua felpa verde e cerca di non piangere. […] Dove vi eravate conosciuti? “L’Esercito ci ha arruolati insieme. Lì è scattato tutto, era maggio: si è creato qualcosa di incredibile, non poteva nascere un legame più forte di così»” Quando l’ha vista l’ultima volta? “Mati è stata da me fino a domenica sera, poi l’ho accompagnata al pulmino che la portava in Val Senales. È inspiegabile, una cosa del genere non era mai successa a nessuno. Non riesco a crederci”. La caduta è stata una fatalità? “Sì, una cosa impressionante. Sono arrivato a Bolzano e un attimo dopo ci hanno detto che non ce l’avrebbe fatta. Stava lottando, ma non sarebbe andata avanti a lungo”. Chi era Matilde? “Una ragazza incredibile. Io ho 7 anni di più, ma lei era molto matura. Era perfetta, metteva tutto nello sport, con gli amici e con la famiglia. Già, la famiglia. Persone davvero eccezionali. Sono stato da loro in estate e si è creato un rapporto pazzesco anche con i fratelli. Matilde era unica e ha dato tutto quello che aveva per me, eravamo proprio in sintonia. Poteva diventare davvero forte sugli sci perché dava tutto come non avevo mai visto fare a nessuno prima. Era uno stimolo. Insieme parlavamo di medaglie alle Olimpiadi e ai Mondiali. Tutti i nostri sogni” Vi allenavate insieme? “Io faccio ski cross, lei sci alpino, ma abbiamo fatto la preparazione atletica insieme in estate. Poi siamo andati a Ibiza due settimane fa: la vacanza più bella che abbia mai fatto”. Avevate parlato di progetti? “Sono stati i mesi più intensi della mia vita, sembrava stesse per nascere qualcosa. Mi ha lasciato le chiavi di casa sua in macchina, guardavamo i divani per andare a vivere insieme, anche se non ne abbiamo mai parlato seriamente. Matilde è di Valgioie, in Piemonte, io abito a Castione della Presolana, provincia di Bergamo. Abbiamo parlato di argomenti che si affrontano solo quando il legame è molto forte. La famiglia mi ha detto che non l’aveva mai vista così felice. Adesso devo tenere duro e cercare di ripartire”. Come si torna sugli sci dopo una tragedia del genere? “Io faccio uno sport con salti da 30 o 40 metri, lei è caduta in piano su una pista molto più semplice e ha sbattuto la testa. È stata una fatalità che bisogna mettere in conto. Tornare sugli sci sarà una “roba eterna”. Durissima”» (ad Alberto Giulini e Massimo Massenzio) • «Un dramma terribile. “È passato un anno e mezzo dalla morte di Matilde, i primi dodici mesi sono stati un calvario. Non riuscivo a venirne fuori, la sofferenza mi aveva preso al corpo, avevo sempre mal di schiena. Poi ho cercato in qualche modo di reagire pensando alle Olimpiadi, e ogni giorno che si avvicinava dicevo: “Se vado forte in gara, sai che storia”. Alcuni atleti mi hanno scritto: “Ero più emozionato per la tua medaglia che per la mia”. Quanto è stato importante parlare dei suoi problemi? “In quel periodo buio ho sempre cercato di parlare con le persone giuste, dovevo trovare cose che mi aiutassero a stare meglio. In estate meditazione e bagni ghiacciati, seguito da un ragazzo del paese. Dovevo sentire le vibrazioni nel corpo, quando la situazione è migliorata mi sono concentrato sulle prestazioni fisiche. Mi sono stati vicini in tanti: famigliari, gli sponsor come Giro che mi fornisce i caschi, gli amici di Solowattaggio”» (a Daniele Sparisci).