Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  luglio 16 Giovedì calendario

Biografia di Angela Merkel

Angela Merkel , nata ad Amburgo (Repubblica federale tedesca) il 17 luglio 1954 (72 anni). Angela Dorothea Kasner. Fu cancelliere federale della Germania per sedici anni, dal 2005 al 2021. Alla fine del suo mandato, secondo la classifica della rivista Forbes, era la quarta persona più potente del mondo (dopo Xi Jinping, Vladimir Putin e Donald Trump), e prima tra le donne • Già ministro dell’Ambiente (1994-1998) e delle Donne e della Gioventù (1991-1994). Già presidente dell’Unione cristiano-democratica (dal 2000 al 2018). «Assurta al rango di grande statista europea» [Stefano Magni, ItaliaOggi 6/6/2023] • Mentre in Italia lo stereotipo la voleva arcigna, dura e ossessionata da severità e rigore, in Germania era «una presenza moderatrice, quasi una mamma della nazione: una persona che cerca di smussare gli angoli, di evitare i conflitti e di non andare allo scontro. “Mutti” (mamma) è un nomignolo che le hanno affibbiato all’inizio i detrattori e gli avversari all’interno del suo stesso partito, la Cdu. […] Ma alla fine questo nomignolo, coniato per danneggiarla, ha subito una trasformazione in positivo. Conferma l’idea, assai rassicurante, di una cancelliera mite e pacata, e trasmette agli elettori la sensazione di trovarsi in buone mani». Elemento essenziale della sua politica: la capacità di adattarsi, tanto che è stata al governo prima con i socialdemocratici (Grosse Koalition), poi con i liberaldemocratici, poi di nuovo con i socialdemocratici. «In fondo lei non è né di destra né di sinistra. Lei è merkeliana, post-ideologica. Non ha una concezione del potere feudale o personalistica. Alla Merkel non interessa arricchirsi, non le interessano le insegne del potere. A lei interessa il potere e basta. Detenerlo, usarlo per il bene del suo Paese (secondo i suoi criteri). Credo sia un’idea molto prussiana» [Michael Braun] • Confermata alla guida del Paese quattro volte • Nei sedici anni in cui è stata al governo, l’Italia ha avuto otto presidenti del Consiglio: Prodi, Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte e Draghi • Oggi, come tutti gli ex cancellieri, ha diritto da protocollo all’appellativo di cancelliera: lei preferisce Frau Merkel • Famosissimo, in Italia, l’epiteto «una culona inchiavabile», attribuito a Silvio Berlusconi (non c’è certezza che B. abbia davvero pronunciato queste parole, lui smentì, di sicuro poi l’epiteto finì su tutti i giornali, anche quelli stranieri – unfuckable lardass, etc. – fino a entrare nella memoria comune) • Lei non si è mai lasciata turbare dalla propria scarsa avvenenza. «Chi ha qualcosa da dire non ha bisogno di trucco».
Titoli di testa «Sono entrata tardi in politica, quando nemmeno immaginavo che fosse possibile. Ero nella Germania Est e pensavo di rimanerci fino alla pensione, per poi finire i miei giorni all’Ovest. La caduta del Muro è stata un enorme sconvolgimento. Io sono una persona che dà tempo al tempo perché ho visto che nella lentezza c’è speranza».
Vita Robuste ascendenze polacche. Di famiglia polacca, sebbene nato sotto l’Impero tedesco, era il nonno paterno, Ludwig Kaźmierczak, che germanizzò il proprio cognome in Kasner nel 1930, dopo essersi traferito a Berlino con la moglie tedesca e il figlio Horst, nato nel 1926 e futuro padre della Merkel; polacchi anche i genitori della madre, nata nella Città libera di Danzica • «Nata nel 1954 ad Amburgo, viene portata appena in fasce dai genitori a Quitzow, un paesino sperduto del Brandeburgo. Siamo nel cuore della Ddr. Il padre, Horst Kasner, è un pastore evangelico. La madre Herlind è insegnante di latino e inglese. Le condizioni di vita sono precarie. La repressione del regime di Walter Ulbricht nei confronti dei religiosi è dura. Ma Kasner, un tipo tosto, è un sacerdote convinto che cristianesimo e socialismo possano coesistere. Incaricato di dirigere un Collegio ecclesiastico, nel 1957 si trasferisce con la famiglia a Templin. Siamo a due passi dalla Polonia. Oltre le mura cittadine c’è il Waldhof, immerso nella campagna. È un istituto per bambini handicappati, che ospita i corsi di teologia per seminaristi tenuti da Horst. È qui che Angela passa la sua infanzia e parte della sua giovinezza» [Michele Magno, StartMag 30/10/2018]. «I suoi genitori, peraltro, erano entrambi di sinistra. La mamma ha sempre votato per il Partito socialdemocratico, la Spd. Il padre votava ancora più a sinistra, non per nulla lo chiamavano “Kasner il Rosso”. I biografi ricordano che papà Horst era bene integrato con il regime a dispetto del suo ruolo di religioso. Non a caso gli fu permesso di avere due automobili e di far studiare i suoi figli, un privilegio da intellettuali borghesi concesso a pochi nella Germania orientale. La Stasi, la polizia segreta, lo teneva d’occhio, ma Kasner godette sempre di una certa libertà. Angela, che faceva parte della Gioventù comunista, nel maggio 1970 poté ricevere la cresima secondo i precetti della chiesa protestante, come voleva suo padre» [Nicoletta Sipos]. «Angela Dorothea è una bambina goffa che a cinque anni fatica ancora a stare in equilibrio quando cammina in discesa. È lei la prima ad ammetterlo: “Quello che una persona normale è in grado di fare automaticamente io ho dovuto prima apprenderlo mentalmente e poi metterlo in pratica attraverso un estenuante esercizio”. È anche una bambina, e poi una ragazzina, e poi una giovane donna schiva e introversa. Non ama farsi notare. […] A 13 anni viene reclutata nel Club di russo per competere alle Olimpiadi di lingua della Germania Est. Le vince per tre volte di fila. […] Angela scopre che il modo migliore per vivere, o anche solo sopravvivere, nella Ddr è non dare nell’occhio. Si adegua, le difficoltà la induriscono. Vive una vita sottotraccia, studia: prima fisica a Lipsia e poi il dottorato a Berlino. E, se prova dei sentimenti contrastanti rispetto alla situazione politica in cui si trova, non li esprime mai pubblicamente, non fa mai rumore. Anzi decide di utilizzare le prassi cervellotiche della Ddr a suo vantaggio. Si iscrive per esempio alla Freie Deutsche Jugend, fino a ricoprire il ruolo di responsabile locale delle attività di reclutamento e propaganda. Una mossa che più tardi definirà “opportunista al 70%”» [Cesare Alemanni, Studio 4/12/2014]. Nel 1978 entrò come ricercatrice all’Accademia delle Scienze di Berlino. «Nella Berlino comunista lavorò come cameriera in una discoteca. Furono gli anni più “scapigliati” della sua vita: indossava jeans Levi’s e riceveva un extra per ogni consumazione, la qual cosa la costringeva a distribuire sorrisi e ad essere spiritosa con i clienti. Il tutto, naturalmente, senza alcuna malizia. "Era una ragazza allegra e le piaceva ballare", ricorda una sua biografa» (Juan Jesús Aznarez). «Nel 1986 consegna la sua tesi di dottorato in chimica quantistica, alla quale deve però accludere un saggio di marxismo-leninismo dal titolo Qual è lo stile di vita socialista?. Censurato dalla commissione esaminatrice poiché trascurava di elogiare le virtù della classe operaia» [Magno, cit.]. «La sera del 9 novembre 1989, mentre migliaia di berlinesi si riversano in strada per festeggiare l’ultima notte del Muro, Angela si trova in una piscina di Berlino Est con un’amica. […] Finita la sauna, Angela va a dare un’occhiata a quello che sta succedendo. Attraversa le barriere al checkpoint di Bornholmer Straße ma, a differenza di molti altri Ossi, non fa l’alba per dare un’occhiata ai favoleggiati templi del consumismo di Kurfürstendamm, il cuore dello shopping di Berlino Ovest. Inverte semmai la rotta e torna rapidamente al suo appartamento di Prenzlauer Berg. La mattina seguente deve svegliarsi presto per essere al lavoro. […] Eppure, senza quell’evento che Angela sceglie di non festeggiare, la sua seconda vita non comincerebbe neppure. E invece comincia. Comincia, appena un mese dopo, bussando alla porta di un ufficio di Demokratischer Aufbruch – una nuova formazione politica nata tra le ceneri dell’Est – e chiedendo se può dare una mano in qualche modo. È il passo iniziale» [Alemanni, cit.]. «Da quando è entrata in politica, nel 1989, Angela Merkel ha visto i suoi quattro mentori cadere uno dopo l’altro nella polvere, senza mai essere minimamente scalfita dalla loro disgrazia. Anzi, uscendone ogni volta con una promozione di carriera. Cominciò con Wolfgang Schnur, fondatore del Partito della rivolta democratica, una delle prime forze d’opposizione al regime di Honecker. Merkel ne era portavoce, ma quando lui venne travolto dalla scoperta dei suoi legami con la Stasi, la polizia segreta comunista, la giovane laureata in fisica passò nelle file di Rinascita democratica, la Cdu dell’Est, guidata dal musicologo Lothar De Maizière, un amico di suo padre. De Maizière vinse le prime e ultime elezioni democratiche della Ddr, Angela diventò la voce del suo governo. Fu durante i negoziati per la riunificazione, nel 1990, che avvenne l’incontro della sua vita: Helmut Kohl, all’apice del potere, notò subito “das Mädchen”, la fanciulla, come da allora l’avrebbe sempre chiamata. De Maiziére durò poco, anche lui rovinato dai trascorsi con la Stasi. Merkel invece continuò a crescere: Kohl la volle deputata e subito ministro della Famiglia, nel primo esecutivo della nuova Germania. Nel 1994 salì di rango e andò all’Ambiente, sempre protetta e difesa dall’ombra del Grande Cancelliere. Otto anni al governo, pagando scotti iniziali come quello di scoppiare a piangere nelle situazioni di tensione, ma facendosi le ossa e diventando una professionista della politica, sempre attenta a non affiliarsi troppo strettamente ad alcuno, a misurare ogni presa di posizione. […] Poi venne il parricidio. Nel dicembre del 1999, di fronte allo scandalo che travolgeva Kohl, Merkel prese le distanze e invitò il partito a "emanciparsi" dal patriarca, in un ormai celebre articolo sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung. La crisi avrebbe poi bruciato anche il successore di Kohl, l’eterno delfino Wolfgang Schäuble, al quale per un anno “Angie” aveva fatto da segretario generale. Lealmente, ma fino al rogo escluso, come diceva Rabelais. E quando Schäuble, nel 2000, era stato costretto a dimettersi, una Cdu disperata e in cerca d’autore aveva plebiscitato Angela Merkel al suo vertice, con un incredibile 96 per cento dei voti» [Paolo Valentino, Cds]. «La riscossa contro la “farfalla d’acciaio” i maschi dell’Ovest la ebbero nel 2002: le imposero l’umiliazione di cedere al premier bavarese Stoiber la candidatura a cancelliere contro Schröder. Ma Schröder vinse grazie ai soccorsi all’Est alluvionato e al “no” alla guerra in Iraq. Per Angela Merkel fu quasi un pizzico di fortuna» [Andrea Tarquini]. «Il tempo era dalla sua parte. E lei l’ha usato nel migliore dei modi, guidando l’opposizione al governo rosso-verde e sapendo approfittare dei molti errori commessi dal cancelliere Schröder, per rafforzarsi nel partito e nella società» [Valentino, cit.]. Candidata da Cdu e Csu alle elezioni federali del 18 settembre 2005, vinse di misura contro Schröder (Spd), divenendo quindi la prima donna ad assumere il cancellierato federale: confermata nelle tre successive tornate elettorali (2009, 2013, 2017), in questi anni – talvolta a capo di coalizioni di centrodestra (2009-2013), più spesso a capo di Grosse Koalition (dal 2005 al 2009 e dal 2013 a oggi) – ha brillantemente guidato la Germania attraverso la grande crisi economico-finanziaria, imponendo di fatto, con la forza dell’economia, il primato tedesco all’Unione europea, e mostrandosi a seconda delle occasioni estremamente rigida (come nel caso della crisi greca) o moderatamente flessibile (come nel gioco di sponda con la Bce di Draghi, che l’ha vista spesso smarcarsi dai «falchi» più intransigenti). La sua parabola politica giunse al vertice alla fine dell’agosto 2015, quando, smentendo le precedenti chiusure in materia d’immigrazione, proclamò il dovere morale di accogliere i profughi siriani, guadagnandosi così il plauso della comunità internazionale senza perdere di vista gli interessi del Paese, considerati il decremento demografico tedesco e il medio-alto livello socio-economico dei siriani. L’iniziativa cominciò però presto a farle perdere consensi, soprattutto in seguito alle notizie di disordini causati da gruppi di immigrati a Colonia e in altre città tedesche durante la notte del capodanno 2016: fu questa una delle principali ragioni del progressivo calo della sua popolarità tra l’elettorato tedesco, cui corrispose la crescita delle formazioni di estrema destra. Nonostante i risultati elettorali declinanti (per cui nel 2018 annuncia l’addio alla guida della Cdu) riesce a rimanere in carica come capo del governo fino al 2021 • Nel luglio 2021 tiene la sua ultima conferenza stampa da cancelliera. «Per chi la ascolta, al di là di temi e bilanci, rimangono pillole sparse da manuale di politica, una sorta di Bignami del “merkelismo”, fatto di elogio del multilateralismo contrapposto alle scelte nazionali, perché “siamo parte di una comunità mondiale e non possiamo superare le sfide da soli”, di apologia del compromesso come strumento di democrazia, “deve essere qualcosa di costitutivo di ogni democrazia e non bisogna connotarlo in modo negativo”, e di difesa del dialogo ad ogni costo, come mezzo per costruire ponti con chi la pensa diversamente (vedi alla voce Putin). C’è infine il richiamo alla sua formazione scientifica che la porta a “non confondere i fatti con i sentimenti”, “un fondamento dell’Illuminismo messo in discussione” dai social» [Uski Audino, Sta 23/7/2021] «Il merito maggiore di Merkel: avere tenuto insieme la Ue in anni difficili. Il suo demerito: non avere riconosciuto i cambiamenti del mondo. Esce di scena lasciando la Germania e l’Europa senza una bussola per muoversi nel disordine globale» [Milena Gabanelli, Danilo Taino, Cds 13/9/2021]. «Finita l’era Merkel, la Germania non ha più trovato una guida, tantomeno una mamma. La “nuova Cancelliera”, come si era definito Olaf Scholz, ha fallito, e ora Friedrich Merz sembra avviato sullo stesso sentiero. La Germania appare come un Paese analogico in un mondo digitale. La sua meravigliosa industria automobilistica è andata in panne, non solo per la politica green imposta paradossalmente dalla presidente tedesca della Commissione europea, l’impopolarissima Ursula von der Leyen, quanto per la concorrenza asiatica e la mentalità delle nuove generazioni, che ovunque rifiutano l’auto. Nel frattempo l’Afd, partito anti-antinazista, è ormai il primo in molti Länder, e di sicuro non propugna quell’integrazione che aveva fatto grande la squadra campione del mondo nel 2014 […] Oggi la Germania ha smarrito se stessa […] Basta fare una passeggiata la sera nel Mitte, il centro di Berlino, che negli anni ’90 era diventato il cuore d’Europa, e dove ora alcuni locali storici hanno chiuso o sono vuoti o hanno perso l’anima. La Germania sembra aver smarrito quell’orgoglio ritrovato con la riunificazione. È un fenomeno sociale, prima ancora che politico, ma che fa sentire i suoi effetti anche a Palazzo. La Germania era il Paese più stabile d’Europa. Aveva avuto tre cancellieri in 39 anni: dopo il gigante – in ogni senso – Helmut Kohl, il socialdemocratico Gerhard Schroeder aveva fatto le riforme necessarie a rendere più flessibile il mercato del lavoro, e la cristianodemocratica Angela Merkel ne aveva colto i frutti, poggiando la crescita su un sistema decisamente utilitaristico: la sicurezza dall’America, l’energia dalla Russia, i prodotti lavorati dalla Cina. Ora l’America di Trump si è chiamata fuori, la Russia di Putin è più ostile che mai, e anche la Cina si è fatta più lontana e nello stesso tempo più minacciosa» [Aldo Cazzullo, Cds 1/7/2026]. «Tanto quanto Merkel è criticata, a posteriori, per le sue scelte — la dipendenza dal gas russo, gli scarsi investimenti, come se avesse voluto tenere a bada il futuro — tanto è diventata una figura di culto nella psiche tedesca. Quando entra, tutti si alzano in piedi. E si chiama merkelwave quell’ondata di nostalgia per tempi che forse si ricorda migliori di com’erano» [Mara Gergolet, Cds 2/7/2026].
Amori Primo matrimonio nel 1977 con lo studente di Fisica Ulrich Merkel, da cui divorziò nel 1982 mantenendone però il cognome («Ci siamo sposati troppo giovani perché nella Germania Est si faceva così. È stato un errore»). Nel frattempo, nel 1981, aveva conosciuto il chimico Joachim Sauer, che sposò poi nel 1998. Senza figli e senza rimpianti: «Non mi sono mai pentita della mia scelta. Certo, è bello avere una grande famiglia, ma io non mi lamento. Ho fatto altre cose».
Religione Potrebbe affermare che, per natura o per dono di Dio, tendenzialmente non prova paura? «Direi piuttosto che ho fede in Dio, o che sono ottimista» [Giovanni Di Lorenzo, Die Zeit].
Curiosità Ama nuotare • Detesta essere fotografata. Nel 2019, davanti alla cancelleria, mentre accoglieva il presidente ucraino Zelens’kyj, fu colta da un intenso e improvviso tremore. Tutti lo notarono. «In un certo senso è stato come perdere i sensi per un istante. Probabilmente avevo accumulato molta tensione. Era morta mia madre e io avevo avuto troppo poco tempo per assisterla nelle sue ultime settimane di vita. Inoltre faceva molto caldo e come sempre gli obiettivi delle macchine fotografiche erano puntati su di me come canne di fucile. Improvvisamente hanno suscitato in me la sensazione di essere completamente trasparente» • Grande passione per l’opera (in particolare per Wagner), e per il calcio (è stata vista più volte infervorarsi durante gli incontri della Nazionale tedesca) • Dice di essere l’esatto opposto di Donald Trump. «Lui era emotivo, io fattuale. Una soluzione ai problemi sollevati non sembrava essere il suo obiettivo» • La sua autobiografia, Libertà (2024, in Italia uscita per la Rizzoli), è stato il libro più venduto del decennio in Germania: pare che solo per i diritti d’autore abbia incassato 12 milioni di euro • Bolla come giochini le voci che la vedono papabile in ruoli come quello di presidente federale. «Ogni cosa a suo tempo, ho avuto una vita politica lunga e appagante, non ho più l’energia che certi ruoli richiedono» • Oggi agirebbe diversamente su qualche aspetto? «No!» [Di Lorenzo, cit.] • Sulla scrivania, quando era cancelliere, teneva un quadro della zarina Caterina la Grande • Nel 2026, a cinque anni dalla fine del suo ultimo mandato al potere, ha scelto un giovane pittore, Jérémie Queyras, 28 anni, franco-tedesco nato a Parigi, per il proprio ritratto ufficiale da appendere al Bode Museum. Sono servite venti sedute. «Merkel è ritratta in piedi (a differenza dei sette predecessori appesi in cancelleria: Schröder si è fatto ritrarre a mo’ di busto d’imperatore romano, ma tutto d’oro), la giacca a quattro bottoni, l’amata collana d’ambra, le mani non a rombo ma con tre dita poggiate su una sedia» [Mara Gergolet, Cds 2/7/2026] • «È un po’ strano, quando uno lentamente diventa Storia. E così sono finita appesa»
Titoli di coda A proposito del suo ritratto ufficiale al Bode Museum. «Dovesse andare al governo l’AfD, di cui è acerrima nemica, ha fatto intendere che lo toglierà dal muro» [Gergolet, cit.].