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 2026  luglio 18 Sabato calendario

Biografia di Lucrezia Lante della Rovere

Lucrezia Lante della Rovere, nata a Roma il 19 luglio 1966 (60 anni). Aristocratica, attrice.
Titoli di testa «Indica un vaso poggiato in cucina, immerso nei fiori, nel punto più luminoso. Sopra il vaso c’è un cappello bordeaux, piccolo, grazioso, con una piuma di lato: “Lì c’è mamma”. In cucina? “Si sieda davanti a lei”» [Alessandro Ferrucci, 2021 Fatto].
Vita Figlia di Marina Ripa di Meana (1941-2018) e del duca Alessandro Lante della Rovere (1936-1995). «Da mia madre ho preso la voglia di vivere e l’incapacità a essere diplomatica. Ho una sofferenza interna e un’ansia inspiegabile che credo siano di papà, anche se papà è morto prima che lo potessi capire. E ho delle rabbie che non contengo e che erano sue» [a Simonetta Robiony, 2007 Sta] • «Nella famiglia Lante della Rovere bevevano tutti. Avrebbero dovuto cambiare lo stemma araldico. Una bella boccia di vino, fiaschetta e uva. Mia madre inseguiva la vita e mio padre inseguiva il vino». E tu chi inseguivi? «Inseguivo la mia tata alla quale ero molto affezionata. Mi veniva di chiamarla mamma perché stavo più con lei che con mia madre». E tu la chiamavi mamma? «Non voleva». Chi non voleva? «Mia mamma e nemmeno la tata. Poi a un certo punto se ne è andata anche la tata» [a Claudio Sabelli Fioretti, 2000 Sette] • «Da ragazzina ogni volta che uscivo con mia madre, anche solo per comprare il pane, avevamo i paparazzi dietro e i commenti di tutti quelli che incontravamo. […] Mio padre, il duca, non aveva un soldo» [a Andrea Scarpa, 2025 Mess] • «Sono cresciuta con un padre che ha rifiutato le sue origini aristocratiche e di conseguenza anche io, mentre di solito le famiglie nobili vivono con un forte senso di appartenenza; invece papà, all’anagrafe, si è tolto i suoi cognomi (e inizia a enunciarli, sono veramente tanti). Lui detestava quel mondo, anzi detestava il mondo». E quindi? «Era mia madre quella affascinata da quel tipo di storia; i miei sostenevano ed esprimevano l’opposto». Difficile mettere ordine. «Beh, sì; quella si faceva chiamare la duchessa, quell’altro tirava schiaffoni a chiunque provasse ad appellarlo con un titolo». Dei papi, cosa le è rimasto? «Una sveglia ora piazzata sul camino di campagna; poi un piccolo scrittoio dell’800, ma è stato pignorato per colpa di mamma. Mio padre era squattrinato» [a Ferrucci, cit.] • I ricordi d’infanzia più belli che ha di sua madre? «Le passeggiate che facevamo dopo pranzo a villa Borghese, dove io camminavo piegata in due dal dolore per le fitte alla milza perché lei avanzava con passo da sergente. E le spedizioni che facevamo quando lei era stilista per andare a scegliere assieme i campioni di stoffe per i suoi abiti». Che tipa era lei da piccola? «Un bimba magra magra e spaurita. Mi usciva sempre il sangue dal naso e mi veniva la febbre. Il poeta Francesco Serrao, che flirtava con la mia tata, quando mi ha rincontrata è rimasto sorpreso che fossi diventata un’attrice e non una scrittrice con tendenze suicide, come Virginia Woolf» [a Barbara Romano, 2010 Libero] • L’infanzia è stata dura, nell’appartamentino sotto l’attico di sua mamma. E le chiacchiere e i giudizi degli altri. «Quando a scuola mi chiedevano “che fanno i tuoi?” ero in imbarazzo. Sono cresciuta in una realtà dicotomica. Papà nobile, ma senza mezzi, problemi di alcol e manesco. Mia madre che comprava le stoffine e si faceva fare i vestiti dalla portinaia. Poi era andata sull’appartamento sull’Appia. Si mangiava la vita, ma viveva al di sopra delle sue possibilità, giocando con la vita, rischiando però sulla sua pelle». […] A quindici anni, bellissima, faceva la modella. Ma Valentino la gelò. «Sì. Con la sua faccia da panettone. Vado da lui, scivolavo sul parquet, gonna stretta e i tacchi alti, gli dico “carini i carlini come quelli di mia madre” e lui, lapidario, “fai attenzione ai fianchi”. Mamma mia». Cosa le piaceva del mestiere di modella? «Niente. La condizione di indipendenza economica. Non stavo bene in entrambe le famiglie, un’anima in pena in fuga perenne, alla scoperta di nuove cose. Dovevo mettermi «il carciofo in testa”, come diceva mamma, trovare autonomia, e me lo sono messa. Sapevo che il mestiere di modella non sarebbe durato, ma intanto viaggiavo, vedevo paesi, andavo a New York. E poi scoprivo che era come stare in una casa con la tenutaria, con i ragazzi ricchi di New York che volevano uscire con noi e allora arrivederci e grazie. Avevo voglia di aiutare economicamente mio padre, che non ha voluto, maschio e italiano, si considerava umiliato». Sua madre non le ha tirato torte in faccia ma gliene ha fatte tantissime. Eclatante l’episodio in cui le regala una volpe per l’invito alla Scala e poi si mette fuori nella bara contro le pellicce, il servizio fotografico con i feti finti che precede il suo di mamma… Ce ne sono molte. «Lei era così. Le mamme vanno perdonate». […] «Non c’era dialogo tra noi, non mi portava dal ginecologo, mi sgridava se dormivo col fidanzato. Era spregiudicata e moderna, ma non con me» [a Arianna Finos, 2022 Rep] • «Io facevo la modella e proprio non pensavo a fare l’attrice. Poi, avevo appena 17 anni, sono stata scelta da Mario Monicelli per Speriamo che sia femmina. Un film dirompente che metteva alla berlina l’uomo e parlava con infinita ironia della vita, degli uomini e delle donne» [a Michela Tamburrino, 2024 Sta] • «Fui “acchiappata” al liceo da un assistente di Monicelli che mi fece un colloquio con una telecamera e mi scelse perché conoscevo le lingue e sapevo andare a cavallo» [a Romano, cit.] • «A 17 anni dovevo andare a una delle mie prime trasmissioni, da Maurizio Costanzo, a cui mia madre aveva tirato la torta in faccia due mesi prima. Ero terrorizzata, passavo la notte a fissare la parete. Mia madre disse “prenditi questa pasticca, me la prendo anche io”, evidentemente pure lei era agitata, dietro la spavalderia. Era uno Xanax. E all’improvviso mi accorsi che si poteva respirare nella vita» [a Finos, cit.] • La sua prima volta sul palco. «Alla Ville Vesuviane dopo aver girato Speriamo che sia femmina: entravo in scena e la mia parte si concentrava in una sola frase: “Il pranzo è servito”». Come ci è arrivata? «Dopo il film di Monicelli girava l’idea che fosse nata un’attrice; in realtà era nata solo un’occasione per me ventenne e siccome mi ritengo una persona seria, ho deciso di imparare, di costruirmi le basi e soprattutto ho iniziato a frequentare il mondo dello spettacolo». Non lo conosceva già? «No, prima ero una modella, ed ero reduce da qualche dissidio con mia madre». Cioè? «A 18 anni mi beccò a letto con il mio fidanzato di allora nella casa di campagna dove mi aveva spedito; la sua reazione fu clamorosa, della serie: “Queste sconcezze in casa mia!”. (Sorride) Per fortuna già da tre anni lavoravo come modella, così mi affrancai economicamente». Sta scherzando? «No, è successo». Insomma, il mondo dello spettacolo. «Dopo l’esordio sono andata in scena con Pino Quartullo, ma il mio maestro è stato Luca (Barbareschi, ndr): i suoi spettacoli mi hanno formata, anche perché eravamo solo noi due e in tournée molto lunghe. Lui mi ha forgiata. Mi ha rotto le scatole. Obbligata a studiare. L’amore tra di noi è venuto dopo». Non l’aveva messo in conto? «No, lo giudicavo un uomo pericoloso, poi aveva figli e io mi ero appena separata e con le gemelle». Perché l’ha scelta? «Sosteneva che avessi un talento naturale, un’emotività lontana dalla preparazione accademica; ricordo le giornate passate con la matita in bocca per ottenere una giusta dizione, gli esercizi per la voce, per la memoria. Io terrorizzata». Quanto terrorizzata? «Il giorno della prima speravo in un incidente in motorino, o che il mio cane si sentisse poco bene e fossi costretta a portarlo dal veterinario; cercavo una giustificazione inattaccabile per evitare il palco». E Barbareschi? «Da lui arrivava uno “zitta e cammina”» […] Se ripensa a lei ventenne? (Apre il cellulare: ha un video di pochi secondi con una sua intervista dell’epoca) «Ho mostrato questo filmato alle mie figlie: “Mamma, parlavi pure diversamente”». Come si giudica? «A me una così starebbe sulle palle, penserei “chi è ’sta stronzetta con la faccia da schiaffi, con il viso un po’ perbenino e l’atteggiamento di chi giudica?”. Ero timida» [a Ferrucci, cit.] • «Non ho avuto una carriera cinematografica folgorante. Film, filmini, filmetti, filmoidi. Con Monicelli sono entrata nel portone principale, ma poi non è continuata, questo mestiere vede anche sempre gli stessi che lavorano. Ma ho fatto tv, teatro, altre cose. Dovevo lavorare, mantenermi, andare avanti con la mia vita» [a Finos, cit.] • Tra i film in cui ha recitato: Storia di ragazzi e di ragazze di Pupi Avati (1989), Tre colonne in cronaca di Carlo Vanzina (1990), Benedetta follia di Carlo Verdone (2018), Flaminia di Michela Giraud (2024).
Amori «Per Lucrezia ho abbandonato la famiglia. Quando poi lei mi ha lasciato credevo di morire dal dolore» [Luca Barbareschi a Giovanna Cavalli, Cds]«Luca [Barbareschi, ndr], grande attore e regista, mi ha insegnato molto. Quando ci siamo messi insieme, lui a 36 anni era già famoso: era bello, trasgressivo, intelligentissimo, già antipatico a tutti. Avevo dieci anni di meno, ero acerba e pazza di lui, lo stavo ad ascoltare con la mascella che mi cascava, a bocca aperta, ma era durissimo, severo... Diceva che ero dotata di un mondo emotivo, di grande sensibilità che lo affascinava, ma altrettanto priva di tecnica. Mi scritturò per lo spettacolo Oleanna di David Mamet e mi fece studiare tantissimo, non solo il copione... Mi costringeva a tenere una matita in bocca fino allo sfinimento per migliorare la dizione e poi si inventava dei trucchetti quando ci trovavamo in palcoscenico. Era pericoloso». Per esempio? «Se non era convinto della mia recitazione, se non la sentiva vera, con il pubblico presente in sala, era capace di uscire improvvisamente di scena, per andarsi a nascondere dietro le quinte... Creava il panico, mi mollava da sola, mi portava sull’orlo del precipizio, lui sapeva come farlo e, data la sua esperienza, mi costringeva a reagire, conducendomi dove voleva... Un escamotage anche per sconfiggere la ripetitività delle repliche». Intanto, precedentemente, lei era già diventata mamma… «Quando ho conosciuto Giovanni (Malagò, ndr) avevo 21 anni e abbiamo fatto subito due gemelle, Vittoria e Ludovica. Anche lui era un tipo deciso e mi interrogava spesso sul mio futuro, su ciò che volevo fare. Io rispondevo che non lo sapevo, che mi sentivo una zingara scappata di casa, la buttavo sul ridere... Ma quando una volta gli chiesi: perché tu lo sai cosa vuoi diventare? Lui rispose serio: sì, il presidente del Coni. Aveva solo 28 anni!» [a Emilia Costantini, 2021 Cds]. «Mia madre voleva a tutti costi che lo sposassi, e Craxi venne a darle manforte mettendoci in soggezione con la forza della sua figura istituzionale.“Allora vi sposerete, vero?”. Se è il presidente del Consiglio a dirti così, ti incute un certo timor reverenziale, non è come stare a tavola col portiere di casa. D’altronde, mia madre lo aveva fatto venire apposta per metterci in imbarazzo» [a Romano, cit.] • «Se quella con Giovanni è stata una storia adolescenziale, con Luca ho vissuto il grande amore. Con lui mi sono divertita come una pazza e come una pazza ho sofferto. Era come vivere sulle montagne russe. Siamo rimasti amici e colleghi. Proprio ieri ho fatto con lui un viaggio in auto e mi chiedevo: “Come ho fatto a starci insieme tanto tempo”? Tra come guidava, i telefonini, i messaggini continui, i sorpassi a destra, Luca era un incubo. Mi ha fatto pentire di non aver preso il treno» • Dopo Barbareschi, è stata fidanzata per sei anni con il regista Gianpaolo Tescari: «Con lui forse ha pesato la differenza d’età: 20 anni più di me, troppi» • Dal 2006 al 2011 è stata la compagna del pittore Marco Tirelli. «Lo ha conosciuto a una festa: “C’ero andata anche di malavoglia. L’ho visto e, come ogni volta che mi innamoro, è stato un colpo di fulmine. Ho pensato: chi è quel figo pazzesco? Mi tremavano le gambe e ho fatto cadere un intero buffet. Il giorno dopo gli ho mandato un messaggio: ‘Se ti piace il rosso, chiama’. Poi mi sono autoinvitata da lui con la scusa di vedere i suoi quadri” (racconta lui: “Quando è entrata in casa ci siamo dati subito un bacio appassionato. Dei quadri non gliene poteva fregare di meno”)» [Sara Faillaci, 2007 Vanity] • Nel 2012 ha partecipato all’ottava edizione di Ballando con le stelle, dove danzava in coppia con il ballerino professionista Simone Di Pasquale, che allora aveva 33 anni (lei ne aveva 45). I due si baciarono in diretta, lasciando intendere che fosse nata una relazione. Rilasciarono insieme un’intervista a Gente, dove lei diceva: «Potrebbe innamorarsi di quelle più giovani e più belle di me. Viviamo giorno per giorno». Ma dopo la fine del programma Lucrezia confessò: «Una balla! Faceva bene al programma. Se ogni uomo che ho baciato fosse diventato una storia ne avrei un carnet pieno Io e Simone avevamo un buon feeling e essendo entrambi liberi non dovevamo rendere conto a nessuno». Sua madre Marina, parlando alla rivista Top, commentò così la finta relazione: «Io mi sarei risparmiata il finto amorazzo con il maestro di ballo, non è roba per lei. Però devo darle atto: anche se ciò non le ha dato la vittoria, sicuramente darà un certo seguito a questa esperienza. Quando c’è da inchinarsi alle burinate... Se il pubblico vuole quella roba, allora che dire: viva le burinate!» • Ha avuto una relazione con il giornalista del Fatto Emiliano Liuzzi, scomparso nel 2016 a 46 anni, colpito da un infarto mentre dormiva a casa di Lucrezia • «Qualche anno fa ero al mare con il mio fidanzato quando in spiaggia ho visto un paparazzo sdraiato con un asciugamano per nascondere la macchina con cui stava scattando. Mi alzo, vado da lui e gli dico: “Scusa, ci stai facendo delle foto?”. E lui: Io? Ma quando mai? Chi ti conosce...”. Poi gli chiedo di farmi vedere cosa aveva sotto l’asciugamano. E lui: “Niente”. A quel punto mi incazzo e siccome io stavo in piedi e lui era sdraiato, con il piede gli ho tirato la sabbia in faccia, I’ho scoperto, gli ho preso la macchina e l’ho buttata in mare». E lui? «Ha cominciato a inseguirmi, a insultarmi, a dirmi cose tremende. Sono riuscita a scappare. Poi mi ha raggiunta il mio fidanzato che, dormendo, non si era accorto di nulla» [a Scarpa, 2025 cit.] • «Non è mai stata sposata: “Tutti i miei uomini erano già stati sposati ed erano decisi a non ripetere l’esperienza. D’altra parte non ho mai sognato l’abito bianco”» [Faillaci, cit.] • Adesso dice di non aver voglia di uomini attorno. Da sette anni è felicemente single. Perché? «Ho una vita piena di affetti, non lo so ma non vedo spazio per altro. Un uomo mi dovrebbe entrare in casa a gomitate. Ho altre priorità. Da giovani si inseguono gli amori, li sopravvaluti, vedi cuori anche in faccia al primo che passa. Poi basta. Lei vede come vivo. Sono al mare allo stato naturale, con i miei nipoti e con i miei cani, sono una nonna apprensiva ma allegra che gioca molto con loro. Le mie figlie mi vengono a trovare e da qui partono e poi tornano. Veramente non voglio avere altro, sono felice così. Almeno per ora, poi nel futuro può accadere di tutto» [a Tamburrino, 2024 cit.] • Di che cosa ha paura, in un rapporto sentimentale? «Della noia. Della quotidianità. Come vedo la pantofola e sospetto calma piatta io scappo. Fuggo. Addio». Forse, dopo una giornata complicata può far piacere ritrovarsi insieme, magari senza pantofole… «Chi dice di no? Ma un conto è ritrovare un porto sicuro, un conto è fare la badante. No, la badante no. Non me ne frega niente. Un buon rapporto a due aiuta la crescita, non si limita a riempire un vuoto di solitudini. Lo ammetto, sono esigente. Lo sono anche nelle amicizie. E così nell’amore. Mi piace ridere». Tutto questo prevede una passione costante. Difficile, no? «Può essere anche una passione intellettuale, un’intesa su ciò che si ama, sull’ironia e la capacità di ridere. Certo non penso al sesso a bomba sempre e continuo, quello dei primi tempi. Ma chi lo vorrebbe per così tanto tempo, per carità» [a Annalena Benini, 2016 iOdonna].
Altro «Capelli rossi un po’ così, piena di lentiggini e alta da qui a lì, è sempre bella e non sembra rifatta». […] Quanti anni si sente? «Trenta. Se penso a mia nonna, lei alla mia età ne dimostrava molti di più. Adesso siamo fortunati perché, se non ci dice male con le malattie, possiamo campare quasi fino a cent’anni. Più o meno in forma». Lei è una di quelle che va spesso dal medico per controllarsi? «No. Ogni tanto faccio qualche visita, ma niente di ossessivo. Le malattie mi fanno paura, ma sono tranquilla. Affronto tutto» […]. L’ultima cosa che l’ha sorpresa, invece, qual è stata? «L’amore per i cani. Li ho scoperti a 45 anni. Quando ho capito, subito ho pensato: come ho fatto finora a vivere senza di loro?». L’equivoco più frequente sul suo conto qual è? «Forse quello dell’antipatia. Sempre più spesso, soprattutto dalle donne, ricevo complimenti che più o meno suonano così: “Ma lo sai che sei simpatica? Non l’avrei mai detto…”» [a Scarpa, 2025 cit.] • «Ha cominciato ad assumere psicofarmaci all’età di 27 anni, quando dovendo andare ospite al Maurizio Costanzo Show fu colta da un attacco di panico» [Vittorio Zincone, 2006 Magazine] • Tenta la lotteria? «Mai». Vizio. «Mangio tanta cioccolata». Scaramanzia. «Appena mi viene la caccio, così chiedo di passarmi il sale, se vedo un gatto nero attraverso, e l’intero repertorio». Religiosa? «Attraverso il teatro». Chi è lei? «Un’albicocca» [Ferrucci, cit.] • Come avrebbe reagito se le sue figlie avessero voluto fare le veline? «Non mi avrebbe fatto piacere». […] «La mia “droga” è stato lo Xanax». E da ragazza? «Sono stata una ragazza incosciente. Ma chi non ha provato?». Canne o droghe pesanti? «Ho provato di tutto. Ma sono talmente sana dentro che in me la droga non ha attecchito». Ha mai fatto ricorso alla chirurgia plastica? «No. E mi piacerebbe arrivare alla vecchiaia con una faccia che racconti la mia storia, anche se non metto le mani sul fuoco che lo farò. Piacciamoci per quelle che siamo, senza diventare...». «Mostri ambulanti» e «donne canotto». Sua mamma si è molto arrabbiata quando lei ha apostrofato così le donne rifatte. «Mi spiace, non intendevo assolutamente riferirmi a lei» […] Quali programmi le fanno cambiare canale all’istante? «I Grandi Fratelli e le Isole varie». Non sarà contentissima sua madre, che ha partecipato alla Fattoria. «Della Fattoria non ho perso neanche una puntata». […] Il suo modello di attrice? «Meryl Streep». Il regista con cui sogna di lavorare? «Woody Allen!». Il personaggio che le piacerebbe interpretare? «Spesso noi impersoniamo personaggi “da tinello”. Invece io, che sono “tanta”, vorrei anche incarnare caratteri forti, come Oriana Fallaci». La Rai sta preparando una miniserie di due puntate sulla Fallaci. Vero che lei è andata a proporsi al direttore di Rai Fiction, Fabrizio Del Noce? «E lei come fa a saperlo? Quando ho saputo che la Rai aveva questo progetto ho esultato e ho detto a Del Noce che mi piacerebbe molto fare la Fallaci. L’unico problema è che dovrei ricominciare a fumare…» […] C’è rimasta male quando Antonello Grimaldi ha scelto Isabella Ferrari al suo posto per Caos calmo? «Quando fai un provino e non scelgono te è ovvio che ci rimani male. Poi quando ho visto il film con gli occhi strabuzzati mi sono detta: meno male che non l’ho fatto. Quella scena di sesso era del tutto gratuita, messa lì giusto per fare scandalo. Ho riso molto pensando alla Lante della Rovere sotto le grinfie di Moretti». Qual è stata l’esperienza più mortificante della sua carriera? «Dover dimostrare che avevo bisogno di lavorare. È pur vero che gli aristocratici nella storia hanno fama di fannulloni che non hanno mai alzato il culo, e forse anche i miei antenati sono stati così perché della mia famiglia non mi è rimasta neanche una forchetta. Quindi mi sono sempre dovuta dar da fare. Ma questa è stata la mia rivalsa sulla mia famiglia». […] Se dovesse rinascere, preferirebbe reincarnarsi in Moana Pozzi o in madre Teresa di Calcutta? «Moana Pozzi. Anzi, Aretha Franklin, una negrona con due tette così» [a Romano, 2010 cit.].
Titoli di coda L’anno prossimo compie 60 anni: pensa mai alla morte? «Certo. Quel pensiero lì c’è sempre, altrimenti non sarei così vitale». E come li festeggerà? «Mi piacerebbe fare una bella festa alla Casina Valadier di Roma. Però temo che costi un sacco di soldi» [a Scarpa, 2025 cit.].