21 luglio 2026
Tags : Willem Dafoe
Biografia di Willem Dafoe
Willem Dafoe, nato ad Appleton, nel Wisconsin, Stati Uniti, il 22 luglio 1955 (71 anni). Attore. Orso d’oro alla carriera al festival del cinema di Berlino • «Una predilezione per i personaggi eccentrici e il record di morti sullo schermo, ha spaziato tra generi, ruoli e registi molto distanti far loro» [L’Espresso, 18/11/2004] • Tra i suoi film: Miriam si sveglia a mezzanotte (Tony Scott, 1983), Vivere e morire a Los Angeles (William Friedkin, 1985), Platoon (Oliver Stone, 1986), Mississippi Burning (Alan Parker, 1988), L’ultima tentazione di Cristo (Martin Scorsese, 1988), Nato il quattro luglio (Oliver Stone, 1989), Cuore selvaggio (David Lynch, 1990), Così lontano così vicino (Wim Wenders, 1993), Il paziente inglese (Anthony Minghella, 1996), eXistenZ (David Cronenberg, 1999), American Psycho (Mary Harron, 2000), Spider-Man (Sam Raimi, 2002), L’ombra del vampiro (E. Elias Merhige, 2000), C’era una volta in Messico (Robert Rodriguez, 2003), Inside Man (Spike Lee, 2006), Antichrist (Lars von Trier, 2009), Nymphomaniac (Lars von Trier, 2013), Grand Budapest Hotel (Wes Anderson, 2014), Pasolini (Abel Ferrara, 2014), Assassinio sull’Orient Express (Kenneth Branagh, 2017), Van Gogh (Julian Schnabel, 2018, Coppa Volpi per il miglior attore), Motherless Brooklyn (Edward Norton, 2019), Siberia (Abel Ferrara, 2020) • Il collezionista di carte (Paul Schrader, 2021) • La fiera delle illusioni (Guillermo del Toro, 2021) • Morto per un dollaro (Walter Hill, 2022) • Asteroid City (Wes Anderson, 2023) • Povere creature! (Yorgos Lanthimos, 2023) • Finalmente l’alba (Saverio Costanzo, 2023) • Beetlejuice Beetlejuice (di Tim Burton, 2024) • Nosferatu (Robert Eggers, 2024) • La trama fenicia (Wes Anderson, 2025) • Werwulf (Robert Eggers 2026) • Sergio Leone, vedendolo interpretare Gesù in L’ultima tentazione di Cristo: «Questo non è il volto di Nostro Signore. È il volto di un serial killer» • In realtò, nonostante interpreti spesso il ruolo del cattivo, è riservatissimo, conduce una vita priva di scandali, pratica yoga, è vegetariano e beve quasi esclusivamente tè alle erbe • Di sé dice: «Non c’entro niente con i personaggi sullo schermo. Sono un uomo molto semplice, vengo dalla middle class americana. Recito perché non resisto alla possibilità di sparire, di diventare qualcosa di altro da me» • «Schivo, diffidente, con quel volto unico segnato dal tempo, mette in chiaro subito che non intende parlare della sua vita privata» [Jaime d’Alessandro, Rep 12-10-13].
Titoli di testa «Se il nome non vi dicesse niente, basterebbe una sua foto per farvi capire quanto Willem Dafoe sia stampato nella storia del cinema con un inchiostro vivo. Se c’è una cosa inconfondibile della sua persona sono, infatti, i connotati: la fronte alta, la bocca larga, i denti prominenti e quel piccolo spazio fra gli incisivi che è diventato leggendario» [Mario Manca, Vanity Fair, 24/2/2019].
Vita Nato ad Appleton, nel Midwest, la stessa città da dove venivano Joe McCarthy e Harry Houdini • Suo padre, William, è medico chirurgo. Sua madre, Muriel, infermiera. Lui è il settimo di otto figli. «Sono cresciuto con sei sorelle, adoro le donne, credo di essere uno dei pochi uomini ad avere solo amicizie femminili» [a Maria Pia Fusco, Rep 11-07-02] • Da ragazzino ha una cotta per l’attrice Raquel Welch. Per tutti lui è Billy. Solo alle superiori, alla Albert Einstein High School, cominciano a chiamarlo Willem • Inizia a recitare da adolescente, poi si iscrive alla Università del Wisconsin di Milwaukee, ma viene cacciato con l’accusa di aver girato un film porno. «Si trattava in realtà di un “documentario di natura sociologica” in cui il giovane Willem intervistava uno spacciatore, un satanista e un nudista: il professore lo mandò via dopo averne visto solo un pezzetto in fase di montaggio» [Silvia Bizio, D, 13-07-02] • Decide di lasciar perdere gli studi e si trasferisce nella Grande Mela. «Ho cominciato sul palcoscenico nel ‘75 fondando a New York una compagnia sperimentale, il Wooster Group, che mi ha impegnato per anni in un lavoro giornaliero collettivo» [Sta 04-08-06] • «Prima di fare il cinema per molti anni ho fatto solo teatro, anche in piccoli gruppi, e la maggior parte delle persone che mi conoscono per i film non hanno idea di tutto il teatro che ho fatto» [Fabrizio Basciano, Fatto 12-09-18] • «Al cinema non hai mai il tempo di avvicinarti a una scena sperimentando differenti angolazioni, il teatro ti aiuta a raffinare, a scolpire» [Sta, ibid.] • Passa per la prima volta al grande schermo a venticinque anni, con I cancelli del cielo. Michael Cimino, già regista del Cacciatore, vuole farne un film epocale, capace di rivoluzionare per sempre il genere western. Nella sceneggiatura Willem ha solo una battuta, ma è entusiasta di partecipare al film, almeno all’inizio. «Il perfezionismo estenuante di Michael Cimino e le lentezze infinite sul set […] avevano sfiancato tutti i componenti della troupe, e in una notte di ripetizioni e cambiamenti impercettibili Dafoe sfogò la propria stanchezza con uno scoppio di risate, che dapprima sconcertò il regista, e quindi lo mandò su tutte le furie. Cimino lo aveva fortissimamente voluto per il suo volto da angelo caduto, e si era reso immediatamente conto di un talento che meritava ben più di una comparsata, però quella risata offendeva non soltanto il suo orgoglio ma il film che stava tentando di completare contro l’intera Hollywood […] Dafoe venne cacciato dal set tra le urla [...] “Non posso dire che mi sia comportato con grande professionalità, ma ero giovane, inesperto e un po’ sconsiderato. Su quel set si respirava un’aria che non ho mai più visto: un misto di tensione e sacralità, di perfezionismo e ossessione, e Cimino era l’unico a sapere cosa volesse, ma si guardava bene dal parlarne con gli altri”. Chi pensa che questa ricostruzione sia solo un alibi si deve ricordare che stiamo parlando di un film che causò il fallimento di una major gloriosa come la United Artists, e che sul set il regista invitò le attrici che interpretavano il ruolo di prostitute ad esercitarsi realmente nel mestiere più antico del mondo» [Antonio Monda, La Domenica di Repubblica, 08-05-05] • Riprende a lavorare ogni giorno con il Wooster Group, poi lo chiamano per Vivere e Morire a Los Angeles. «Mi sentivo ancora un attore di teatro e solo quello. Friedkin venne da me per dirmi che stava preparando un film che voleva assolutamente fosse recitato da volti sconosciuti. Solo così, questa la sua tesi, lo spettatore può immedesimarsi nel suo personaggio senza riserve […] » [Simone Porrovecchio, Rivista del Cinematografo, 22-02-18] • In quel film «Dafoe interpreta la parte di un falsario perverso e leggendario, che sfoga nel crimine le frustrazioni procurate da malriposte ambizioni artistiche. Con quel film Dafoe rubò la scena al protagonista William Petersen ma il grande successo, e la prima candidatura all’Oscar, arrivarono l’anno successivo quando Oliver Stone ebbe l’intuizione di scritturarlo finalmente against type in Platoon. Furono in molti ad obiettare che era impensabile prendere un attore con un volto così diabolico per un personaggio assolutamente positivo come il sergente Elias, ma Stone si ricordò della descrizione di “angelo caduto” dell’amico Cimino e dimostrò quanto possa essere efficace sorprendere le aspettative dello spettatore» [Monda, cit] • Da allora la sua carriera decolla e gliene capitano di tutti i colori. Per L’ultima tentazione di Cristo esagera con il collirio, che serviva a dilatargli le pupille e rendergli gli occhi più spiritati, e per poco perde la vista. Per Platoon si era beccato la febbre gialla. Per My hindu friend deve dimagrire di sette chili. «Io vivo e recito nel mio corpo. Come performer ciò che conta è l’intelligenza del corpo. Ora, invecchiando, esige un livello di consapevolezza più alto» [ad Anna Bandettini, Rep 22-05-17] • «”A volte intuisco chi ho davanti a seconda se mi ricorda per Platoon o per qualche altro mio film. Significa che andava al cinema in quel periodo, che la sua vita in quel momento era intensa. Poi magari i figli, gli impegni, il lavoro, lo hanno allontanato e rinchiuso in una vita privata totalizzante. Riesco a leggere le personalità degli altri dall’immagine riflessa dei miei personaggi» [D’Alessandro, cit] • «Se resti vittima dei successi vieni paralizzato e lo stesso si può dire degli insuccessi. Entrambi possono essere una gabbia, una trappola mentale dalla quale è difficile uscire. Ti possono paralizzare perché hai paura di non riuscire ad ottenere lo stesso risultato oppure di ripetere il medesimo errore» • Per questo oggi continua a lavorare, alternando grandi studios e produzioni indipendenti. Dice di non sapere se ne vale la pena: «Il paesaggio cinematografico americano sta cambiando a una velocità drammatica. Finanziare piccoli film sta diventando una missione impossibile […] Ormai anche i grandi studios stanno sparendo e l’industria è dominata sempre più da persone che di cinema sanno poco o nulla. Hollywood è dominato da franchising, e piattaforme di streaming come Amazon o Netflix lo stanno ormai inglobando. Dove tutto questo porterà è difficile a dirsi. Sicuramente il nostro rapporto con il cinema è già cambiato profondamente» [a Porrovecchio, cit] • «Quello che so è che voglio mantenermi molte possibilità aperte. I miei biglietti da visita sono i miei film. Finché ne esisteranno delle copie in giro, qualcuno mi offrirà una parte. Sicuramente non resterò disoccupato» • E infatti negli ultimi anni Dafoe ha fatto parte di cast prestigiosi, (basti pensare al pluripremiato Povere creature!) mantenendo un alto tasso di popolarità sia negli States che in Italia • «Dopo 120 e passa film dal 1981 a oggi non si può certo pensare che sia una questione economica che lo spinge ad andare spesso Oltreoceano per vestire i panni del Green Goblin dei film di Spider-Man ma anche di Marcus, mentore di John Wick/Keanu Reeves. […] “Credo che un attore debba avere questa flessibilità […] L’atto del recitare è qualcosa di misterioso per me, qualcosa che cambia in continuazione. Non annoia mai... La performance di un attore è qualcosa che tu che stai recitando non puoi totalmente controllare. E in questo sta la sua bellezza!”» [a Enrico Caiano su 7, 10-02-24] • Ma ha una precisa idea sulle serie tv: «Possiamo scommettere che non vedremo mai Willem Dafoe recitare in una serie: “… il regista è molto importante per me. E in una serie tv i registi cambiano in continuazione, c’è lo showrunner che decide. E poi nel cinema una delle possibilità che ha il regista è di fare un film che solo lui vuole, senza dover avere sempre un occhio al pubblico”» [Caiano, cit.] • Non solo il cinema gli regala soddisfazioni: «L’attore americano Willem Dafoe è il nuovo Direttore artistico del settore Teatro della Biennale di Venezia per il biennio 2025-2026. La nomina è stata deliberata dal cda della Biennale, presieduto da Pietrangelo Buttafuoco. "Il teatro - dichiara Buttafuoco - è di fatto la casa originale della sua luminosa carriera” [Ansa 08-07-24] • «Pietrangelo Buttafuoco l’ha nominata direttore artistico del settore Teatro della Biennale di Venezia: che dobbiamo aspettarci? “Non posso ancora annunciare il programma ma la selezione è pressoché completa. È stato molto emozionante, ero determinato a non fare shopping: volevo presentare cose che riflettessero la mia esperienza e il mio interesse, persone con cui ho lavorato, che rispetto. E desidero anche connettermi con una Biennale molto speciale di 50 anni fa: nel 1975 fu un’edizione fantastica, zeppa di artisti influenti (Peter Brook, Jerzy Grotowski, Ariane Mnouchkine, Meredith Monk, Eugenio Barba, il Living Theatre, ndr), che avrebbero avuto un enorme impatto” Oggi il teatro dov’è? “Non ho una risposta, posso dire che mi interessa molto il cuore del teatro, la presenza dell’attore e il corpo dell’attore. L’idea che il teatro è corpo, e il corpo è poesia”» [a Pontiggia, Fatto 07-12-24] • Il 16 gennaio 2025 muore David Linch, che lo ha diretto in Cuore Selvaggio: «Quale immagine le viene in mente, pensando a lui? “Quando gli ho fatto visita in un laboratorio di stampa a Parigi, David stava lavorando ad alcuni disegni, fumando, era di buon umore. Indossava un grembiule da tipografo macchiato di inchiostro, aveva la sapienza concreta di un artigiano, senza grandi pretese, ma sempre profondamente immerso nel suo mestiere, nel suo andare verso ciò che voleva vedere e che non era ancora stato realizzato. Mi resta l’immagine di quel momento: indipendente, felice di essere da solo, lì a lavorare. A mescolare, ancora una volta, la banalità del concreto con il suo mondo fantastico”» [a Finos, Rep 18-01-25] • «Magnifici maestri del teatro, da Eugenio Barba a Elizabeth LeCompte, Richard Schechner, Thomas Richards, collaboratore di Grotowski, e poi talenti di oggi come i registi Thomas Ostermeier, Milo Rau, Romeo Castellucci e gli emergenti di domani, affollano il programma del Festival di Teatro della Biennale di Venezia (dal 31 maggio al 15 giugno). “Sono soddisfatto, c’è quello che mi interessa, che da sempre è l’unico riferimento delle mie scelte”, dice Willem Dafoe con un sorriso abbagliante e l’espressione un po’ ribalda alla Mick Jagger, a cui un po’ assomiglia. L’attore, una stella nella Walk of Fame, quattro nomination agli Oscar, alla Biennale veste per la prima volta i panni di direttore artistico […] Alla regista del Wooster Group, Elizabeth LeCompte, andrà il Leone d’oro 2025. I malevoli dicono che ha premiato la sua ex-moglie “Lo so, lo so. Ma Liz è un’artista che ha dato un’impronta importante al teatro contemporaneo. E continua a lavorare, a fare ricerca, con pochissimi supporti economici. È una ‘Maestra’ ”» [Bandettini, Rep 20-04-25].
Amori Nel 1982 ha avuto un figlio, Jack, da Elizabeth LeCompte, undici anni più di lui, sua collega nei teatri off-Broadway • Nel 2002, chiamato a Roma dalla regista Giada Colagrande per girare Aprimi il cuore, s’innamorò di lei, rimase a vivere in Italia e dopo un anno e mezzo le chiese di sposarlo in una trattoria romana. Ora vivono all’Esquilino e non è difficile incontrarlo in via Merulana o sotto i portici di piazza Vittorio. «La città può essere bizzarra, potrebbe essere più pulita. Ma ho vissuto nella New York degli anni ‘70 e in paragone Roma è un paradiso, meno stressante e pericolosa. Posso vivere nell’imperfezione e un po’ di caos, altrimenti mi trasferirei in Scandinavia» • Per qualcuno, però, l’Esquilino è una specie di covo snob: «Qui, scarso ceto medio, laboratorio politico interessante che esalta gli estremi: dropout, sbandati, homeless moribondi nei cartoni insieme a una sofisticata bohème e alle élite del giornalismo e della politica. Tra i residenti, Franceschini, Sorrentino, Nicola Lagioia, Goffredo Fofi, Elena Stancanelli, ma anche una colonia di émigrés hollywoodiani, Abel Ferrara, Willem Dafoe, Matt Dillon» [Minuz e Masneri, Foglio, 24-06-23] • «Anche sua moglie, Giada Colagrande, è un’artista. Come vi siete conosciuti? “Mi avevano parlato di un suo piccolo film, fatto in casa, con pochissimi soldi, che però era andato alla Mostra del Cinema di Venezia. Si intitola Aprimi il cuore. Lei è una regista autodidatta, viene dal mondo dell’arte; ma se ne parlava. L’ho visto e l’ho trovato interessante. Mi chiesero se volessi incontrare l’autrice. Prima siamo diventati amici. Poi più che amici” A lei è mai accaduto di innamorarsi di un uomo? “La maggior parte delle persone non risponderebbe a questa domanda, ma mi dico in fondo che importa... La risposta è: mai. Non dal punto di vista sessuale”» [ad Aldo Cazzullo, Cds 09-07-24] • Nel 2024, ospite di Fabio Fazio, ha ricordato il suo rapporto con Franco Battiato: a Che Tempo Che Fa ha raccontato: «Ho iniziato a imparare l’italiano attraverso le parole delle canzoni di Franco Battiato, mi piaceva tantissimo la sua musica. Con il passare del tempo è diventato un grande amico nostro e per me è stato un grandissimo regalo conoscerlo, era una persona meravigliosa» • Sempre nel 2024 Willem Dafoe ha acquistato una fattoria poco fuori Roma e si diverte a coltivare l’orto e ad allevare animali.
Politica «Sono un americano per modo di dire. Lo sono culturalmente, ma da anni viaggio per il mondo e quando torno negli Stati Uniti mi sento più come uno di fuori che guarda il paese. Gli americani sono persone generose, ma lavorano come cani, c’è un sistema di assistenza crudele, non c’è nessun welfare, devono fare da sé, devono lottare duramente nella vita quotidiana, non viaggiano, non sono curiosi e sono cresciuti nella convinzione di essere nel migliore posto del mondo. Sono stati fregati, ingannati ed è da lì che viene la rabbia. Trump? Continuano a farsi ingannare... e dalla persona più sbagliata» [a Bandettini, cit.].
Religione «Mi ha sempre interessato la spiritualità, sono sempre stato affascinato da quella che nell’esperienzaa umana potremmo definire la linea di fondo, da quello di cui la gente realmente ha bisogno, e nella mia personalissima strada ho sempre imparato dalla religione e dalla filosofia. Mi annoio però quando la gente cerca di fare proselitismo» [a Basciano, cit.] • A Pisa nasce il tempio buddista più grande d’Europa: «Tra chi ha già donato o ha promesso di donare ci sono l’attore Willem Dafoe, che metterà all’asta i vestiti che indossava quando ha ricevuto l’Orso d’oro al Festival di Berlino, ma anche la moglie Giada Colagrande» [Giannini, Giornale 31-01-21].
Vizi Gli piace il vino, ma non va mai oltre i due bicchieri.
Curiosità È alto 1 metro e 75 • Anche se vegano, ogni tanto mangia il pesce • Sposando la Colagrande è diventato italiano per communicatio iuris. «Divento un po’ più italiano ogni giorno. Appena sveglio penso a cosa mangerò quel giorno e non posso vivere senza un buon espresso» • «Leggo i giornali italiani ma spesso salto le prime pagine perché non capisco la vostra politica» • «Mi piace andare a fare la spesa nel mio quartiere, cucinare, avere amici che vengono a cena. A volte mi piace semplicemente passeggiare e entrare in una chiesa o in un museo» • Gli piace svegliarsi presto al mattino • Pratica yoga sei giorni su sette • Una volta dipingeva, ma ha smesso • Detesta guardare la televisione • Non è riuscito a far appassionare la moglie ai musical di Broadway • Lei invece gli ha fatto vedere i grandi classici del cinema italiano, tra cui lui predilige Sedotta e abbandonata • Il suo film americano preferito è Via col Vento: «Il nostro Gattopardo» • Ha recitato anche in un videogioco: Beyond: Two Souls, del francese David Cage • Il suo unico fratello maschio, Donald Dafoe, è medico chirurgo come loro padre • «Non le è mai venuta voglia di passare dietro la macchina da presa? “Mai. Sono un attore, non ho nessuna ambizione di dire a qualcuno ‘entra da quella porta’. Voglio essere io quello che entra”» • «Quando fai un film non sai mai esattamente come verrà. Quello che però devi sempre sapere è il motivo per cui l’hai fatto».
Titoli di coda «Non c’è davvero alcuna stranezza in me. Sono solo un bravo ragazzo del Wisconsin».