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 2026  luglio 22 Mercoledì calendario

Biografia di Monica Lewinsky

Monica Lewinsky, nata a San Francisco (California, Stati Uniti) il 23 luglio 1973 (53 anni). Monica Samille Lewinsky. Personaggio televisivo. Produttrice televisiva. Protagonista tra il 1998 e il 1999, insieme all’allora presidente statunitense Bill Clinton, del clamoroso scandalo sessuale detto «Sexgate». «All’età di ventidue anni mi innamorai del mio capo, e a ventiquattro ne imparai le devastanti conseguenze» • Nata in una benestante famiglia ebraica. «Monica ha due genitori ingombranti. Suo padre, Bernard, è uno stimato oncologo, si occupa della sofferenza altrui con un avviato studio di radioterapia, mentre sua madre, Marcia, è giornalista e scrittrice di una certa celebrità. Entrambi i genitori hanno un passato complesso: Marcia è figlia di un emigrato lituano che ha attraversato mezzo mondo per sfuggire sia al nazismo che allo stalinismo. Bernard è figlio di un ebreo che si è trasferito prima in America Centrale e poi in California per sfuggire anch’egli al nazismo. Hanno cercato e trovato il Grande Sogno americano, studiando in scuole di eccellenza. Si sono incontrati a Los Angeles, si sono innamorati, hanno un matrimonio e due splendide carriere. E due altrettanto splendidi figli: Monica, appunto, e Michael. Divorziano nel 1988, ma ormai hanno raggiunto il successo economico e vogliono solo il meglio per la propria prole. Monica viene mandata nelle migliori scuole, vuole fare la giornalista. Si laurea in Psicologia e poi fa il colpaccio. Viene selezionata per uno stage nel posto di lavoro più ambìto d’America, la Casa Bianca. Si trasferisce a Washington e comincia il suo stage, quasi incredula» (Giulia Caterina Trucano). «Il 17 gennaio del 1998, più o meno a metà del secondo mandato da presidente di Bill Clinton, il sito internet Drudge Report – una specie di Dagospia ante litteram, dai toni molto sensazionalistici e le idee molto di destra – raccontò che la redazione di Newsweek aveva deciso all’ultimo minuto di non includere nel suo numero settimanale un articolo su una relazione tra il presidente degli Stati Uniti e una stagista di 23 anni. L’inchiesta arrivò qualche giorno dopo sul Washington Post: raccontava delle “lettere d’amore” inviate dalla stagista al presidente, dei loro “incontri” in vari luoghi della Casa Bianca e dell’esistenza di registrazioni che le avrebbero provate. Fu svelata l’identità della stagista, che si chiamava Monica Lewinsky: aveva lavorato a lungo alla Casa Bianca e da pochi mesi era stata trasferita al Pentagono. […] Bill Clinton aveva 51 anni, era sposato, aveva una figlia ed era il cosiddetto “leader del mondo libero”: l’uomo più potente e famoso del mondo. Dopo oltre una settimana di completo silenzio sulla questione, il 26 gennaio Clinton e sua moglie Hillary si presentarono davanti ai giornalisti della Casa Bianca. Clinton disse una frase destinata suo malgrado a passare alla storia: “Voglio dire una cosa agli americani. Ascoltatemi bene. Lo ripeto: non ho avuto rapporti sessuali con questa donna. Non ho chiesto a nessuno di mentire, non una sola volta: mai. Queste accuse sono false”. Monica Lewinsky era stata assunta alla Casa Bianca tre anni prima, nel 1995, come stagista. Nel corso delle settimane aveva conosciuto il presidente Clinton e stretto con lui un rapporto di intima confidenza. Alla fine dell’anno e del suo stage Lewinsky era stata assunta dall’ufficio legislativo e le era stata assegnata una mansione che la portava a consegnare più volte al giorno documenti nello Studio Ovale. Nell’aprile del 1996, improvvisamente, Lewinsky era stata trasferita al Pentagono. La persona che aveva preso questa decisione, Evelyn Lieberman, disse poi al New York Times di averlo fatto per via del comportamento immaturo e inadeguato mostrato da Lewinsky nel suo lavoro. Una volta al Pentagono, Lewinsky era diventata particolarmente amica di una sua nuova collega, Linda Tripp. Nell’estate del 1996 Lewinsky aveva raccontato a Tripp di avere avuto una relazione con Bill Clinton, più profonda della semplice confidenza. Su consiglio di una sua amica, un anno dopo Tripp aveva cominciato a registrare le sue telefonate con Monica Lewinsky, raccogliendo così varie testimonianze della relazione tra lei e Bill Clinton e dei loro rapporti. Raccolto un po’ di materiale, nell’ottobre del 1997 Linda Tripp aveva incontrato due giornalisti di Newsweek e detto loro di essere in possesso di quelle registrazioni. Tripp ha sempre detto di aver agito nell’interesse della patria» (Francesco Costa). Un’altra vicenda rese ancor più complessa e pericolosa la situazione. «Il 6 maggio del 1994 […] una donna di nome Paula Jones aveva denunciato Bill Clinton per molestie sessuali. Aveva sostenuto di essere stata molestata l’8 maggio del 1991, quando Clinton era governatore dell’Arkansas. Clinton aveva respinto ogni accusa, e alla fine del processo – che si era quindi tenuto durante il suo mandato da presidente – era stato assolto, dato che non c’erano prove delle presunte molestie. Durante le audizioni del processo, però, gli avvocati di Paula Jones avevano portato in aula sia Clinton che alcune dipendenti della Casa Bianca tra quelle che lavoravano più a stretto contatto con lui, e tra queste Monica Lewinsky. Sia Clinton che Lewinsky avevano negato sotto giuramento di avere avuto rapporti o relazioni di tipo sessuale. Linda Tripp, la collega di Monica Lewinsky al Pentagono, non parlò solo con i giornalisti di Newsweek. Il 7 gennaio del 1998 incontrò Kenneth Starr, procuratore speciale degli Stati Uniti, repubblicano, che stava già indagando su alcuni scandali minori occorsi all’amministrazione Clinton. Tripp raccontò a Starr la sua storia e offrì le registrazioni. Pochi giorni dopo, il 14 gennaio del 1998, Linda Tripp incontrò di nuovo Monica Lewinsky con addosso un registratore: Tripp la fece parlare di nuovo della sua relazione con Clinton e della sua testimonianza al processo per molestie; Lewinsky le dette una copia di un documento intitolato “Cose da dire durante la testimonianza”, dicendo che le era stato consegnato da una dipendente della Casa Bianca. Il documento conteneva una guida con le cose da dire e da non dire durante la sua deposizione. Tre giorni dopo, il 17 gennaio del 1998, Drudge Report fece venire a galla l’intera faccenda. Torniamo al punto di partenza: è l’inizio del cosiddetto “Sexgate”. Mentre i giornali e le tv di mezzo mondo letteralmente non parlavano d’altro che dello scandalo e della relazione – che Bill Clinton continuava a negare – e Monica Lewinsky aveva un esercito di giornalisti esaltati dietro la porta di casa e ovunque andasse, a qualsiasi ora del giorno e della notte, Starr iniziò a indagare: non tanto sull’allora presunta relazione ma sul fatto che la Casa Bianca avesse o no “addestrato” il testimone di un processo allo scopo di proteggere il presidente» (Costa). «La battaglia legale fu molto accesa e durò mesi. Clinton continuò a negare di avere avuto qualsiasi tipo di relazione impropria con Monica Lewinsky, mentre la stessa Lewinsky trattava con Starr in cerca di un accordo per avere l’immunità. […] Alla fine, il 28 luglio Monica Lewinsky trovò un accordo con Kenneth Starr: a lei e ai suoi parenti andò la completa immunità, a Kenneth Starr arrivò una piena confessione. Il giorno dopo Bill Clinton annunciò che si sarebbe presentato spontaneamente a testimoniare. Nella sua confessione Monica Lewinsky disse di non avere mai avuto rapporti sessuali con Clinton, ma di avergli praticato del sesso orale in varie occasioni. Il 15 novembre del 1995, in un ufficio adiacente allo Studio Ovale; il 17 novembre del 1995, mentre Bill Clinton era al telefono con un deputato; il 31 dicembre del 1995, in una sala della Casa Bianca; il 7 gennaio del 1996, nello Studio Ovale; il 21 gennaio del 1996, in un androne adiacente allo Studio Ovale; il 4 febbraio del 1996, nello Studio Ovale; il 31 marzo del 1996, vicino allo Studio Ovale; il 28 febbraio del 1997, vicino allo Studio Ovale; il 29 marzo 1997, in una sala della Casa Bianca. Lewinsky consegnò all’Fbi un suo vestito blu: disse che lo indossava il 28 febbraio 1997 e che su quel vestito c’erano tracce dello sperma di Bill Clinton, come poi gli esami accerteranno. Il 17 agosto del 1998 Bill Clinton diventò il primo presidente in carica a deporre davanti a una giuria che indagava sulla sua condotta. Subito dopo la deposizione, durante la quale Clinton ammise di aver avuto una relazione con Monica Lewinsky, Clinton apparve in tv» (Costa). Nel suo discorso televisivo Clinton disse, tra l’altro: «Come sapete, durante una deposizione lo scorso gennaio, mi fu chiesto del mio rapporto con Monica Lewinsky. Anche se le mie risposte furono legalmente precise, ho omesso delle informazioni. Ho avuto effettivamente una relazione inappropriata con la signorina Lewinsky. È stato sbagliato. È stato un grave errore di giudizio e un fallimento personale, del quale sono il solo e l’unico responsabile. Ma ho detto alla giuria, e ripeto a voi adesso, che mai ho chiesto a qualcuno di mentire, di nascondere o di distruggere prove, o di fare qualsiasi cosa di illegale. So che le mie parole e i miei silenzi su questa storia hanno dato un’impressione sbagliata. Ho ingannato le persone, inclusa mia moglie. Me ne dispiaccio moltissimo. […] Ora è arrivato il momento di andare avanti – anzi, è già passato». «Il mese successivo il procuratore Starr, su richiesta della Camera, inviò al Congresso un rapporto lungo 453 pagine e 36 scatoloni pieni di prove, rapporti, referti, testimonianze, video e verbali riguardanti il caso. I repubblicani diffusero immediatamente il rapporto di Starr su internet. Il rapporto conteneva le deposizioni di Clinton durante il caso Lewinsky e durante il caso Jones, asciutte e dettagliate: tutto diventò pubblico, compreso un passaggio fondamentale, quello in cui Starr aveva chiesto a Clinton dell’affermazione resa durante il processo per le molestie a Paula Jones, quando aveva negato la relazione con Lewinsky. Clinton aveva detto che non aveva considerato il sesso orale un “atto sessuale” perché, ricevendolo, non era entrato in contatto con nessuna delle parti del corpo di Monica Lewinsky indicate dal documento come “zone sessuali”, né era sua intenzione “gratificarla” dal punto di vista sessuale. Quindi aveva sostenuto di non avere mentito sotto giuramento durante quella deposizione. I repubblicani alla Camera avviarono le pratiche per chiedere l’impeachment di Clinton, accusato di aver mentito sia durante la deposizione che in tv, e aver quindi detto bugie agli americani. […] L’8 ottobre del 1998 la Camera, a maggioranza repubblicana, votò per autorizzare l’impeachment: Bill Clinton diventò il secondo presidente nella storia degli Stati Uniti a subire questo procedimento, dopo il democratico Johnson nel 1868. Iniziò il processo, e a metà dicembre la Camera formulò due accuse a Clinton, accusandolo di spergiuro e di aver ostacolato la giustizia. Il 18 dicembre del 1998 la Camera si riunì e, a 130 anni dal voto su Andrew Johnson, votò a maggioranza l’impeachment di Bill Clinton. Il 7 gennaio cominciò il processo al Senato, dove i repubblicani avevano una maggioranza di 55 voti su 100 (e quindi meno dei due terzi necessari per rimuovere Clinton dalla Casa Bianca). Il 12 febbraio il Senato si riunì per il voto finale sulle due accuse: 45 senatori su 100 votarono perché Clinton fosse considerato colpevole di spergiuro, 50 senatori su 100 votarono perché Clinton fosse considerato colpevole di avere ostacolato la giustizia. In nessuno dei due casi si raggiunsero i due terzi: Clinton era salvo. Due ore dopo, alla Casa Bianca, Clinton si disse di nuovo molto dispiaciuto. Monica Lewinsky a quel punto aveva 25 anni» (Costa). «Un giorno Lewinsky era una privata cittadina, quello seguente le sue conversazioni più intime erano diventate di pubblico dominio. L’ondata mediatica che ne è seguita è stata uno tsunami di articoli di scherno e battutacce crudeli in seconda serata. Lei ha cercato di raccontare la sua versione della storia prima in un’intervista con Barbara Walters, nel 1999, e poi spiegando tutto dettagliatamente ad Andrew Morton, il biografo della principessa Diana, per il libro Storia di Monica. Ha cercato di sfruttare al massimo il fatto di essere un nome conosciuto» (Kate Storey). «La ex stagista ha prima vissuto una sorta di ambigua popolarità; […] è stata intervistata dalla Abc e ha condotto lei stessa, per un breve periodo, un reality su Fox, Mr Personality, che ha raccolto anche qualche consenso di critica. Cavalcando l’onda della notorietà, nel 1999 ha firmato una linea di borse, mentre nel 2000 si è prestata come testimonial per una campagna pubblicitaria per la perdita del peso, lei che aveva subito critiche a causa delle sue forme durante lo scandalo sessuale. Poi, nel 2005, la decisione di allontanarsi dai riflettori, trasferendosi in Inghilterra, dove ha conseguito un master in Psicologia sociale presso la London School of Economics» (Eleonora Lorusso). «“Speravo davvero che, con questi studi, avrei avuto delle basi su cui costruirmi una nuova identità e una nuova vita. Non ha funzionato”. Come mai? “Non riuscivo a trovare lavoro. C’era ancora tanto pregiudizio nei confronti della mia persona e della mia storia. In più era il 2008, quindi eravamo in recessione. E poi c’era in ballo anche la candidatura di Hillary (Clinton, nda)”. […] E poi cosa ha fatto? “Desideravo disperatamente tornare a essere una persona normale. Quando mi sono accorta che non era possibile farlo, è arrivata la morte di Tyler Clementi (lo studente della Rutgers University morto suicida, nel 2010, dopo essere stato vittima di bullismo, nda). È stata una vera rivelazione per me. Ho pensato che queste cose succedono anche ai più giovani, a persone che non sono esposte pubblicamente. E io, anche se non sono al top, sono ancora qui. In qualche modo sono riuscita a sopravvivere, quindi è possibile farlo. Da un lato c’era questo. Dall’altro c’era un aspetto molto pratico: dovevo mantenermi. Avevo appena finito l’università quando iniziai il mio tirocinio alla Casa Bianca: è stato il mio primo lavoro e tutto il percorso normale che la mia carriera avrebbe potuto seguire è stato cancellato. Dopo il master, a 10 anni dal 1998, ho iniziato a capire l’entità del danno che avevo subìto”» (Storey). «Solo nel 2014 il ritorno in pubblico, prima con un tweet (Here we go, “Eccoci”), poi impegnandosi come testimonial contro il cyberbullismo, tornando a parlare della propria storia e delle vessazioni che avrebbe ricevuto soprattutto sul web. In una lettera a Vanity Fair (Vergogna e sopravvivenza) raccontò: “Era il mio capo, si approfittò di me. Ma la storia fu consensuale. Gli abusi sono arrivati dopo, quando sono diventata un capro espiatorio per chi voleva proteggerlo. […] Mi hanno marchiata a vita”. […] Ha partecipato a una serie di eventi, tra i quali uno spettacolo teatrale a New York, chiamato semplicemente Slut. […] Oggi Monica Lewinsky è un’attivista del movimento #MeToo, al quale si è unita nel coro femminile di proteste contro le molestie sessuali» (Lorusso). «Nel 2021 è stata producer della serie per la regia di Ryan Murphy American Crime Story: Impeachment, rimettendosi in gioco e rivivendo l’anno peggiore della sua vita in cambio della chance di avere voce in capitolo sul modo in cui veniva raccontato. Finalmente il pubblico era pronto ad ascoltare la sua versione. Ha poi continuato a scrivere per Vanity Fair, è apparsa in spot contro il bullismo, ha prodotto un documentario intitolato 15 Minutes of Shame – Al centro dello scandalo, che parlava di persone che sono state umiliate pubblicamente, e si è prestata per una campagna pubblicitaria del marchio di moda Reformation con l’obiettivo di sensibilizzare gli elettori a registrarsi per votare» (Storey). Dal febbraio 2025 la Lewinsky conduce un podcast, Reclaiming with Monica Lewinsky (laddove con reclaiming s’intende «riappropriarsi» della propria vita), in cui conversa «con alcuni ospiti per parlare di eventi che hanno plasmato la loro persona e di come sono arrivati a elaborarli. Tra i primi invitati figurano Molly Ringwald, che parla delle sue esperienze legate al successo in età giovanissima, Kara Swisher, la scrittrice Anne Lamott e l’amico Alan Cumming. Alla fine di ogni puntata, lei regala a ogni ospite un cristallo. […] “Il podcast rappresenta il modo in cui torno a essere me stessa, proprio come succede nelle storie delle persone con cui parlo”» (Storey) • Nubile, senza figli. «Mi capita di uscire con qualcuno, ho delle storie, relazioni di coppia, tutto quanto. Ho incontrato degli uomini straordinari. Sono stata molto fortunata, ma non abbastanza da avere una relazione che ha funzionato. Ho ancora molti problemi» • Crede nella cristalloterapia, tanto che in casa sua i cristalli «sono ovunque. […] “Ne ho tantissimi. Hanno avuto un ruolo importante nel mio processo di guarigione. Sono davvero magici. I cristalli si formano in condizioni, diciamo, difficili…”» (Storey) • «Monica ha confessato che ai tempi dello scandalo aveva propositi suicidi: “Non riuscivo a vedere una via d’uscita. E ho pensato che forse quella fosse la soluzione”» (Trucano). «Ho un disturbo da stress post-traumatico per via di tante delle cose che sono successe nel 1998, e un ruolo in tutto ciò l’ha avuto la mia esperienza con i media». «Lewinsky – il suo brand di borse è finito male – ora fa la produttrice tv e odia – comprensibilmente […] – i media, ai quali peraltro vendette la sua storia a caro prezzo» (Matteo Persivale) • «Penso che la mia sia storia stata un abuso di potere da manuale. […] Io ero consenziente. Ma avevo capito che cosa significava, in realtà, in quel momento? No» • «Rifarebbe una versione narrata della sua storia? Magari un film? “Arrivata a questo punto, ho capito che questa storia ha una vita propria. Quindi, se si presenta qualcosa di significativo, che fa progredire il dibattito, sono pronta a mettermi in gioco”» (Storey).