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 2026  luglio 28 Martedì calendario

Biografia di Lorenzo Pellicioli

Lorenzo Pellicioli, nato ad Alzano Lombardo (Bergamo) il 29 luglio 1951 (75 anni). Dirigente d’azienda. Ex giornalista.
Titoli di testa «Sono sempre stato una spugna: se mi passa vicino una cosa la imparo» [a Bernardo Bertoldi e Fabio Corsico, Manager di famiglia].
Vita Il nonno materno, Lorenzo Pernici, fabbricava candele e le vendeva ai parroci della bergamasca. A 15 anni, quando non è a scuola, Pellicioli lo accompagna, acquisendo i primi rudimenti di imprenditoria e di contatto umano con la clientela. Invece il nonno paterno, Fabrizio, gli trasmette l’abitudine di svegliarsi prestissimo: si alzava alle 3 per andare a caccia [Giorgio Dell’Arti, Foglio] • Suo padre si chiama Luigi, sua madre Maria Teresa: «Padre dirigente d’azienda, madre casalinga. Madre tranquilla, affettuosa e gran cuoca. Padre brusco, taciturno. I professori lo chiamavano a scuola per parlargli del ragazzo, lui rispondeva: “Lorenzo è informato del fatto che mi si chiede un colloquio? Perché la cosa riguarda soprattutto lui”». Ha un fratello e una sorella minori [Ibid.] • «Nel tema di quinta elementare, Cosa farò da grande, assegnato da suor Luigina, il bambino Pellicioli ha scritto: “Il giornalista”» [Ibid.] • Ci consegni un selfie della sua Bergamo di allora. «Sono nato ad Alzano e a 13 anni mi sono trasferito a San Giovanni Bianco per poi ritornare ad Alzano quattro anni dopo. Per me Bergamo era la scuola (l’Esperia), l’attività politica (il Partito liberale), quella sportiva (l’atletica Bergamo) poi, dopo il diploma, l’insegnamento all’Itis chimici e il giornalismo al Giornale di Bergamo. Un selfie? Una Bergamo democristiana […] in cui era divertente essere liberale» [Cds] • All’epoca mentre la maggioranza dei suoi coetanei stava a sinistra lei si schiera con i liberali. Era la scelta démodé di un bastian contrario o era in anticipo sui tempi? «Venivo da una famiglia liberale. A 15 anni mi iscrivo alla Gioventù liberale, la politica mi appassiona e da giovane liberale partecipo agli eventi studenteschi del 1969-70. All’Esperia si andava a scuola anche al pomeriggio. Ricordo alcuni intervalli per il pranzo alla sede del partito marxista-leninista d’Italia con delle buone pastasciutte col tonno. Era un periodo molto creativo e vibrante. La politica è la scuola che mi è servita di più nella vita» [Ibid.] • Sulle ali della militanza politica, «a 21 anni non ancora compiuti, Pellicioli viene mandato […] alla redazione del Giornale di Bergamo, per occuparsi dei decreti delegati. […] Gli viene assegnata una stanza, lontano dal cuore della cronaca, per ricevere le delegazioni dei genitori. Ma nei giornali l’occasione arriva, prima o poi. Per il giovane Pellicioli il maestro ha il nome di Francesco Barbieri, caporedattore in cronaca, l’uomo che ha in mano la macchina. È con lui che Pellicioli si convince sempre di più che il suo futuro sarà tutto penna e taccuino, ospedali, commissariati e tribunali, da buon cronista di “nera”, anche se, confesserà, “facevo fatica a scrivere. Ogni pezzo mi costava ore di fatica”» [Ugo Bertone, Foglio] • Contemporaneamente al suo lavoro al giornale, «nella campagna elettorale del ’75, Giovanni Malagodi gli fece rinviare il servizio militare e lo mise a far comizi per il partito. Pellicioli parlava a piazze vuote, gli amici che lo aspettavano al bar per sfotterlo. Tre anni dopo, Zanone lo mandò in tv per far vedere a tutta l’Italia che i giovani liberali effettivamente esistevano. Fortebraccio, sull’Unità, scrisse: “...l’altra sera i liberali hanno mandato sul video due bambini che per l’anagrafe si chiamano Lorenzo Pellicioli e Alberico Maiatico, ma in casa sono affettuosamente detti Mimmo e Mammolo...”. Pellicioli ha fatto incorniciare quel corsivo e lo ha tenuto appeso dietro tutte le scrivanie che ha occupato» [Dell’Arti, cit.] • Proprio nel ’78, rientrato dalla naja, scopre che Barbieri si è spostato a Bergamo Tv e decide di seguirlo. Nell’emittente si accorgono presto delle sue qualità organizzative e in breve diventa direttore dei programmi tv. Si trova esattamente in quella veste quando, nell’81, la Manzoni compra l’emittente [Bertone, cit.] • Anche in Manzoni riconoscono le sue capacità, e Pellicioli viene messo alla guida del neonato settore audiovisivo: è il salto definitivo da giornalista a manager. In particolare, la Manzoni gli affida l’incarico di occuparsi delle prime televisioni commerciali. A tal fine entra nella squadra di Luca Cordero di Montezemolo, al comando della Publikompass, la concessionaria delle partecipazioni editoriali della Fiat (La Stampa e Retequattro). Ci resterà fino all’84. [Ibid.] • «Sono gli anni della guerra per il controllo dell’etere. Pellicioli guida la squadra di Italia 1, allora di Rusconi. Sembra un grande affare, e per la Fiat lo è. Per Rusconi meno. Quando l’editore alza bandiera bianca, sembra fatta: le truppe dell’Avvocato sbarcheranno nelle tv private. L’affare lo conclude Luca di Montezemolo, Gianni e Umberto Agnelli sono d’accordo, Luigi Gabetti pure. Ma Cesare Romiti dice no. E l’affare salta. Montezemolo emigra in Cinzano, lui sta per seguirlo, quando Romiti gli manda a dire che per lui ha altri programmi» [Ibid.] • «Pellicioli, che nel 1982 ha portato a casa utili per più di 13 miliardi, viene nominato direttore generale della Mkt, società della Fiat che si occupa di sponsorizzazioni. Un anno dopo Mondadori lo porta con lo stesso incarico a Rete 4. A Pellicioli ci vuole solo un mese per capire che la rete va venduta. Organizza perciò un finto rilancio e prepara il terreno per la cessione a Berlusconi. A Segrate sono molto contenti e lo mettono a fare il capo della pubblicità. […] Possiamo riassumere la politica di Pellicioli a Segrate così: il Nostro sconta le tariffe come un pazzo, la concorrenza lo maledice, intanto però il portafoglio clienti della Mondadori si gonfia e il fatturato pure» [Dell’Arti, cit.] • «Tempo quattro mesi e la tv di Segrate finisce nelle mani di Berlusconi, con la mediazione di Enrico Cuccia. Pellicioli non ha ancora 34 anni, ma è già un boss. All’apparenza è invincibile, in realtà, quando oserà toccare i fili della pubblicità unificando le varie concessionarie del polo Mondadori-L’Espresso, qualcosa si blocca. Alla fine degli anni Ottanta, l’ex ragazzo d’oro della pubblicità si trova attaccato da tutte le parti: da Berlusconi, nuovo socio di Segrate; ma anche dagli “amici” dell’Espresso. Ci vogliono spalle solide per superare un momento del genere: nel giro di pochi anni Pellicioli ha detto no a Romiti (uno che non dimentica certi affronti), patisce l’ostilità dichiarata di Berlusconi (che non digerisce i quattrini sprecati nella guerra del dumping tv) e non può contare sulla solidarietà del gruppo Cir. Non resta che far le valigie e cambiar vita: dalla pubblicità alle navi di Costa Crociere». [Bertone, cit.] • In Costa viene messo alla guida del ramo che si occupa del mercato nordamericano per le crociere nei Caraibi e in Alaska. Trasloca a Miami e, non soddisfatto del suo inglese, si alza all’alba per prendere lezioni di lingua. È il 1990, e la casa madre gli affida il delicato incarico di scoprire se il mercato statunitense sia sostenibile. Si rende conto che il confronto numerico con le compagnie americane è impari, e rientra a Genova dando parere negativo: meglio concentrarsi sul Mediterraneo. La dirigenza concorda e Pellicioli «rientra a Genova nel 1992 come direttore generale (“In effetti”, dice lui, “ero un direttore marketing di lusso: il mio compito fondamentale era riempire le cabine”). E nel ’95, per mandare avanti la strategia “Primi nel Mediterraneo”, viene nominato presidente e direttore generale della Compagnie Française de Croisières, con sede a Parigi […] Riempie le navi come mai prima» [Umberto Brunetti, Prima Comunicazione] • Nel ’97 constata che all’azienda mancano i mezzi per proseguire con le sue strategie, e decide di cambiare nuovamente aria prima che la compagnia venga comprata dagli americani [Ibid.] • Chi le ha insegnato di più? «Ho imparato da tutti i miei capi e in tutte le mie esperienze, ma direi Francesco Paolo Mattioli in Fiat e Franco Tató in Mondadori. E, come esperienza, dai sette anni in giro per il mondo con Costa Crociere» [Cds] • Già da alcuni anni, parlando con l’amico Gianfilippo Cuneo, Pellicioli rimarca come l’unico gruppo di pubblicità italiano per cui valga la pena lavorare sia la Seat Pagine Gialle. Nel ’97 Cuneo si mette alla guida di una cordata di privati (tra i quali Telecom) che acquista dallo Stato la Seat; come amministratore delegato propone e sostiene fortemente un nome: quello di Pellicioli [Dell’Arti, cit.] • Pellicioli da subito «fa il suo dovere di manager: in un anno e mezzo il margine operativo della Seat è aumentato di due volte. Merito del taglio dei costi imposto a un’azienda che da sempre foraggiava di quattrini i giornali amici […] Poi ci sono i nuovi prodotti, a partire dai servizi via telefono. Più, naturalmente, lo sbarco in Internet, l’acquisto di Virgilio, la campagna acquisti in Europa, carta contro carta. Più la tv in Italia, quella Tmc che fa gridare allo scandalo il Polo [Bertone, cit.] • La Seat a guida Pellicioli diventa un perfetto esempio di società spinta dalla bolla della new economy di Internet, raggiungendo risultati finanziari incredibili [Giovanni Pons, Rep] • Quando la sua Seat valeva in Borsa più di Enel non ha mai pensato che il mercato fosse in preda a una qualche forma di follia? «Certo. Ma ho sempre pensato che il compito di un amministratore delegato sia di essere trasparente sui propri piani e risultati, senza commentare mai il valore della sua azione in Borsa. Il mercato ha diritto di essere folle o saggio, prudente o aggressivo. Sono soldi suoi» [Cds] • Nel 2000 Colaninno, a capo di Telecom, e Pellicioli organizzano la fusione tra Seat e tin.it, la capogruppo dei portali web (scorporata dalla Telecom per l’occasione). Il valore della Seat raggiunge il suo apice, con una capitalizzazione superiore a 72 miliardi di euro. Grazie a questa operazione Pellicioli incassa una stock option sensazionale, pari a 168 miliardi di lire [Fabrizio Dal Boni, Foglio] • «Commenta: “Sì, il cappottino per le bambine è assicurato”» [Brunetti, cit.] • D’altro canto, questo enorme successo lo fa finire nei guai: dopo l’operazione di fusione il valore di Seat calerà a picco, e Pellicioli, Colaninno e altri dieci manager vengono indagati (per reati che vanno dal falso in perizia, aggiotaggio, insider trading, false comunicazioni sociali e conflitto di interessi). Dopo un processo lungo sette anni, i pm chiedono l’archiviazione «“sia perché non sono emerse prove sufficienti, sia perché molti episodi sono ormai caduti in prescrizione”. A Pellicioli si chiedeva conto dell’essere non solo amministratore delegato ma anche azionista della Seat, notizia resa pubblica a operazione conclusa» [Dal Boni, cit.] • Nel 2001, sempre alla guida della rinnovata Seat, Pellicioli si lancia in un’impresa: sfidare i due grandi blocchi televisivi Rai e Mediaset tramite il potenziamento dell’acquisita Telemontecarlo. «Ingaggia Ernesto Mauri per guidare la nuova avventura, e poi Roberto Giovalli come direttore di rete, e volti del calibro di Gad Lerner, Fabio Volo, Luciana Litizzetto, Fabio Fazio. Si cambia il nome (da Tmc a La7), nel logo La7 si introduce una freccia […] simile a quella che appare sullo schermo dei pc quando si muove il mouse, come simbolo di modernità e di era internet. È l’estate del 2001 […] La7 fa il pieno di ascolti. In luglio, però, Marco Tronchetti Provera prende il controllo di Telecom Italia, e quindi di Seat, e il giocattolo di Pellicioli viene smontato e portato a più miti consigli, per non disturbare troppo le reti di Berlusconi». L’11 settembre 2001 Pellicioli lascia il gruppo Seat [Claudio Plazzotta, Italia Oggi] • Dopo questa momentanea sconfitta, Pellicioli si ritira nella sua proprietà in Provenza, e fino al 2005 si dedica a una nuova passione: la produzione di vino e olio. Poi viene chiamato a guidare il gruppo De Agostini [Andrea Deugeni, affaritaliani.it] • La strategia che decide di impostare si basa sulla diversificazione, approccio già adottato da alcuni anni dal suo predecessore Marco Drago, che lo sceglie per succedergli e che sarà uno dei businessman con cui Pellicioli «si è sentito più in sintonia» in carriera [Deugeni, cit.] • Tra le operazioni più significative della sua gestione, che punta molto sull’internazionalizzazione: l’acquisizione nel 2006 dell’americana Gtech, operante nel settore delle lotterie americane per fonderla con Lottomatica, creando un colosso mondiale dei giochi con una capitalizzazione miliardaria a Wall Street. L’operazione lo farà finire di nuovo nei guai con la legge nel 2013, quando verrà accusato di evasione fiscale: la Guardia di finanza gli contesterà un’evasione di 200 milioni nel 2006-2010 e di 275 milioni per il 2011-2014. Cifra ridotta a 13,5 milioni dall’Agenzia delle Entrate. La De Agostini pagherà la somma nel giugno 2016 e chiuderà tutti i contenziosi; i pm di Roma chiederanno l’archiviazione. [Carlo Di Foggia, Fatto] • Nel ramo radiotelevisivo agisce con il controllo dei contenitori come Atresmedia (e quindi dei canali televisivi spagnoli Antena 3 e La Sexta) che verrà quotata alla Borsa di Madrid; e con quello dei contenuti, con la Zodiak Entertainment, holding che possiede format molto noti: dall’Isola dei Famosi, a Camera Cafè, a X Factor [Paola Pica, Cds] Successivamente la De Agostini accorperà la Zodiak a una holding ancora più ampia di sua proprietà, la gigantesca Banijay Group • Nel ramo finanziario, fondando la Dea Capital, nata nel 2007 «dalle ceneri dell’ex Cdb Web Tech […] lancia nuove iniziative, tra cui alcune di successo come il fondo dedicato all’alimentare, Idea Taste of Italy» [Sara Bennewitz, Rep] • Tra tutte queste operazioni, una in particolare si rivelerà fondamentale per Pellicioli: quella della vendita, nel 2006, della Toro Assicurazioni alle Assicurazioni Generali. L’operazione non solo si rivela un grande affare, ma permette anche a Pellicioli di entrare nel Consiglio del gruppo, per poi accedere al board l’anno successivo. [Claudio Gatti, Sole] • Mentre continua a guidare la De Agostini, Pellicioli entra quindi ufficialmente a far parte del gotha della finanza italiana, e vi svolgerà un ruolo di primo piano in alcune vicende di fondamentale importanza: il 6 aprile del 2011 prende parte alla «congiura notturna» con cui 10 consiglieri chiedono e ottengono la testa dell’ad Geronzi [Stefano Cingolani, Foglio] • Nel 2012 è uno dei principali artefici delle dimissioni del nuovo ad, Perissinotto (nonostante i due fossero stati in passato vicinissimi, con una collaborazione stretta al punto di allarmare la Consob) [Gatti, cit.] • Nel 2016 Pellicioli si occupa in prima persona del rinnovo del contratto per l’ad Mario Greco, rimanendo molto frustrato quando questi non firma [Francesco Spini e Francesco Manacorda, Stampa] • «Perfino Geronzi, lo teme […] lo descrive come l’uomo nero che tira le fila nel primo gruppo finanziario italiano. […] Massimo Mucchetti, ex giornalista e ora senatore del Pd che ha intervistato Geronzi nel libro Confiteor, concorda descrivendolo anche lui come il burattinaio della grande finanza italiana» [Lorenzo Dilena, Pagina 99] • Fino al 2022 mantiene le deleghe esecutive in De Agostini, venendo successivamente nominato presidente e conservando un ruolo apicale nella controllata B&D Holding. Nel luglio del 2026 lascia il board [gruppodeagostini.it] • Nel 2025 è stato riconfermato nel cda di Generali, dove continuerà a operare come amministratore non esecutivo almeno fino al 2027 [generali.com].
Curiosità «Agnostico (“credere o non credere fortemente è uno sbaglio”, opinione formatasi a 14 anni grazie alla lettura di Bertrand Russell). […] E’ alto 1 metro e 77, pesa 94 chili, porta la 54, ha 41,5 di scarpe. Ha sempre vestito di blu, tranne nel periodo in cui in Mondadori c’era Berlusconi e per non apparire condiscendente si metteva giacche sportive a quadretti. Tende a ingrassare, non fa diete, cucina benissimo tranne i dolci e il pesce» [Dell’Arti, cit.] • Fortissima passione per la moto, cominciata quasi per caso con una Guzzi California e proseguita con diversi esemplari di Honda Goldwing; ha svolto un ruolo «fondamentale» nella sua vita, visto che le decisioni importanti sono spesso state prese in tour gastronomici a bordo della motocicletta [Brunetti, cit.] • «Bisognerebbe dire ancora qualcosa sulla sua passione per l’America […] Di tutto il mito americano, Pellicioli tiene soprattutto alla cosiddetta “sincerità del Midwest”. E cioè: si deve ammettere che esistono pure i buoni e i cattivi e che ci sono persone che fanno cose al solo scopo di far del bene. Per esempio, creare valore nelle aziende e avere dalla propria parte “soprattutto gli azionisti di minoranza”». [Dell’Arti, cit.] • Dal 2001 vive in Francia. Ha una casa a Parigi e una vasta proprietà a Saint-Remy de Provence. 650 ettari di terreno, imperniati intorno a una ex-abbazia risalente al XIII secolo da lui interamente restaurata. Dal 2005 vi produce vino (tra le 30.000 e le 35.000 bottiglie l’anno) e olio. Nel 2019, al Concorso dei Vignerons Indépendants, la tenuta ha vinto alcune medaglie d’oro e d’argento [laversionedigunter.com] • Nel 2017 è stato insignito del titolo di Cavaliere della Legion d’Onore dall’ambasciatrice francese a Roma [Cds].
Amori «Moglie. Due mogli, veramente […] la seconda e attuale è Rosa Fachinetti. I due si conobbero e amarono che erano ancora in pieno primo matrimonio. Lo confessarono ai rispettivi coniugi, tragedie, eccetera. I rapporti con la prima moglie e con il primo marito sono naturalmente pessimi. Pellicioli dice di non sapere che cosa avrebbe fatto a parti invertite. «Certo, è dura, è veramente dura» [Dell’Arti, cit.] • Avventuroso nel lavoro, una roccia in famiglia. Moglie e figli sono in qualche modo artefici del suo successo? «È grazie a loro, soprattutto grazie a mia moglie, che ho una chiara graduatoria dei valori importanti della vita. E lavoro o successo non sono nei primi posti» [Cds] • Cinque figli, due dal primo matrimonio di Rosa, tre della seconda unione con Lorenzo: Filippo, Federica, Anna, Ludovica, Lorenza. Hanno tutti completato gli studi all’estero [Brunetti, cit.].
Titoli di coda Intelligenza, intuito, impegno, fortuna. Cos’ha pesato di più nella carriera? «Nell’ordine fortuna, curiosità, lavoro duro». [Cds]