30 luglio 2026
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Biografia di Geraldine Chaplin
Geraldine Chaplin, nata a Santa Monica (California) il 31 luglio 1944 (82 anni). Attrice • Ha recitato in oltre 150 film, in francese e in inglese. Alcuni dei titoli più famosi, in ordine cronologico: Luci della ribalta (di Charlie Chaplin, 1952), Rapina al sole (Jacques Deray, 1952), Il dottor Živago (di David Lean, 1965), Frappé alla menta (di Carlos Saura, 1967, che fu suo compagno e che la diresse in diversi altri film), La contessa di Hong Kong (di Charlie Chaplin, 1967), Nashville (di Robert Altman, 1975), Roseland (di James Ivory, 1977), Bolero (di Claude Lelouch, 1981), La vita è un romanzo (di Alain Resnais, 1983), Charlot (Chaplin) (di Richard Attenborough, 1992), L’età dell’innocenza (di Martin Scorsese, 1993), Jane Eyre (di Franco Zeffirelli, 1996), Madre Teresa (di Kevin Connor, 1997), Parla con lei (di Pedro Almodóvar, 2002), Melissa P. (di Luca Guadagnino, 2005), Boxes (di Jane Birkin, 2006), Parlami d’amore (di Silvio Muccino, 2008).
Titoli di testa «Giacca a vento gialla e scarpette comode, l’attrice è un essere buffo che ha il viso di suo padre, il corpo sottile, le ossa che spuntano un po’ dappertutto, gli occhi che frizzano e i capelli con le punte sembrano antenne, tipo Teletubbies. Ed è molto simpatica. Soprattutto quando parla del grande Chaplin, che in qualche modo sembra anche lei trattare come “il suo” Charlot. È evidente che adora alimentarne il mito, con immensa devozione» [Elena Martelli, venerdì 2014].
Vita Figlia di Charlie Chaplin (1889-1977) e Oona O’Neill (1925-1991). «Charlie Chaplin si sposò quattro volte ed ebbe undici figli: uno – che morì a tre giorni dalla nascita – dalla prima moglie, due dalla seconda e otto dalla quarta, Oona O’Neill, figlia del famoso drammaturgo Eugene […], ma a nessuno di loro nella sua autobiografia dedica una parola. Dei primi quattro l’autore ricorda giusto i nomi: Geraldine, Michael, Josie (Joséphine) e Vicky (Victoria). Degli altri neppure quelli» [da Maurizio Quilici, Grandi uomini, piccoli padri, Fazi] • «Eugene O’Neill, premio Nobel per la letteratura nel 1936 e tre volte vincitore del premio Pulitzer, pessimo padre pre lui. Bevitore smodato, manesco (almeno lo fu con la seconda delle tre mogli, Agnes Bulton, che picchiava di tanto in tanto e alla quale strappava i capelli), egocentrico ed egoista, per i figli mostrava una spiritosa, goliardica attenzione solo al momento della nascita. […] Disapprovò il matrimonio di Oona con Chaplin e dopo che lei ebbe fatto di testa sua non le rivolse più la parola per dieci anni, fino al giorno della sua morte» [ibid.] • «Mamma è meravigliosa, ma non riesco a parlare con lei. E con mio padre nemmeno. Vivono in un mondo tutto loro» [a Quilici, cit.] • «Sua mamma, aveva ancor più sense of humour del padre. “Lei aveva il potere di spegnere ogni tragedia con una risata. E questo è stato l’insegnamento più bello che mi ha dato. Ridere è sempre una buona cura. Mia madre e mio padre avevano un guru, quando vivevano in California, che curava con la risata. Diceva che è l’unico modo per non invecchiare. Non importa ciò di cui ridi, basta ridere, ma devi imparare a farlo, e poi ridere per mezz’ora al giorno. Questo per rimanere giovane”» [Martelli, cit.] • «Ho sempre saputo che lui [suo padre] era l’uomo più famoso o più amato al mondo. E credo che il momento scioccante sia arrivato quando avevo circa sei anni. Mio fratello ed io andammo fino al cancello, all’esterno della proprietà, e ci mettemmo a cantare: “Siamo i figli di Charlie Chaplin, siamo i figli di Charlie Chaplin”. Passò una signora e chiese: “E chi sarebbe?!”. Pensava che fossimo dei mocciosi insopportabili, sai. Così corremmo dentro, salimmo di corsa le scale e ci nascondemmo sotto il letto, perché pensavamo: “Forse non è vero, forse è tutta una bugia, forse Babbo Natale non esiste, forse non esiste nulla”» [Filmtalk, 2020] • «La prima memoria che ho di lui [suo padre] risale a quando avevo 8 anni. Lui arrivò mentre stavo dormendo e mi portò fuori a vedere la neve. Mi disse: “Guarda, c’è la neve”. Eravamo in California. Ricordo il silenzio della neve e il profumo di mio padre. Le sue braccia che poi mi rimisero a letto. Il giorno dopo, quando m’alzai, la neve non c’era più. Mi sono chiesta a lungo se era stato solo un sogno. Ma ancora ne sento l’odore» [a Martelli, cit.] • Del padre, l’altro figlio Michael scrisse: «Aveva difficoltà a manifestare le sue emozioni ai figli e credo che ciò lo imbarazzasse», e la figlia Jane scrisse nel libro 17 minutes avec mon père: «La mia vita con lui non è stata che silenzio» • «Quando Chaplin si chiudeva nello studio per lavorare, ai figli era vietato fare il minimo rumore. Dovevano camminare in punta di piedi e se qualcuno sgarrava erano guai: “Subiva severe punizioni, che coinvolgevano tutta la tribù”. Nella residenza svizzera di Chaplin, oltre a un amministratore e a una segretaria per il padrone di casa, erano a disposizione due camerieri, una cuoca, un maggiordomo, un aiutante di cucina, due bambinaie, due giardinieri e un autista» [Quilici, cit.] • Sei stata molto sola da piccola Geraldine? «Oh, no! Non si può essere soli quando si hanno sette fratelli e sorelle. I bambini hanno una vita molto felice in casa Chaplin: giocano, ridono, cantano, fanno sempre molto chiasso. E poi, succede sempre qualcosa: una discussione, una disputa, finché arrivano mia madre, che dà grande attenzione a tutti, e mio padre, che li ama moltissimo. I bambini non sono mai infelici, mai soli in casa Chaplin, una casa molto semplice mentre sei piccolo. È dopo che diventa più complicata e cominci a pensare a te stessa e a decidere di lasciare il nido». Ti hanno mandata a studiare in convento Geraldine?!? Strano che Charlie Chaplin mandi le sue figlie in convento. Di certo non si può dire che lui simpatizzi con la chiesa! Perché mai dovrebbe mandarti in un convento a studiare? «Per la disciplina. Mio padre è un fanatico della disciplina e lo sono anch’io. In questo ci assomigliamo molto. Oltretutto ero così selvaggia quando avevo dieci anni che non so cosa sarebbe successo se non mi avessero educata le suore. Le suore erano severe come mio padre, ma, allo stesso tempo erano così amabilmente docili che sono molto contenta di aver passato quegli anni con loro. E poi, le suore mi diedero qualcosa che mi mancava: la religione e… vedi: noi bambini Chaplin non siamo mai stati battezzati a nessuna religione. Questo è ciò che vuole e voleva mio padre; non l’abbiamo mai sentito parlare di Dio, mai sentito una preghiera e, bene, ora ti racconto una cosa molto sciocca e assurda. Il primo giorno di scuola tutte le ragazze stavano pregando in piedi. Io non sapevo niente della preghiera e pensai stessero recitando una lezione. Il secondo giorno si alzarono di nuovo e recitarono la stessa cosa, perciò pensai che fosse strano perché avevano già esposto la stessa lezione il giorno prima. Mi girai verso una delle ragazze e le chiesi: cosa state facendo? Stiamo pregando, rispose lei. Pregando? Pregando chi? Chiesi. Pregando Dio, disse. Che Dio? dissi. La ragazza mi guardò stupita e smise di parlare. Quindi, terminata la lezione, andai dalle suore e chiesi chi fosse Dio: era il preside dell’istituto? Le suore mi risposero di sì, che era anche il rettore della scuola. Allora chiesi se potevo incontrarlo e loro risposero che lui era molto buono e si stava prendendo cura di me, perciò, se avessi parlato con lui, mi avrebbe ascoltata e, bene, era come una favola, solamente molto più bella e io ci credevo… Se dovessi scegliere una religione, sceglierei il cattolicesimo. Infatti, prima o poi la sceglierò e mi farò battezzare» [a Oriana Fallaci, Limelighters 1964] • Debuttò sullo schermo a soli otto anni diretta dal padre in Luci della ribalta (Limelight) nel 1952. Nel settembre del 1952, si imbarcò a New York con la sua famiglia sulla Rms Queen Elizabeth per partecipare alla prima londinese del film, che è ambientato a Londra. Il giorno seguente, Charlie Chaplin apprese che gli sarebbe stato vietato l’ingresso negli Stati Uniti e che, prima di poter rientrare, avrebbe dovuto comparire davanti a una commissione d’inchiesta sull’immigrazione «per rispondere ad accuse di natura politica e di turpitudine morale», come scrisse lui stesso nella sua autobiografia del 1964. Perciò, la famiglia si trasferì da Los Angeles nella Svizzera francese, dove visse dal 1953 in poi, in una villa a Corsier-sur-Vevey, sulle colline prospicienti il lago di Ginevra (oggi è un museo, visitabile) • «Igor Stravinsky frequentava assiduamente casa nostra, così come il violoncellista Pau Casals. Gli attori, invece, meno. Mia madre amava conversare con il nostro vicino James Mason e commentare gli ultimi pettegolezzi con Truman Capote, erano molto legati» [a Mariam Schaghaghi, 2024 Neue Zürcher Zeitung] • «Non mi ha mai detto che c’eravamo trasferiti in Svizzera perché lui era stato esiliato da Hollywood nel periodo della caccia alle streghe. Un giorno, però, a scuola venni a sapere che mio padre era stato cacciato in quanto comunista. Avevo 14-15 anni ed ero in piena fase marxiana così urlai: Grande papà!» [a Flaminia Chizzola, 2014 Ciak] • Andò a Londra per studiare alla Royal Ballet School. «Il mio primo amore è stato la danza classica, ma lei mi ha abbandonata: nella mia testa ballavo benissimo, ma il corpo non seguiva le mie piroette mentali, così ho smesso e non ho più voluto vedere balletti. Come tutti gli amanti abbandonati odiavo l’oggetto del mio amore non corrisposto» [ibid.] • Poi andò a lavorare in un circo di Parigi, dove si esibiva come pagliaccio e lavava gli elefanti. «Dovevo guadagnarmi da vivere. […] Allora pensai che avrei potuto fare soldi con i film, e in effetti è stato così. Ho recitato con Belmondo nel mio primo film. Era un film terribile, si intitolava Par un beau matin d’été (Rapina al sole). A dirigerlo c’era Jacques Deray. All’epoca accettavo qualsiasi cosa mi capitasse» [a Hans W. Geißendörfer, 1971 Abendzeitung München] • Nel 1965, a 21 anni, fu la protagonista Tonya in Il dottor Živago, diretta da David Lean. Già allora, intervistata al festival di Cannes, diceva che essere una Chaplin «è un vantaggio enorme» • «Ho vent’anni e vent’anni potrebbero non essere molti, ma non sono nemmeno pochi: ci sono molte persone che già a vent’anni hanno fatto tantissime cose e io non ho fatto un bel niente a parte essere la figlia di Charlie Chaplin. Non è giusto, lo so, è semplicemente ridicolo. Infatti mio padre è arrabbiato, molto arrabbiato e ha ragione. Per esempio, pensa a ciò che accadde quando sono apparsa la prima volta in nel balletto Cenerentola. Avevo solo due particine di un minuto, o anche meno, ma il teatro era tutto pieno e I giornali erano pieni di fotografie. Tutti volevano intervistarmi e tutto era così sproporzionato e imbarazzante. Dio solo sa cosa avranno pensato le persone in sala. Capisci? Ogni volta che una ballerina faceva un solo, veniva scambiata per me e la gente applaudiva. Quando finalmente entrai io per fare le mie due o tre piroette e divenne chiaro che la piccola Chaplin avrebbe fatto solo questo, il loro disappunto mi colpi come una folata di vento. Mi pareva di sentirli mentre dicevano, tutto qui? Mi sentii mortificata, umiliata. Pensavo mi avessero presa perché ero brava e ora scoprivo che mi avevano presa con lo scopo di farsi pubblicità con il mio nome. […] È odioso pensare che se hai l’opportunità di fare qualcosa, è dovuto solamente al tuo nome. È odioso pensare che se sbagli verrai schiacciata dal peso della vergogna, a causa del tuo nome. A volte penso che sarebbe più facile avere un nome sconosciuto». E allora, perché non cambi nome Geraldine? Molte persone nella tua situazione l’hanno fatto e lo continuano a fare. Perché continui ad usarlo? «Perché ne sono fiera, ovviamente: molto fiera. Sono felice di essere la figlia di Charlie Chaplin e sarebbe inutile cambiare nome, è troppo tardi. Ora sanno già tutti chi sono e tutti mi riconoscono, anche perché assomiglio molto a mio padre e mia madre. Dalla fronte al naso ho il viso di mia madre e dal naso al mento quello di mio padre e non solo!» […] Non ti ha aiutata e non ti sta aiutando economicamente tuo padre? Dovevi davvero vivere con venti sterline a settimana e nient’altro quando facevi la ballerina? «Mio padre mi manteneva quando vivevo con i miei genitori a Londra e recentemente pagava l’affitto dell’appartamento dove vivo da quando mi sono trasferita a Parigi. Però mio padre pensa che una ragazza di vent’anni dovrebbe mantenersi da sé e io sono d’accordo. Ovviamente potrei sempre chiamare a casa dicendo che sono nei casini e chiedendo di mandarmi un assegno, ma non l’ho mai fatto e non ho intenzione di farlo». E cosa ti dice tuo padre riguardo alla tua carriera futura, Geraldine? Credo che nessuno possa consigliarti meglio di lui. «Mi dice…no, non dice niente. È vero che neanch’io gli chiedo niente. Non perché non siamo in buoni rapporti, come si dice in giro, al contrario; non appena posso vado sempre a casa, ma non parliamo mai della mia carriera. Lui non vuole interferire, così come io non voglio sapere cosa pensa del fatto che sto diventando un’attrice. Penso che lui mi stia aspettando al varco per potermi giudicare… certo, se fallirò, dovrò affrontarlo e dirgli con calma: “Papà, ho fallito”» [a Fallaci, 1964 cit.] • «Gli anni 70 sono stati il miglior momento della mia carriera. Con Saura ho scoperto la Spagna e i film politici. Fino ad allora ero solo quella de Il dottor Živago. Fu lui che a togliermi l’etichetta di Hollywood. Mi ha reso persino un simbolo erotico! Poi con Altman sono diventata una funny lady molto naïf. Mi è piaciuto fare cinema alternativo, stare con quelli che rompevano le regole. Ma anche con Zeffirelli, che era un fantastico cuoco e fuori dal set cucinava la pasta per tutti”» [a Martelli, cit.] • Perché fa l’attrice? «Perché sono una persona noiosa, apatica e del tutto priva di creatività. Non mi trovo affatto interessante. Ecco perché mi piace interpretare ciò che altri hanno ideato. Voglio essere uno strumento perfetto. Quando un regista dice: “Ora vai da qui a lì, prendi il bicchiere e devi avere un’espressione un po’ più triste”, allora sono felice» [a Geißendörfer, 1971 cit.].
Amori Ebbe una relazione durata 10 anni, senza mai sposarsi, con il regista spagnolo Carlos Saura (1932-2023), con cui ha avuto il suo primo figlio, Shane (nato nel 1974, oggi fa lo psicologo). Dopo la separazione, i due figli maggiori di lui continuarono a vivere per un po’ di tempo in casa di Geraldine (Saura ha avuto quattro mogli e sette figli in tutto) • Con l’attuale marito, il direttore della fotografia cileno Patricio Castilla, ha avuto una figlia, Oona (ha lo stesso nome della nonna), che ha 40 anni e fa a sua volta l’attrice • «Mia figlia è incinta, ha 36 anni e vive in una comunità in Brasile, è un’attivista contro la deforestazione, pianta patate, broccoli, è diventata una contadina per proteggere la terra. È vicina alle comunità indigene e si dà molto da fare. Ecco, a me piacciono i giovani come lei, che si rimboccano le maniche per cambiare le cose, anche se nella vita fanno tutt’altro. Lei è una grandissima attrice, come si vedrà in Avatar 3». Contenta di diventare nonna? «Tanto, ho appena cucito con le mie mani una coperta arancione, perché rosa è da femmine, blu è da maschi, quindi ho scelto arancione. Credo molto nelle energie dei giovani, della generazione di mia figlia e spero di quella di mio o mia nipote, mi auguro solo che per loro non sia troppo tardi» [a Claudia Catalli, 2023 L’Espresso].
Altro Vive a Corsier, nella Svizzera francese, a dieci minuti dalla villa dove abitò da bambina con tutta la famiglia. «Mi trovo molto a mio agio in Svizzera, anche se è un paese strano», ma «non ho radici, né una casa. Mi sento straniera e a casa allo stesso tempo ovunque nel mondo. Ho il passaporto britannico, eppure da nessuna parte come nel Regno Unito mi sento una forestiera» [a Schaghaghi, cit.] • Ha due nei simmetrici sotto le rime palpebrali inferiori, che la fanno somigliare «a un clown triste», disse [a Fallaci, cit.] • Credi nel soprannaturale? «Assolutamente sì: più invecchio, più ci credo. Esistono le cosiddette verità soggettive, situazioni in cui il confine tra ciò che è realmente accaduto e ciò che non lo è si fa labile. Meno nitidi sono i miei ricordi, più mi convinco che qualcosa non debba necessariamente esistere nella realtà per essere vero per me. Mentre corpo e mente vanno lentamente declinando, ha inizio un viaggio straordinario. Come quello di Alice nel Paese delle Meraviglie». E tu, personalmente, come vivi l’invecchiamento? Anche tu come una fiaba assurda? «Decisamente sì, perché ti ritrovi in un mondo completamente nuovo e sconosciuto. La memoria ci gioca brutti scherzi. Dico sempre che l’oblio è una terra senza mappa: ormai la mia immagine riflessa non corrisponde più alla persona che sono realmente. Uno sguardo al passaporto rivela la mia età, ma non chi sono». Non ti sei ancora rassegnata a invecchiare? «Odio invecchiare! Non è né dignitoso né divertente. Non si diventa nemmeno saggi in automatico! Al contrario, dimentichi tutto ciò che un tempo sapevi. Molti giovani possiedono più saggezza di certi anziani! Non c’è nulla di attraente nell’invecchiare. A meno che, ovviamente, non fingi che la mente ti stia abbandonando. O che tu non sia la principessa Margaret. O che semplicemente ti scordi di certe persone o di cose poco interessanti. Questo rende la vita più rilassata!». Ma a quanto pare non ti dispiace che il tuo viso – rughe comprese – venga ripreso in primi piani spietati. È perché vuoi dimostrare di non esserti mai sottoposta ad alcun intervento estetico? «Esatto. E sai perché? Il mio viso mi fa ottenere un sacco di ingaggi! Ormai è difficile trovare attrici che abbiano davvero l’aspetto di una donna anziana! Ma ti prometto una cosa: se il lavoro dovesse scarseggiare, finirei sotto i ferri in un baleno! Il giorno stesso! E allora mi farei rifare da capo a piedi: partirei dalle ginocchia per tirare tutto su fino alle orecchie. Potrei donare chilometri di pelle, se a qualcuno interessasse. Ma fino ad allora, devo vivere in questo corpo. Perché dovrei distruggere qualcosa che mi dà lavoro?» [a Schaghaghi, 2024 cit.] • In The Crown ha interpretato Wallis Simpson all’età di 70 anni, cioè quando «si era già sottoposta a diversi lifting. I truccatori hanno dovuto davvero fare i salti mortali per rendere il mio viso più levigato» […]. Hai una corporatura e un temperamento molto infantili. Sei così magra perché ci tieni molto alla tua salute? «Per niente. Non mi importa di badare alla salute. La mia dieta è pessima, ucciderebbe chiunque. A colazione mangio una tavoletta di cioccolato fondente e una di cioccolato bianco, e bevo un caffè decaffeinato. Mangio molta carne rossa, il che non è esattamente un’abitudine ecologica. Però, faccio lunghe passeggiate: dai 10 ai 14 chilometri ogni giorno. Ma non per la salute; semplicemente per piacere» [ibid.].
Titoli di coda Non hai mai pensato di usare un nome d’arte? «Oddio, no! Sarebbe stata una follia, una sciocchezza: come nascere con un bel viso e poi sfigurarselo con un coltello solo per ottenere ruoli da brutti. Il mio nome è stato una benedizione» [ibid.].