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 2026  agosto 12 Mercoledì calendario

Nel 2025 i procuratori hanno guadagnato 1170 milioni di commissioni

Più di un miliardo speso negli ultimi cinque anni, 249 milioni solo nel 2025. È questo il conto presentato da agenti e intermediari al calcio italiano per le commissioni, secondo un’evoluzione del ruolo che ha reso queste figure sempre più centrali e potenti in sede di calciomercato. Un fenomeno globale, l’anno scorso questa semplice voce ha generato un flusso di denaro da quasi un miliardo e duecento milioni in tutto il mondo. Si scrive «oneri accessori», si legge «commissioni», vengono pagate non solo quando avviene un trasferimento da un club all’altro. Ma anche (soprattutto) per accompagnare la firma di giocatori disponibili a parametro zero che finiscono per costare anche decine di milioni. E pure per dei rinnovi di contratto.
Una montagna di soldi, attorno ai quali si sta sviluppando un dibattito che per il momento non sembra in grado di poter cambiare la situazione. La quota destinata agli agenti e agli intermediari cresce anno dopo anno, proprio quando anche nel calcio ci si trova davanti a una crisi che imporrebbe invece di ridurre progressivamente le spese. I soldi stanno finendo, ce ne sono sempre meno. E sempre più spesso da parte di club e istituzioni si lamenta il fatto che queste centinaia di milioni siano spese a fondo perduto, uscendo dal sistema calcio. Sempre più potenti gli agenti, sempre più padroni del proprio destino i calciatori, con contratti che a ogni firma rivelano costi via via più ingombranti: ci sono gli ingaggi con una tassazione che vede i club italiani in posizione di svantaggio rispetto a quasi ogni altra lega, va sempre più di moda la voce del «bonus alla firma» per il calciatore anche se in Italia non agevola (come invece succede altrove) una fiscalità differente rispetto allo stipendio, c’è il «bonus fedeltà» per giocatori e agenti che lo ottengono se rimangono nello stesso club, poi quando la società spinge per una cessione si trova costretta ad agevolarla con pesanti buonuscite. E i conti non tornano più.
In alcuni casi, poi, sono giocatori e agenti a ritrovarsi schiacciati dalle proprie pretese. Basti pensare alla situazione legata a Vlahovic. Prima il tentativo di rinnovo con la vecchia Juve: trattativa saltata a maggio davanti a una richiesta da almeno 8-10 milioni di ingaggio, oltre a una quindicina di commissioni per l’entourage guidato da papà Milos. Il giro del mondo non ha trovato nessuno in grado di accontentarlo, con richieste rimodulate a seconda dall’offerente. Solo il Besiktas ha presentato una proposta concreta, da 10 più 10, alzando la pressione per una risposta in queste ore. Mentre dalla Saudi Pro League è arrivato un secco «no, grazie» da parte dell’Al-Ahli, il club più interessato, non di fronte a oltre 25 milioni di oneri accessori a cui aggiungere un ingaggio in linea con i guadagni del campionato, intorno ai 25 a stagione. Così, mentre la Juve rimane ferma sulla sua proposta (6 milioni di ingaggio, non più di 4-5 di costi fissi alla firma, basta «citofonare»), Vlahovic cerca ancora squadra, rivedendo le proprie pretese nei dialoghi con Barcellona e Atletico Madrid. Un caso, tra tanti, ma diverso in quanto, almeno finora, ha visto i club fare un passo indietro. Forse perché il serbo ha ora deciso di fare a meno di un super agente dopo gli anni con Ristic. I soldi stanno finendo, ma il mercato per agenti e intermediari non conosce crisi.