La Stampa, 8 agosto 2026
Bufera su Amanda "Stop allo spettacolo sul caso di Meredith"
La linea che delimita la decenza dalla libertà di espressioni talvolta è sottile, soprattutto se si tratta di un’opera teatrale presentata al Fringe Festival di Edimburgo, il più importante appuntamento mondiale delle performance alternative e delle stand up. Non nel caso di Cartwheel, il monologo comico scritto da Amanda Knox oggi 39enne e prodotto dal marito Christopher Robinson (con il quale, per inciso, ha due figli) e in cartellone da ieri per undici serate fino al 17 agosto. Biglietti esauriti, come era facile aspettarsi. Lo spettacolo si ispira alla vicenda giudiziaria nel quale la Knox fu condannata due volte e due volte assolta, in via definitiva in Cassazione nel 2015 con l’allora fidanzato Raffaele Sollecito per l’omicidio delle sua compagna di stanza Meredith Kercher nel 2007. Si è fatta comunque quattro anni di carcere. Cartwheel è la ruota ginnica che Amanda avrebbe fatto in questura dopo l’omicidio di Meredith, episodio che l’americana ha sempre negato. Una ruota come una capriola, per ribaltare la versione comune, per denunciare il suo processo e la violenza contro le donne, dove le vittime sarebbero entrambe (lei e Meredith, con il piccolo particolare che Meredith è morta).
La famiglia Kercher protesta. Si dice “allibita” per un’iniziativa definita “offensiva e deplorevole” e chiede l’intervento del premier laburista Andy Burnham («per non creare un precedente per show del genere, che normalizza e banalizza il tema della violenza sulle donne»).
I genitori di Meredith sono morti nel 2020, sono rimasti una sorella e due fratelli e chiedono che lo spettacolo venga annullato, forte anche di una petizione su Change.org che in poche ore ha raggiunto le ottomila firme. Stephanie Kercher, la sorella, in una intervista alla Bbc ha parole durissime contro Amanda: «Pensi alla nostra famiglia, provi a rovesciare la situazione: se fosse successo a sua sorella, perché so che anche lei ne ha una. Il dolore della nostra famiglia è immenso. Non posso spiegarvi quanto abbiamo sofferto e siamo ancora qui a parlarne dopo due decenni».
Di fronte alla richiesta di non andare in scena a Edimburgo, la Knox risponde: «Credo che a Meredith piacerebbe questo mio spettacolo comico. Lei era una ragazza intelligente e raffinata ma era anche divertente e giocherellona. Ascoltavamo musica insieme e uscivamo a ballare. Le piaceva divertirsi».
Il processo di Perugia, il caso mediatico perfetto. Due studentesse straniere, un anno di esperienza in Italia. Meredith l’inglese tranquilla e studiosa. La vittima perfetta. Amanda l’americana esuberante, bella e sfrontata, occhi di ghiaccio, l’identikit dell’assassina perfetta. Peccato che per le giustizia non lo è. Anche se per molti lei rimane l’assassina. Sarà per questo che dopo venti anni, non riesce a chiudersi alle spalle quella notte tra il 1 e il 2 novembre 2007. E continua a tornarci su. Fonte di ispirazione. O di ossessione. Sempre comunque fonte di proteste. Un podcast prodotto con il marito, l’autobiografia Free, My Search for Meaning, poi la serie tv di otto puntate prodotta insieme al marito e a Monica Lewinsky (la stagista di Clinton. Anche allora la famiglia Kercher ha protestato.
C’è poi il documentario Mouth of the Wolf (Bocca del Lupo) dedicato al suo ritorno in Italia dopo l’assoluzione, regista sempre il marito. Ad aprile era in programmazione in un cinema di Londra, la città di Meredith. Ma a poche ore dall’evento la proiezione è stata cancellata. «Il documentario non è in possesso dei requisiti dell’ente di classificazione dei film nel Regno Unito e pertanto non può essere proiettato al pubblico», diceva il messaggio inviato a chi aveva acquistato il biglietto. Anche allora la presenza di Amanda Knox a Londra aveva fatto infuriare i social, scatenati contro la biondina americana. Adesso è in Scozia. Cambia il luogo, ma le reazioni sono unanimi: non si può trasformare una tragedia in intrattenimento. —