Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  agosto 06 Giovedì calendario

SpaceX si è schiantata sulla Luna. Ha scavato un nuovo cratere di 27 metri


Un pezzo del razzo SpaceX Falcon 9 lungo 14 metri e pesante 4 tonnellate si è schiantato sul suolo lunare a una velocità di 8.700 chilometri orari. L’impatto, che ha scavato un nuovo cratere di 27 metri sulla superficie del nostro satellite naturale, riaccende il dibattito sul crescente inquinamento e sui rifiuti accumulati dall’uomo nello spazio. Si stima che siano circa 3 mila i manufatti lasciati sulla Luna.
L’ultimo è il componente in disuso – nello specifico il secondo stadio del vettore – che è rimasto intrappolato per anni all’interno di un’orbita instabile al termine di una precedente missione spaziale e che ieri è precipitato. «Il razzo ha svolto il suo compito poche ore dopo il lancio, nel gennaio 2025, dopodiché le batterie si sono esaurite. Da allora è rimasto un ammasso inerte», che roteava «semplicemente per effetto della gravità», ha affermato l’astrofisico Jonathan McDowell.
La traiettoria che ha condotto la struttura superiore del vettore all’impatto nei pressi del cratere Einstein sarebbe stata fuori controllo. Dopo il lancio della missione Blue Ghost, il secondo stadio avrebbe esaurito il carburante necessario per eseguire un’accensione controllata. Senza propellente, il relitto è rimasto alla deriva nelle profondità cosmiche.
L’azienda fondata da Elon Musk non parla di anomalia tecnica; spiega Julianna Scheiman, direttrice dei programmi Nasa Science e Dragon: «Generalmente, per questo tipo di missioni ad alta energia, SpaceX effettua una manovra per assicurarsi che il secondo stadio sia reso sicuro secondo le norme e i regolamenti opportuni. Lo abbiamo fatto, ma ciò che è accaduto è essenzialmente una combinazione dell’attività solare e delle forze gravitazionali che lo hanno gradualmente spinto verso la Luna».
L’episodio ha riaperto la discussione sulle normative che regolano la gestione dei “rifiuti” spaziali. L’astronomo Bill Gray, autore dei calcoli orbitali che avevano individuato la traiettoria di collisione del Falcon 9, ha espresso valutazioni sia sugli aspetti scientifici sia sui profili di gestione dei relitti: «Questo evento potrebbe essere di un certo interesse scientifico – sebbene probabilmente minore – e potremmo imparare alcune cose da esso. Non rappresenta alcun pericolo per nessuno, anche se evidenzia una certa leggerezza nel modo in cui vengono gestiti i detriti spaziali rimasti in orbita».
Tra i rottami giacenti sul suolo lunare figurano vecchi motori esausti, sonde, moduli da sbarco e apparecchiature scientifiche risalenti all’era del programma Apollo fino ai progetti aerospaziali più recenti. Gli astronomi ricordano però che il vero problema non sono i pezzi caduti sulla Luna, ma la spazzatura che continua ad accumularsi intorno alla Terra. La minaccia è grave: la saturazione dell’orbita terrestre rischia di rendere le manovre di accesso allo spazio sempre più complesse e rischiose nel giro di pochi anni, fino al punto di poter compromettere l’uscita dall’atmosfera terrestre. I dati elaborati dall’Agenzia spaziale europea tracciano un quadro impressionante della congestione orbitale: dei circa 27.500 oggetti intatti presenti nello spazio, oltre 16 mila sono satelliti ancora attivi; tuttavia, ben 11.400 sono rottami abbandonati.
Questa è l’epoca in cui Musk punta a colonizzare Marte, in concorrenza con Jeff Bezos che cerca di creare un’infrastruttura per spostare l’industria pesante nello spazio e conquistare l’orbita e la Luna: l’incremento del numero di lanci e l’immissione delle grandi costellazioni satellitari commerciali stanno moltiplicando ulteriormente la densità di oggetti in rotta attorno al nostro pianeta. Accanto ai satelliti in servizio, orbitano a 28 mila chilometri orari migliaia di componenti dismessi, parti superiori di vettori e frammenti derivanti da precedenti scontri. Senza regole internazionali chiare per far rientrare o distruggere i vecchi razzi in modo sicuro, aumenta il rischio che l’accumulo di detriti inneschi la “Sindrome di Kessler”, una reazione a catena di impatti capace di rendere inaccessibili ampie fasce orbitali. In pratica, un effetto domino di collisioni in grado di impedire l’accesso a intere zone dello spazio.
Mentre si prepara la rincorsa alla Luna con il programma Artemis – il nuovo grande progetto d’esplorazione guidato dalla Nasa – secondo gli scienziati per il settore spaziale è urgente imparare a pulire le proprie orbite per non compromettere i futuri viaggi degli astronauti. —