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 2026  agosto 05 Mercoledì calendario

Mps e Bpm più lontane. Ora Intesa può chiudere il risiko

D opo lo stop di venerdì scorso all’ipotesi di terzo polo Mps-Bpm la Borsa punta sempre più sull’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo. Ai prezzi di ieri di Intesa (più 1,4%) e di Mps (più 0,9%) il premio implicito dell’operazione proposta da Carlo Messina è salito all’1,5%, oltre mezzo miliardo di euro di valore. Di conseguenza si affievoliscono sempre più le possibilità di mettere in campo manovre alternative da parte del ceo di Mps Luigi Lovaglio. Un’opa su Banco Bpm, idea rilanciata dal Financial Times, sembra fuori discussione, visto che i francesi del Crédit Agricole hanno fatto sapere pubblicamente che non gradiscono quell’operazione e preferiscono una fusione con CA Italia. Mentre l’idea di mettere all’asta o di distribuire il 13,2% posseduto da Mps-Mediobanca, scaturita da Goldman Sachs, si è infranto sul no di Caltagirone, secondo azionista di Mps. In attesa di capire se Lovaglio o il governo tireranno fuori un coniglio dal cappello si è saputo che Giorgetti il 20 agosto ha accettato di incontrare le istituzioni della Toscana e di Siena per discutere del futuro di Mps e che Lovaglio ha risposto alla Consob spiegando i contorni del matrimonio ormai sfumato con Bpm. Oggi proprio la banca guidata da Giuseppe Castagna svelerà i conti del semestre mentre domani toccherà a Siena e venerdì Lovaglio parlerà al mercato in conference call. E dunque la possibilità che il risiko bancario italiano, iniziato circa due anni fa, sia alle battute finali, è sempre più concreta. Per analizzare la situazione si è mosso anche il governo, in particolare il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che ieri sera ha avuto un momento di confronto con i colleghi di Palazzo Chigi. Giorgetti è stato il principale sostenitore del via libera alla crescita dell’Agricole nel Banco Bpm nel corso del 2025, sostanzialmente per mettere i bastoni tra le ruote ad Andrea Orcel e all’Unicredit che avevano lanciato un’Ops sulla banca di Piazza Meda. E i francesi non si sono fatti desiderare, arrotondando la loro quota prima dal 9 al 15%, poi sopra il 20% e ora al 29,3%, mettendo una seria ipoteca sul controllo del gruppo. Anzi, si sono permessi di fare la voce grossa, dicendo apertis verbis che qualsiasi operazione che riguardi Banco Bpm ormai deve passare da loro, unici arbitri della situazione. Giorgetti dovrà quindi spiegare ai colleghi come intende ora limitare lo strapotere dell’Agricole nella terza banca italiana che rischia di diventare la quarta dopo l’operazione Intesa. Se il risiko finisse qui il risultato finale per il governo Meloni non sarebbe certo esaltante. La prima banca italiana, Intesa Sanpaolo, si rafforza ancor di più fino ai limiti antitrust, l’Unicredit è cresciuto in Germania e con la Commerzbank avrà il 65% delle sua attività fuori dall’Italia, il secondo polo italiano Bper-Mps sarà controllato dalle Coop rosse guidate da Carlo Cimbri che erano stati respinti due anni fa, mentre la quarta banca, Banco Bpm, è finita in mani francesi.