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 2026  agosto 05 Mercoledì calendario

Gli Avengers sudcoreani che, a colpi di schiaffi, rimettono in riga bulli e genitori che se la prendono con i professori

Tra le pagine del fumetto e nelle scene della popolare serie Netflix “Lezioni vere” sono una sorta di vendicatori: un gruppo di Avengers sudcoreani che, a colpi di schiaffi, rimettono in riga bulli e genitori che se la prendono con i professori. Un’idea che, violenza a parte, ha ispirato le autorità della provincia di Gyeonggi a creare una vera task force per difendere gli insegnanti. A differenza dei protagonisti della serie, però, i nuovi vendicatori useranno soltanto strumenti legali. Ben 1.800 persone si sono candidate per entrare nella task force, spingendo l’Ufficio provinciale dell’istruzione di Gyeonggi a raddoppiare i 50 posti inizialmente previsti. «È un segnale della crescente attenzione alla tutela degli insegnanti», ha spiegato un funzionario al Korea Times. Nella serie tv – su Netflix da giugno, dove ha ottenuto ascolti record entrando nella Top 10 globale – un ex ministro dell’Istruzione crea l’“Ufficio per la tutela dei diritti all’istruzione” dopo che la figlia, una docente, è stata uccisa da uno studente. A guidarlo è l’ex capitano delle forze speciali Na Hwa-jin insieme ad altri tre esperti, chiamati a riportare l’ordine nelle scuole, anche andando oltre i confini della legalità. Metodi che hanno suscitato forti critiche. Il fumetto originale che ha ispirato la serie tv, scritto da Chae Yong-taek, era già stato travolto dalle polemiche e rimosso da alcune piattaforme internazionali per contenuti giudicati razzisti e misogini. Anche la serie è stata accusata di legittimare la giustizia fai da te e le punizioni corporali. Il regista Hong Jong-chan ha replicato di aver attenuato molte delle scene più violente e di «aver voluto raccontare problemi del nostro tempo». Al di là delle polemiche, la serie intercetta un problema radicato nella società sudcoreana: classismo, pressione accademica, cyberbullismo e un rapporto sempre più conflittuale tra studenti, famiglie e insegnanti. Molti episodi si ispirano a fatti realmente accaduti, come quello di un docente di 23 anni che si è tolto la vita dopo essere stato bersagliato dagli insulti dei genitori dei suoi alunni. È proprio questo contesto ad aver spinto le autorità sudcoreane a intervenire. I candidati selezionati diventeranno “responsabili della tutela dei diritti degli insegnanti” e affiancheranno i docenti vittime di violazioni o di denunce infondate. Lavoreranno con avvocati, medici, supervisori scolastici e consulenti, offrendo assistenza legale e psicologica e seguendo i casi fino alla loro conclusione. C’è chi pensa che questi “vendicatori senza pugni” non riusciranno davvero a cambiare un sistema così radicato. Ma per le autorità locali è solo l’inizio: «Chi insegna non sarà più lasciato solo».