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 2026  agosto 05 Mercoledì calendario

Intervista a Matteo Renzi

È il detentore del record di specialità: «Nel centrosinistra ho fatto più primarie di tutti: quattro, a iniziare da quelle per il candidato sindaco a Firenze. Anzi cinque, se si conta il ballottaggio con Bersani per la segreteria del Pd», sorride Matteo Renzi. Ed è proprio nei panni dell’esperto che, a proposito della diatriba fra Conte e Schlein, l’ex premier e leader di Iv avverte: «Basta polemiche! Nessuno può permettersi di vannaccizzare la coalizione progressista».
Ce l’ha con Conte che propone di risolvere il nodo Ucraina nei gazebo e poi chi vince impone la linea politica agli alleati?
«Sottoscrivo le parole di Dario Franceschini a Repubblica. Prima ancora di discutere di Ucraina e di spese militari, su cui comunque servirebbe meno ideologia da parte di tutti, bisogna fare una riflessione: abbiamo una responsabilità storica. Se ci dividiamo consegniamo a Giorgia Meloni altri 5 anni di Palazzo Chigi e alla destra sovranista 7 anni di Quirinale. Sommati, equivalgono a dire: fine pena mai. Nessuno può consentire questo rischio».

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Come si fa però?
«Parlando di ceto medio, stipendi e sicurezza, non delle regole delle primarie. Se decidiamo che servono, che siano una festa di popolo e non un regolamento di conti. Al centro deve stare la vita degli italiani, non le ambizioni dei singoli leader. Nessuno può dividere un’alleanza che rebus sic stantibus vince le politiche».
Non sarà ottimista? L’alleanza progressista è ancora un cantiere.
«Il campo largo inteso come Pd, M5S e Avs non arriva al 40%. Quando si allarga a Casa riformista sull’esempio delle regionali supera il 42. Il centrodestra non ce la fa».
A meno che non imbarchi Futuro nazionale…
«Se lo fa Meloni perde la faccia, se non lo fa perde le elezioni. La conosco, rosica dentro, ma non porterà Vannacci in coalizione. Non può uccidere Lega e FI, non può andare in Europa con gli amici di Afd, non può farsi sottomettere per di più da destra. E poi c’è pure un elemento decisivo, di cui non parla nessuno: nella prossima legislatura l’Italia presiederà il semestre Ue».

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E questo che c’entra?
«C’entra eccome. L’ultima volta fu nel 2014, quando per intenderci ottenemmo 30 miliardi di flessibilità. Nella prossima, all’inizio del ‘28, a nuovo governo appena insediato, ci sarà da aprire le trattative per cambiare l’Europa su difesa, unione fiscale, agricoltura e semplificazione. Vannacci a Bruxelles è considerato come i neonazisti tedeschi».
Dove vuole arrivare?
«Siccome Vannacci toglierà voti al centrodestra, se noi corriamo insieme li battiamo: salviamo il Colle e gli equilibri Ue. Perciò dico: sediamoci subito al tavolo della coalizione con la consapevolezza che o si lavora sui problemi reali degli italiani o si regala il futuro dei nostri figli ai sovranisti».
Sta dando ragione a Schlein che chiede di definire prima il programma e poi fare le primarie?
«A me va bene tutto. È ovvio che se fai le primarie devi lasciare a chi le vince uno spazio di manovra, altrimenti diventano solo un concorso di bellezza. Ma non puoi nemmeno trasformarle in una rissa all’Ok Corral. Serve buonsenso. Chiudersi a conclave in una stanza e buttare la chiave finché non si decidono due cose: una cornice programmatica che vada bene a tutti e le modalità per scegliere il candidato premier».
È il buonsenso che l’ha spinta a siglare la pace con Conte per farsi accettare in coalizione?
«Il passato ci divide e io rivendico le mie posizioni. Non ho mandato io Salvini al Viminale. Ma ora è tempo di futuro. Ovunque nel mondo ci sono due sinistre e Ocasio-Cortes non è Obama, né Sanders copia Biden. Ma se vuoi battere Trump in America e Meloni in Italia devi trovare un compromesso. Ormai mi sono ritagliato i panni del vecchio saggio».
Perché sta invecchiando o perché teme di non tornare in Parlamento?
«Perché penso serva generosità, non egomania. Tanto è vero che se rientro in Parlamento lo farò coi miei voti, non con l’aiuto di 5Stelle o Avs. Ho già detto a Elly che non sarò nella lista del premio di maggioranza, pur avendone titolo come presidente di Iv. Quindi: in Parlamento non ci torno grazie a chi mi ha sempre combattuto. Ok? Generosità di tutti, io per primo. Ma fare il pompiere serve a richiamare gli aspiranti incendiari: qui se si brucia la casa, non si salva nessuno».
Cosa intende?
«Sto girando per feste dell’Unità e tutti mi chiedono di parlare di stipendi, bollette e caro-vita. Invece noi discutiamo di primarie. Perciò ora mettiamoci d’accordo sulle regole: primo turno, secondo turno, terzo turno, ballottaggio, tiro con l’arco, come vogliono. L’importante è che il centrosinistra su tre temi – salari, salute e sicurezza – sia credibile. Queste sono le cose su cui si fa la differenza e su cui Meloni ha oggettivamente fallito».
Ma per evitare la lotta fratricida Conte-Schlein non sarebbe meglio individuare un nome terzo?
«Io penso che entrambi abbiano tutto il diritto di candidarsi, però entrambi hanno anche un dovere: rendere questo dibattito serio, all’altezza della sfida che abbiamo davanti. Io ho massimo rispetto per le ambizioni dei singoli, ma mandare via Meloni, Salvini e Vannacci vale di più. È l’ora della responsabilità. Di mettere da parte le ripicche e occuparci, insieme, dei problemi degli italiani».