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 2026  agosto 05 Mercoledì calendario

Rai si replica per l’estate

Signori, si replica! «Doc. Nelle tue mani», «Il Commissario Rex», «Il giovane Montalbano», «Capri», persino Battiato… Ogni estate la tv generalista compie il suo piccolo miracolo: riesce a chiudere per ferie per tre mesi senza chiudere davvero. Gli studi restano aperti, i loghi sono al loro posto, i conduttori si alternano, ma l’impressione è quella di una città fantasma. È il momento in cui il telecomando si trasforma in una macchina del tempo: Bud Spencer distribuisce ancora ceffoni con la puntualità di un funzionario ministeriale, Mogol ricorda Lucio Battisti, mentre il «meglio» di «Porta a porta» certifica che, in Rai, il passato è una risorsa naturale inesauribile.
Le spiegazioni sono impeccabili. D’estate gli ascolti calano, gli investitori pubblicitari tirano il freno e nessuno ha voglia di sprecare produzioni costose. Questo vale per le tv commerciali ma non dovrebbe valere per la Rai, che è servizio pubblico.
Colpisce l’idea che Viale Mazzini ha del telespettatore rimasto a casa: una figura malinconica che trascorre l’estate tra il supermercato climatizzato e il divano, incapace di distinguere una replica da una prima visione. La Rai non prova a sedurlo: lo amministra. Il problema, allora, non è soltanto la pigrizia dei palinsesti, ma quella di un sistema che preferisce vivere di rendita piuttosto che rischiare un’idea. È una concezione che appartiene a un’altra epoca. Fa pensare ai bambini spediti dai nonni a correre tra le spighe, alla Bianchina caricata fino al tetto, alle passeggiate serali con l’anguria in mano, ai governi balneari: un’Italia che sopravvive solo in Rai Storia. Come se l’estate imponesse per legge il ritorno del bianco e nero, delle comiche e dei varietà d’archivio. Nel frattempo, il mondo cambia, le piattaforme rilasciano serie anche in estate, lo sport non conosce più stagioni e perfino la politica ha imparato a fare notizia sotto l’ombrellone. Poi arriva ottobre.
In Rai parlano di «ripartenza», di «nuova stagione», di «grandi novità». In realtà tornano gli stessi programmi dell’anno prima, appena riverniciati. Più che una nuova stagione, sarà la riapertura dopo una lunghissima licenza retribuita.